Dio (racconto breve di Davide Morelli)



C’era una volta un signore che si era dimenticato di Dio. Aveva una casa, una macchina, una moglie, dei figli, dei genitori anziani, una amante, un lavoro, degli amici. Non aveva fede. Detestava i luoghi di culto, anche se non aveva alcuna avversione per il sacro. Nel tempo libero costruiva modellini di velieri e scriveva racconti. Un tempo scriveva poesie. Qualche critico, dopo aver letto i suoi lavori, lo aveva rimproverato dicendogli che la prosa d’arte non esisteva più e che il linguaggio di un vero scrittore doveva subire contaminazioni e sporcarsi. Insomma doveva srilicizzarsi ma non ci riusciva. Forse il motivo era che non credeva in Dio. Lui neanche lo bestemmiava mai. Non lo menzionava mai. C’erano altri nel mondo che non ci credevano. C’erano altri che pensavano alla sua esistenza ma nel frattempo sospendevano il giudizio. Questo signore no. Se ne era dimenticato o forse sarebbe meglio dire che Dio non era più nei suoi pensieri da tanto tempo. Non ci pensava più neanche quando era tornato a casa dal lavoro e si metteva a mangiare. Non ci pensava più neanche la sera a letto prima di coricarsi. Non gli rivolgeva mai una preghiera. Ma in fondo questa non era l’atteggiamento esistenziale dell’uomo occidentale contemporaneo?
C’era una volta un signore che andava sempre in chiesa ma era un bigotto, un fariseo. In realtà trasgrediva molti comandamenti, anche se all’apparenza era un uomo di sani principi. Gli piaceva giudicare tutti e guardava tutti dall’alto in basso. Era una persona rispettabile e incuteva un certo timore reverenziale. Era anche amico del vescovo. Un suo precettore un tempo gli aveva insegnato che doveva fare quello che diceva il prete e non fare ciò che faceva il prete, ma lui se ne era sempre strafregato. Era molto benestante ed aveva mandato i suoi figli nelle scuole private gestite dai preti perché insegnassero loro dei valori. Dopo la maturità li avrebbe mandati tutti a studiare all’estero perché imparassero le lingue. Tradiva la moglie con numerose ballerine di nightclub club. Rubava nei modi più disparati ma sempre con classe. Non provava rimorsi. Ma in fondo questo non è il comportamento di molti uomini occidentali?
C’era una volta un signore che invece era stato dimenticato da Dio. Aveva avuto molte sventure. Era orfano. Era stato cresciuto in un orfanotrofio. Era vissuto per molto tempo sulla strada. Ci viveva ancora. Non aveva un lavoro, una casa, una famiglia. Aveva solo pochi amici con cui dormiva all’aperto. Viveva di espedienti. Nonostante tutto voleva mantenersi onesto e avere una dignità. Diceva che queste due cose nessuno avrebbe potuto portargliele via. Lui non conosceva Dio. Nessuno gliene aveva mai parlato in ore noiose di catechismo. Non lo aveva mai sentito nominare in chiesa. Non era perciò credente. Ma in fondo questa non è la condizione reale di sempre più uomini nel mondo?
C’era un signore che aveva avuto un segno divino ma continuava a vivere come se niente fosse. Aveva udito un suono profumato e aveva visto un profumo colorato. Erano sinestesie divine, ma rimandava il pentimento dei suoi peccati a data da destinarsi. Il suo tempo stava scadendo.
C’era in fondo un signore ateo dichiarato che viveva senza infamia e senza lode e che nel suo intimo più profondo sperava nell’esistenza di Dio; sperava anche in cuor suo in un grande finale ad effetto, in un grande colpo a sorpresa del creatore. Non era forse in fin dei conti un uomo un poco decente?

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