Manifestazione e preparazione, di Agostino Pietrasanta

Manifestazione e preparazione
Domenicale Agostino Pietrasanta https://appuntialessandrini.wordpress.com

Alessandria: Già si sa e spesso, a torto o ragione si ripete: a ogni inizio di attività scolastica, a settembre e ottobre si trova  buon motivo per evitare una mattinata di lezioni. E l’inizio dell’anno in corso non ha fatto e non fa eccezione. Tuttavia c’è qualcosa di nuovo; lo si avverte anche solo a pelle, anche solo a osservazione diretta dei cortei e delle manifestazioni che si sono svolte. 
Solo chi non vuol vedere, o non ha buona memoria, non sa che negli anni passati, spesso o quasi sempre, le sfilate degli studenti erano ridotte a poche decine di persone, la maggioranza “silenziosa” affollava i bar o le più frequentate contrade della città. Quest’anno abbiamo osservato con curiosità e interesse una frequenza numerosa e compatta; una folla che, almeno in parte, si dimostrava consapevole. Era ora!

L’allarme lanciato da Greta e in verità da tanti altri, non sembra più cadere nel vuoto e non è più tollerabile che si faccia della strampalata ironia sul fatto che senza progresso non ci sarebbero stati neppure i mezzi per lanciare messaggi di attenzione e di “pericoli” prossimi venturi; si tratta di un ironia che fa il paio con la banalizzazione dei processi umani con la speciosa opinione di chi vorrebbe ancora esaltare i bei mitici tempi del “buon selvaggio.
Non basta. Alcuni soloni vanno blaterando che, con le proteste, i giovani non sanno aggiungere alcuna soluzione positiva. La prima obiezione che si potrebbe opporre sta nella semplice constatazione che le soluzioni spettano alla politica, ma qui i ragionamenti si complicano. Per varie ragioni.
Vediamone almeno un assaggio. Intanto ci sono comportamenti che potrebbero aiutare: non buttare cartacce per la strade potrebbe essere un buon inizio; non lanciare plastica nei luoghi più diversi potrebbe aggiungere un tassello; fumare di meno o addirittura non fumare e soprattutto non lasciare mozziconi ad ogni passaggio sarebbe un segnale di senso civico. Molte cose servono per non inquinare un già malandato pianeta; e per certe “finezze” di comportamento la formazione e l’educazione in famiglia, anche per non caricare sempre la scuola, farebbe comodo prezioso.

Sappiamo però che ci sono cose ben più serie, sappiamo che c’è stato e che c’è tuttora in corso uno sviluppo squilibrato e un uso degli strumenti produttivi che rende improcrastinabile un intervento, prima che, persino da noi, non ci crollino addosso e sulle città i ghiacciai delle Alpi. Non entro nel merito tecnico che non mi compete e non posso trattare con la dovuta competenza, ma quì la scuola può e deve essere coinvolta. Nulla nasce come “Minerva armata dal capo di Giove”. C’è una storia e la storia, si sa, è la bussola della politica, ma purtroppo nella scuola, troppo spesso la disciplina viene trattata a blocchi di informazione scollegata da ogni ragionamento critico. Ora mi pare di poter dire che se si affrontassero gli eventi della “Rivoluzione industriale” nel contesto e nei collegamenti con le svolte culturali e politiche dell’età contemporanea, gli studenti sarebbero posti nelle condizioni di capire le ragioni di parecchi squilibri di crescita sia all’interno dei Paesi industrializzati, sia nei rapporti coi Paesi in “via di sviluppo”. Resta inteso che per questo sarebbe necessaria anche la geografia, ma come esigente disciplina autonoma, trattata sia dal punto di vista fisico che da quello politico e “socio/umano”. E invece si fa un pastrocchio chiamato “geostoria”: “nomina sunt consequentia nullius”. Forse il ministro anziché dare consigli ai dirigenti scolastici su come comportarsi circa le giustificazioni delle assenze, dovrebbe pensare a qualche correttivo ai programmi ministeriali: E i dirigenti scolastici, o i docenti più “impegnati” invece di chiamare diversi luminari a tener discorso nelle classi riunite in aula magna, spesso nella più totale indifferenza degli alunni, potrebbero pensare a una formazione disciplinare che compete al sistema scolastico.

In fondo, almeno spesso, si dimentica che dalla preparazione e non dalle mode del didatticismo imperante, si formano i comportamenti virtuosi.

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