Il Mistero della Flagellazione di Cristo di Piero Della Francesca

di Raoul Bianchini
La flagellazione di Cristo di Piero della Francesa è un mistero ancora oggi e si rivela più affascinante e avvincente dei romanzi. Molto più ¹ che i voli 
pindarici della letteratura.Piero della Francesca, Urbino, Galleria Nazionale delle Marche" alla Codice Da Vinci quella storia che insegue misteri e complotti attraverso l'interpretazione forzata di alcuni dipinti sacri - gli avvenimenti reali  possono riservare autentici colpi di scena. La storia della Flagellazione di Cristo, capolavoro pittorico realizzato da Piero della Francesca tra il  1455 e il 1460 (tempera su tavola, cm 59 X 81,5) e conservato oggi nella Galleria Nazionale delle Marche di Urbino nasconde, ad esempio, significati simbolici e riferimenti storici di assoluto rilievo. Un'opera mirabile per bellezza e armonia, quella dell'artista di Borgo Sansepolcro, unica nel suo  genere, che si trasforma in una sorta di porta spazio-temporale verso gli avvenimenti drammatici occorsi nella città di Urbino, intorno alle metà del XV  secolo. 
Storie di rivalità , odi covati nell'oscurità , giochi di potere. Storie  di omicidi politici. «La Flagellazione è un'opera grande ed enigmatica che si è finora ostinatamente sottratta a tutti gli sforzi di interpretarla in maniera convincente.
Il vero problema di quest'opera risiede nel rapporto iconografico tra la flagellazione di Cristo
raffigurata sullo sfondo, nella parte sinistra del dipinto, e i tre uomini (abbigliati in vesti contemporanee a quelle dell'autore) in primo piano, sulla  destra.
Non esistono esempi analoghi a questa composizione: la  Flagellazione è stata letta come rappresentazione votiva, come opera di  propaganda e di appello a una crociata contro i turchi, come monito religioso  all'unità dei cristiani e, infine come documento di auto-legittimazione dinastica da parte dei Montefeltro. 
Eppure, come io stesso ho tenuto più volte a sottolineare che questa da tavola di legno di 67,5 per 91 centimetri - tra le poche ad essere inequivocabilmente firmate dall'artista ("Opus Petri Deburgo Sci. Sepulcri") e la cui realizzazione si ritiene compresa tra il 1444 e il 1478 - emerge un racconto appassionante di un evento storico fondamentale nello scenario politico rinascimentale: la presa del potere a Urbino da parte di Federico da Montefeltro, personaggio celebre, scaltro statista, raffinato mecenate ma, a quanto pare, anche astuto regista di omicidi politici. L'identità delle tre figure in primo piano sono ¨ la chiave di interpretazione del dipinto: ad esse viene assegnato un ruolo, a seconda del contesto storico in cui il dipinto viene collocato. Di conseguenza, l'uomo con la barba e il cappello nero sulla sinistra può essere un ambasciatore greco, un cardinale, un profeta, un uomo di stato o addirittura il duca di Urbino. 
L'elegante personaggio sulla destra, vestito di un abito di broccato, puòn essere a sua volta duca o capitano di ventura. Infine, il personaggio centrale, un giovane scalzo e dalla folta capigliatura a riccioli biondi: angelo, figura allegorica, un figlio illegittimo di Federico di Montefeltro o, come si vedrà nell'analisi che segue, il nobile Oddantonio da Montefeltro, primo duca di Urbino. 
Attorno all'identificazione di quest'ultimo personaggio ruota tutto l'impianto accusatorio nei confronti di Federico da Montefeltro. Un indizio 
importante su questa identificazione viene da una miniatura realizzata intorno al 1580 per la collezione di ritratti dell'arciduca Ferdinando del Tirolo nel castello di Ambras: il quadretto porta una didascalia che recita "Otto Antonius Urbini Dux I". 
In esso, la somiglianza tra l'Oddantonio di Ambras (oggi al Kunsthistoriches Museum di Vienna) e il giovane nel dipinto di Piero della 
Francesca è¨ evidente. Di Oddantonio si sono conservati tre ritratti: una pittura ad olio custodita nella Biblioteca di Urbania, un'incisione su rame, e infine un ritratto dipinto da Camilla Guerrieri nel 1858 circa, oggi "sepolto" nei magazzini dei Musei Civici di Pesaro.I misteriosi tre uomini in primo piano (al centro, Oddantonio?) Oddantonio di Montelfetro nacque il 18 gennaio 1427, dal conte Guidantonio e Caterina Colonna: il padre si assicura da subito che al figlio andasse per successione la carica di vicario apostolico di Urbino e dei domini circostanti. Carica che ad Oddantonio fu ufficializzata il 17 febbraio 1443, con una bolla papale firmata da Papa Eugenio IV. 
Due giorni dopo, Guidantonio riunirà i propri dignitari, cinquanta, e il figlio Oddantonio, in pèarte darà a quest'ultimo la benedizione paterna e, poco dopo, morto . Dal testamento Oddantonio risulta l' erede universale di tutte le terre.Lo stesso giorno della sepoltura di Guidantonio, Oddantonio prese il potere: tutte le signorie e i comuni confinanti ne ebbero notizia, e altrettanto rapidamente il papa conferirà al giovane sedicenne il titolo di duca. Il ducato di Urbino era fondamentale per le strategie politiche e militari pontificie, e l'ultima tentazione in cui papa Eugenio IV avrebbe potuto indulgere era la perdita di tempo nel rendere saldo e fuori di ogni discussione il potere nella fida città marchigiana. L'assassinio di Oddantonio si è certi sia il Cristo flagellato mentre Pilato assiste alla flagellazione di Gesù . La perfidia e spietatezza di Pilato negli anni a venire convinse Roma ad affidare a quest'uomo compiti governativi nelle provincie più difficili, come il Ponto e la Giudea.
Questa leggenda avrebbe dovuto evocare - nel dipinto di Piero della Francesca - la carriera ambiziosa e spietata di Federico da Montefeltro. 
Proprio come quel Pilato, Federico era passato in secondo piano alla 
 nascita di Oddantonio. E proprio come il Pilato della leggenda, Federico aveva trascorso un 
periodo come ostaggio in una città straniera: dalla primavera del 1433 
all'autunno del 1434, a Venezia, "ospite" della Serenissima. Un osservatore
mediamente istruito del XV secolo non poteva che guardare alla Flagellazione e 
afferrare immediatamente il messaggio in codice ivi contenuto. . Piero della Francesca, dunque, senza dubbio 
conosceva la Legenda, anche perchè tale racconto ispira il suo capolavoro 
assoluto: le Storie della Croce, nel coro di San Francesco ad Arezzo.
L'incredibile intuizione di Piero della Francesca ovvero quella di avvicinare, nel dipinto, due epoche e due mondi differenti, quello a lui contemporaneo e quello del Nuovo Testamento, per evocare un unico messaggio. 
E per rimarcare che si tratta di due mondi diversi - un evento avvenuto nel passato remoto ma assurto a momento "eterno", e cioè¨ la Flagellazione del Cristo, e un fatto di cronaca nera e politica contemporanea - il geniale pittore ricorre a due usi differenti della luce: la scena della Flagellazione ¨ infatti illuminata da destra, mentre i tre uomini in primo piano sono illuminati da sinistra. 
Il soffitto a cassettoni sopra il Cristo flagellato riceve un'illuminazione supplementare innaturale, quindi si suppone di natura "divina". La luce "eterna" del santuario sullo sfondo contrasterebbe quindi con la luce naturale e terrena dello scenario esterno. Quanto alle analogie tra i due "mondi" presenti nel dipinto, si possono riscontrare delle simmetrie formali: l'uomo con il turbante (di schiena) nella scena della flagellazione sembra accennare, con la mano sinistra, lo stesso gesto della figura in primo piano a sinistra; la postura delle gambe di Gesù Cristo sullo sfondo, inoltre, è¨ assolutamente analoga a quella di  Oddantonio in primo piano, con il piede sinistro più¹ avanzato rispetto a quello destro. La distanza che divide le due figure - Cristo e Oddantonio - dalla colonna centrale che fa da confine ai due "mondi" del dipinto è¨ la stessa.
Federico come Giuda, un'altra ipotesi interpretativa sicuramente suggestiva ,¨ quella relativa al personaggio in primo piano sulla sinistra, l'uomo con la barba: ciò ha fatto pensare il mondo accademico a Giuda Iscariota (per me opinabile)... il mistero è aperto e forse un giorno si svelerà nella sua interezza.
Un giorno speciale
21/07/16
Raoul Bianchini

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