venerdì 21 luglio 2017

PENSIERI MINIMI SULL’ IRA, Domenico Pisana

PENSIERI MINIMI SULL’ IRA
Se c’è una cosa difficile oggi è il dialogo, perché in ogni ambiente: politico, sociale, culturale, sindacale, religioso, e anche nei social, l’atteggiamento con il quale si discute è sempre surriscaldato, polemico e sfocia spesso nell’insulto, nell’offesa e in scatti d’ira, saltando le argomentazioni, che non necessariamente devono raggiunge il risultato di una gara: vincitori e perdenti. Un vero confronto pone sul tappeto posizioni diverse , giudizi complessi e variegati; alla fine ognuno può anche cambiare idea, ma può restare nelle propria posizione senza offendere l’altro.
Si potrebbe argomentare che il modo di confrontarsi dipende dal carattere, da atteggiamenti psicologici della persona, e questo può essere anche vero, ma credo che l’ira sia un’altra cosa, del resto viene annoverata fra i sette vizi capitali.
La parola ebraica che indica il vocabolo dell’ira è: ‘af, il cui suono sta ad indicare e a richiamare le “narici” sbuffanti del collerico. Tale significato rimanda ancora ad un atteggiamento piuttosto animalesco e ad immagini meteorologiche : è una “bufera”, è “tempesta”; è arrabbiato “come una belva”, è “come un cavallo imbizzarrito”, è “inviperito”. Ecco, allora, che l’ira è un vizio capitale perché genera altri comportamenti sbagliati, tra i quali la distruttività, la vendetta, il bullismo, le minacce, l’esplosività, l’incolpare, la sconsideratezza e perfino il vandalismo .

Ecco perché gli antichi latini dicevano che l’ira è initium insaniae, è un avvio verso la follia. Rende folli e chi è folle diventa incontrollabile.
Ma è la stessa Bibbia che nel libro dei Proverbi, al cap. 17,14 dà un ammonimento chiaro: “Iniziare un litigio è come aprire una diga e allora, prima che la lite si esasperi, troncala!”. Ed ancora: “Se sbatti il latte, esce il burro; se schiacci il naso, ne esce sangue; se spremi la collera, ne esce la lite” (cap.30,33); “L’ira di un re è simile al ruggito di un leone: chiunque la eccita rischia la vita”(cap.20,2).
L’ira, in pratica, sconvolge l’animo, riduce il controllo delle parole e della azioni, conduce alla vendetta, all’odio, all’insulto, all’ingiuria e anche all’omicidio. Oggi tanti fatti di cronaca sembrano dirci che l’ira è divenuta quasi “modus vivendi" in una direzione distruttiva; cosa diversa è l’ira come sentimento reattivo di fronte a situazioni moralmente inaccettabili. Se una persona cade nell’ira a causa di una frustrazione, una delusione, un torto subito o molto altro ancora, per cui in preda all’ira assume comportamenti come la vendetta e la perdita del controllo, tali comportamenti sono accettabili senza “se” e senza “ma”; se, invece, una persona vede la giustizia calpestata, il povero maltrattato , la pace minacciata, l’amore distrutto e vilipeso e si sdegna, protesta perché questi valori sono violati e disprezzati, in questo caso il suo gesto di irascibilità non è altro che un invito a scuotere gli animi e risvegliarli dall’indifferenza, apatia, rassegnazione, rinuncia, e a suscitare in essi giusta indignazione.
Non bisogna confondere, pertanto, l’iracondia che sfocia nell’aggressività, che è segno dell’impotenza della razionalità di chi non riesce ad aggrapparsi alla coerenza della giustizia e precipita nell’assurdo perdendo ogni autocontrollo, con l’irascibilità intesa come indignazione che, invece, scaturisce dallo sdegno in presenza della violenza e dell’immoralità, pubblica e privata, e che non fa ricorso alle urla e all’ira ma alla ragione che è capace di imporsi da sé.
Un uomo e una donna quando ricorrono a parole cariche di livore, vendetta e rancore saranno sempre vittime dell’ ira e non faranno che seminare odio e malessere.
Io credo che quando ci si confronta con gli altri bisogna sempre pesare le parole, perché queste hanno un grande potere ed occorre, quindi, una grande responsabilità nel comunicarle e gestirle: è questa la strada che bisogna percorrere per evitare di lasciarsi dominare dall’ira!

Domenico Pisana