mercoledì 12 luglio 2017

Quell’esercito di donne che lavora senza una retribuzione

LINDA LAURA SABBADINI*
Forse non ve ne siete accorti, ma numeri da capogiro sono stati diffusi dall’Istat e riguardano le donne, tutte le donne, non solo le casalinghe. 50 miliardi e 694 milioni di ore di lavoro di cura, per attività domestiche e volontariato sono prodotte dalle donne in un anno. Una quantità enorme e non retribuita. Un numero di ore addirittura maggiore delle ore di lavoro retribuito prodotto da uomini e donne insieme, pari a 41 miliardi 794 milioni secondo i conti nazionali.  
Questi numeri ci dicono una cosa chiara, le donne reggono questo Paese. Come farebbe il nostro sistema sociale a sopravvivere senza questo enorme contributo delle donne alla vita di tutti? Come farebbero i maschi adulti a reggere le loro vite se non ci fosse questa grande quantità di lavoro che non è solo domestico ma anche di supporto emotivo? E i bambini e i disabili? Il lavoro familiare e di cura è spesso svalorizzato e marginalizzato. E’ fatto di impegno emotivo, di scambio d’amore e solidarietà, di apporto educativo, di trasmissione di valori morali, di sostegno a tutto campo.
E’ un lavoro impegnativo e ha una grande qualità etica e relazionale. Richiede saggezza, capacità di tessere relazioni, adattabilità, flessibilità, capacità di cambiare ruoli, abilità nell’interconnettersi. E tutte queste caratteristiche non sono forse quelle più richieste dalla new economy? Non si richiede adattabilità, non verticismo, management collaborativo, modello reticolare? Da una parte il mercato del lavoro ricerca queste competenze, dall’altra non è in grado di utilizzare a pieno chi le possiede, cioè le donne.  
Non stiamo parlando di semplice lavoro familiare non qualificato, ma di un lavoro di qualità che tutti dovrebbero svolgere, gli uomini in primis e ne apprezzerebbero la bellezza e la ricchezza. Se tutti ci mettessimo nell’ottica di farlo, diventeremmo più equilibrati e ne ricaveremmo una redistribuzione della cura che potrebbe accompagnarsi ad una redistribuzione del lavoro. Tutti dovremmo immaginare e ricercare una diversa organizzazione del lavoro retribuito e non, per una vita migliore nostra e di coloro che ci circondano sarebbe un grande risultato contro una ingiustizia palese ai danni delle donne. Il lavoro di riproduzione sociale non pagato è essenziale per la sostenibilità sociale ed economica del Paese. Lo Stato non può rimanere inerte di fronte a questa situazione, deve ridare centralità alla cura.  
Le donne sono forti, sorreggono questo Paese, ma non possono farcela da sole. Se non ci si dota di politiche di redistribuzione delle ore di lavoro familiare anche nella società tramite i servizi, non possono farcela. Quanto alle casalinghe, permettetemi di dissentire da alcune affermazioni che ho sentito. Non sono poche e non sono sparite. Sono più di 7 milioni e lavorano tantissimo. E non sono pagate. Danno un grande contributo al Paese. Da sole producono 20 miliardi di ore l’anno. Proviamo a pensare che fine farebbe il Paese se loro e tutte le donne si fermassero.  
*Statistica Sociale