lunedì 24 luglio 2017

Era sola, Fabrizio Parisi

Era sola, Fabrizio Parisi
Era sola, sul bordo interno di un marciapiede, appena dietro una panchina, a pochi passi da dove in tanti camminavano. Era caduta per un semplice errore, una svista data dalla fretta, che l’aveva portata distante dallo sguardo di chi l'aveva custodita. Ora era lì in balia degli elementi, chiedendosi quali linee il destino le avrebbe impresso, se ricami di emozioni o sfregi di mera indifferenza. Rimase in attesa, mentre il tempo inseguiva sé stesso e il sole colorava l'aria di maggio, impossibilità nei gesti, guardando dentro sé dove erano custodite le increspature di un'anima con la quale aveva condiviso emozioni. 
Per un bel po’ nulla accadde. Occhi la sfiorarono senza degnarla di considerazione fino a quando giunse una giovane donna, velo sottile che il vento trascina, chiusa nel silenzio che nasce dalla timidezza e dal sentirsi inadeguata. La guardò e, concentrando tutto il coraggio in un singolo istante, si inchinò per afferrarla e nasconderla tra le pieghe del suo abito per poi allontanarsi cercando un posto più quieto. Lo trovò poco distante, una panchina mal messa tra gli alberi di un parco semi deserto. Si sedette e, col cuore palpitante come al cospetto d’un antico segreto, trasse fuori l’oggetto del suo ardire e iniziò a rimirarlo con maggiore attenzione. Diede una rapida scorsa ai tratti d’anima, quel tanto necessario per comprenderne la forma e rendersi conto d’essere davanti ad un mare nascosto. Tornò indietro degli istanti trascorsi e si tuffò in quel pozzo profondo, immergendosi sempre più in quell’insieme di frasi vergate, nella quintessenza dell’anima sconosciuta che sentiva esser parte del suo stesso essere, affine come gemelle omozigoti, pur appartenendo ad una diversa realtà. Lasciò che il giorno le scorresse addosso mentre si riempiva di quelle parole, non più sola come da sempre era stata. Con le lacrime sul filo delle ciglia giunse la sera e con essa l’obbligo di rincasare, ma non più in una prigione silenziosa bensì in un luogo di ristoro. 
Attese che la notte fosse completa e si adagiò sotto le coperte, posando lo scrigno di emozioni sul comodino, ad un sospiro dalla sua testa, lasciandosi cullare da un coraggio appena nato grazie all’anima versata in un’agenda dimenticata.