mercoledì 9 agosto 2017

Libia: “Scarso coordinamento e regole d’ingaggio dubbie dietro l’incidente”

Le forze speciali di Tripoli: manca comunicazione
ANSA
da: http://www.lastampa.it/ Pubblicato il 09/08/2017
FRANCESCO SEMPRINI
NEW YORK
«Nessun contatto con natanti di Organizzazioni non governative, nessuno sparo rivolto a imbarcazioni di qualsivoglia genere». Da Tripoli arriva una smentita sul coinvolgimento di unità provenienti dal porto della capitale libica in merito all’incidente avvenuto in mare lunedì mattina, quando un’imbarcazione della Ong Proactiva, mentre si trovava a 12 miglia dalla costa, veniva avvicinata da una vedetta libica che dopo avere intimato di allontanarsi e non farsi più vedere perché «collusa coi trafficanti», ha esploso una o più raffiche di colpi a scopo intimidatorio. «Non si tratta di nessuna delle nostre unità», spiega a «La Stampa» uno degli ufficiali delle Forze speciali di sicurezza marittima del porto di Tripoli, raggiunto telefonicamente. «Nessuna delle nostre unità esce in navigazione da circa 48 ore, non abbiamo avuto segnalazioni precise né sulla presenza di gommoni o barconi gestiti dai trafficanti né di natanti di Ong a ridosso delle nostre acque territoriali».  


Le forze speciali controllano la sicurezza del porto di Tripoli e le acque circostanti dal 2011 e dipendono direttamente dal ministero degli Interni libico, dicastero guidato da Aref Koja. Il comando delle unità è nelle mani Taha El Musrati, un ufficiale di grande esperienza e un veterano delle recenti guerre libiche compresa «Bunyan Marsus» la campagna di Sirte contro l’Isis. Tutti gli uomini della Forza sono persone di alto profilo ed esperienza: «Incidenti di questo genere non accadono, non ci appartengono», spiegano in riferimento alla raffica di fuoco rivolta alla Ong. «Noi abbiamo delle regole di ingaggio molto chiare, facciamo fuoco solo se aggrediti. Ci sparate? Noi rispondiamo. Provate a speronarci? Noi spariamo. Provate a forzare il blocco nonostante gli altolà? Allora spariamo. Ma raffiche di avvertimento dopo che il “warning” è stato recepito non appartengono alle nostre procedure». Quello che l’ufficiale delle forze di sicurezza del porto di Tripoli sostiene potrebbe non valere per la Guardia costiera della capitale libica, dal momento che si tratta di formazione diversa perché fa capo alla Difesa e ha una flotta distinta. «Tuttavia possiamo dire che anche loro sino a qualche giorno fa erano impossibilitati a mettersi in navigazione, hanno diversi problemi con le loro imbarcazioni, a meno che non abbiano reso operativa una di quelle che è stata recentemente fornita dall’Italia».  

Allora, vista la presenza di prove audio e video, ci si chiede: chi è il protagonista dell’episodio che ha coinvolto Open Arms? Secondo quanto riferiscono fonti libiche potrebbe essere stata un’unità della Guardia costiera libica ma appartenente a Zawia, la cittadina a Ovest di Tripoli che rappresenta uno snodo ad alta intensità del traffico di esseri umani. «Vista la posizione a cui è stato intercettato il natante della Ong, non escludiamo che possa essere qualcuno venuto da Zawia». È difficile tuttavia avere conferme perché il funzionamento delle attività di pattugliamento e intercettazione marittima è compartimentato, ovvero il tratto di costa di 150 miglia marine che va dal confine con la Tunisia a Garabulli, non lontano da Misurata, è diviso in quadranti per ognuno dei quali è competente una determinata unità della Guardia costiera o delle forze di sicurezza: «E sovente comunicazione e coordinamento fra queste unità mancano».  

Sulle regole di ingaggio tuttavia una certa uniformità ci dovrebbe essere, altrimenti quel tratto di Mediterraneo a ridosso della Libia rischia di trasformarsi in un far-west? «Se a bordo delle navi c’è personale esperto questo rischio non si corre, ma se ci sono novizi, magari appena usciti dai corsi di formazione, c’è il rischio di avere un debole per la mitragliata, o di farsi sopraffare da emozione e inesperienza».  

E sull’averne di esperienza, specie nel gestire situazioni di questo genere, si è fatta sentire persino una fonte vicina a Khalifa Haftar, a colloquio con la Cnn. Pur non commentando la vicenda specifica, la persona vicina all’uomo forte della Cirenaica ha assicurato che l’Esercito nazionale libico al comando del generale monitora da vicino la situazione nelle proprie acque e ha il potere necessario per reagire «a seconda della situazione».