La strage degli agnelli: Riflettere prima di mangiare agnelli e capretti.


Spettabile redazione, vorrei offrire alcuni spunti di riflessione ai lettori relativamente alla tradizione gastronomica pasquale di mangiare agnelli e capretti. Sono cuccioli di 30-40 giorni, nati a seguito di una fecondazione regolata in modo da poterli macellare quando pesano 8-12 chili, proprio in occasione della Pasqua: un ciclo di vita artificiale a esclusivo uso e consumo dell’uomo, una vera e propria programmazione sistematica a morire. L’incremento di richiesta e consumo nei giorni pasquali crea un sovraccarico di lavoro nei macelli, mettendo gli addetti ai lavori in condizioni di non rispettare sempre la normativa vigente sulla macellazione. Ai macelli  a norma di legge si aggiungono quelli clandestini e caserecci di cui si sa poco o nulla.
E' una vera e propria strage degli innocenti perché i numeri che ci presentano le statistiche sono davvero drammatici anche se molto lentamente qualcosa sta cambiando, merito della sensibilità di sempre più consumatori nei confronti della vita animale a anche delle campagne mediatiche che le associazioni animaliste e antispeciste fanno, non solo nel periodo pasquale. E’ un appello che vale per tutti gli animali e per tutto l’anno ma in questo periodo ci si concentra su agnelli e capretti perché
sono tristemente protagonisti. Certamente è importante non acquistare carne di agnello e capretto ma non basta: sarebbe un gesto coerente non mangiarla se ci si trovasse seduti a un tavolo in cui quella carne fosse servita. Mangiarla a Pasqua, facendo una sorta di eccezione, essendo “soltanto” una volta all’anno, in realtà si rientra nella regola perché quella carne si mangia regolarmente proprio a Pasqua. E’ importante spiegare con coraggio ed educazione il motivo del dissenso: rifiutare un cibo a priori per validi motivi etici è una scelta di coerenza, non un gesto di ingratitudine e di maleducazione verso chi lo offre.
L’uccisione dell’agnello a Pasqua non ha alcun fondamento nella tradizione cristiana ma ha radici nel Vecchio Testamento e non è necessario uccidere, acquistare o mangiare un agnello per sentirsi più cristiani. L’uccisione di quei cuccioli è un rito cruento, in forte contraddizione col concetto di Resurrezione: serve soltanto a soddisfare gli interessi dell'industria zootecnica e alimentare.
Gli agnelli e i capretti che ci ispirano tenerezza vengono strappati alle  madri e, se non sono macellati localmente, sono costretti a lunghi ed estenuanti viaggi, stipati su camion, in condizioni di orribile sofferenza per arrivare al macello in cui vengono immobilizzati, storditi con elettronarcosi (che non sempre fa effetto, quindi possono essere ancora coscienti in punto di morte), appesi a un gancio e lasciati dissanguare. Prima di essere uccisi sentono l’odore del sangue e i belati angoscianti dei loro compagni: tutto ciò solo perché a molti piace mangiarli. In questa strage spesso taciuta dai mezzi di comunicazione, il consumatore non ha la percezione di quanto orrore sta dietro alla confezione di braciole o costolette di agnello o capretto con cui si “festeggia” la Pasqua.
Prima di mangiare agnelli e capretti a Pasqua, invito alla visione di questo breve video http://salvaunagnello.com/la-campagna/ accompagnato da sintetici giudizi di un professore di filosofia e scienze animali, un sociologo, un veterinario etologo, quindi non i “soliti animalisti” spesso accusati di estremismo, integralismo, fondamentalismo e ogni sorta di “ismo” denigratorio. Le parole autorevoli di questi studiosi sono un prezioso aiuto a farci riflettere sui folli principi ispiratori di certe scelte alimentari.
Invito tutti ad aderire alla campagna “Salva un agnello” http://salvaunagnello.com/#
Paola Re
Tortona (AL) 

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