POESIA DEL '200, DANTE ALIGHIERI, di Silvia De Angelis

Dante Alighieri, nasce a Firenze tra il 21 maggio e il 21 giugno del 1265 da una famiglia della piccola nobiltà. Le sua vita è strettamente legata alle vicende politiche della città in cui vive che, al momento della sua nascita, era in procinto di divenire la più potente tra le città dell’Italia centrale. Stando alle notizie contenute nella Vita Nova, il prosimetro autobiografico composto tra il 1292 e il 1293, Dante conobbe Beatrice nel 1274 all’età di nove anni, salvo poi rincontrarla solo nove anni dopo e perderla per sempre nel 1290. La Vita Nova, oltre a dare testimonianza della vicinanza alla poetica dello stilnovo, fornisce indicazioni importanti circa l’influenza della filosofia aristotelica e tomistica della sua formazione.
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Sin dal 1293 la sua vicinanza alla corrente dei guelfi bianchi comporta non pochi problemi: si trova infatti a difendere Firenze dalle ingerenze di Bonifacio VIII procurandosi, nel 1300, di essere convocato davanti a papa Caetani per rispondere dell’accusa di corruzione proprio quando a Firenze, con un abile colpo di mano, andavano al potere i guelfi neri. Condannato alla confisca dei beni, al rogo degli immobili e a morte qualora fosse rientrato su suolo fiorentino, Dante si trova all’improvviso a vivere la condizione di esule. Seguono lunghissimi anni di peregrinazioni, di speranze e di vette artistiche che lo conducono a Forlì, Bologna, Padova, nella Trevigiana, nella Lunigiana, nel Casentino, a Lucca, Parigi, Verona e, infine, a Ravenna, dove morì per malaria nel 1321.
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La prima opera di Dante sono le Rime, una raccolta di poesie giovanili che testimoniano la vicinanza alla poetica stilnovistica e alle istanze cortesi, cui fanno seguito la già citata Vita Nova, il Convivio, un’opera in volgare rimasta incompleta il cui scopo era trattare i grandi temi della filosofia (cosmologia, metafisica, politica…), il De vulgari eloquentia, un trattato linguistico atto a individuare, nel particolarismo linguistico italiano, un volgare da eleggere a lingua poetica, il De monarchia, sulle prerogative del potere secolare della papa e di quello imperiale, e, naturalmente, la Divina Commedia, capolavoro poetico che consacrerà l’autore a imperitura memoria. Tra le opere minori possiamo ricordare le tredici Epistole, importanti per ricostruire gli anni dell’esilio, le Egloghe e la Quaestio de aqua et terra.
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DALLE RIME
La ballata che segue è un appello d’amore dai toni molto concreti. Innamorato di Violetta, che gli è apparsa come trasfigurata dall’amore, il poeta la supplica di soccorrerlo, amandolo a sua volta. La semplice richiesta è preceduta da una breve descrizione degli effetti terribili che l’amore ha avuto sulla sua mente.( ballata per musica)
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DEH VIOLETTA CHE IN OMBRA D’AMORE
Deh, Violetta, che in ombra d’Amore
negli occhi miei sì subito apparisti,
aggi pietà del cor che tu feristi,
che spera in te e disiando more.
Tu, Violetta, in forma più che umana,
foco mettesti dentro in la mia mente
col tuo piacer ch’io vidi;
poi con atto di spirito cocente
creasti speme, che in parte mi sana
là dove tu mi ridi.
Deh non guardare perché a lei mi fidi,
ma drizza gli occhi al gran disio che m’arde,
ché mille donne già per essere tarde
sentiron pena de l’altrui dolore.

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