IO SONO SALOMÉ @ TEATRO ALLE COLONNE, MILANO


La compagnia ScheriANIMAndelli calca il palco del Teatro alle Colonne di Milano con una suggestiva riscrittura di un celebre episodio biblico. Io sono Salomè è una dichiarazione vivente e rappresentata dall'attrice e danzatrice Camilla Maffezzoli, che accoglie il pubblico immersa in un silenzio pungente. La luce disegna una maschera bianca sul suo viso, mentre inizia a gettare all'aria pezzi di carta, su cui forsennatamente afferma la propria esistenza. Si sviluppa così un vortice psichedelico, proiettato verso le inquietudini e la ricerca ansiosa di amore spirituale e sensualità.
La drammaturgia di Paolo Scheriani, qui anche regista ed interprete di Erode, colloca la vicenda in una dorata prigione contemporanea e realizza uno spazio popolato da due semplici poltroncine rosse, giocattoli e giacigli di tutti i personaggi. Nel turbinio di visioni e tormenti si muovono le nuove figure di Erodiade (Nicoletta Mandelli) e Jokanaan (Pierluigi Lima), entrambe concentrate in duetti aggressivi di fronte alla prorompente vitalità della protagonista, fino al crudele epilogo. Il kunzept di Scheriani sceglie saggiamente l'intreccio materiale delle arti. La danza è un racconto parallelo, che si articola sul corpo di Salomè. Il suo movimento volteggia immerso nel ritmo della colonna sonora. Dietro di lei la partitura dei disegni di Guido Crepax contrappunta le battute e le atmosfere, custodendo la storia in linee sinuose ed espressioni audaci e graffianti.
Tutto si svolge secondo una poetica unica, a cui obbediscono coerentemente tutti gli attori. Camilla Maffezzoli s'immedesima con convinzione e profondità, partendo dalla ricerca corporea per andare incontro alle oscurità dell'anima, sorretta in questo gioco dalla sicurezza di Paolo Scheriani, il quale porta in scena un sovrano eccentrico ed enigmatico. La moglie Erodiade sorveglia la scena come uno
puro spirito femminile, che rivela la sua essenza. Gli occhi del giovane Jokanaan osservano inflessibili fino al loro spegnimento. Il giovane Pierluigi Lima esprime in modo corretto la devozione del suo personaggio e si presenta con decisa curiosità agli occhi del pubblico. L'intera struttura verbale raggiunge la violenza letteraria tipica di un dramma tragico antico, arricchita contemporaneamente da un sapore moderno.
Spesso la vicenda si smarrisce in un clima parzialmente rarefatto, che nasconde il crescendo finale. I cambiamenti e gli impeti del momento culminante potrebbero rischiare di rendersi impercettibili e di produrre un eccesso quantitativo in disaccordo con la chiarezza del messaggio. Tuttavia il labor limae, già annunciato per le imminenti repliche, costituisce l'occasione di una maggiore precisione.
L'anima e i colori della tradizione incontrano un linguaggio nuovo e al tempo stesso sostenuto dagli autentici benefici della classicità. Una regia attenta è in grado di mostrarne la simbiosi e ottenere una forza attrattiva notevole. Il corpo si perde in un sogno di pericolosa libertà, nei meandri dello spirito, e si risveglia affannato, per dipingere l'intensa avventura di Salomè e la sua ricerca dell'eterno oggetto amoroso, spinta però ad un feroce estremo; lo spettacolo di questa compagnia ne rivela con onestà la sua natura autentica.

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