giovedì 22 settembre 2016

Così scorre il fiume… di sangue animale

Eid al-Adha a Dacca: il sangue degli animali sgozzati si è riversato per le strade creando un fiume 
Nella storia di questo secolo Dacca, capitale del Bangladesh, ha fatto parlare di sé soprattutto nell’Agosto 2005 perché colpita da una serie di esplosioni rivendicate dal terrorismo islamico, che ha nuovamente colpito nel Luglio 2016 assaltando un ristorante, uccidendo ventidue clienti e due poliziotti.

Quest’anno la stampa internazionale ha riservato a Dacca una particolare attenzione per via di un evento religioso, la festa musulmana del sacrificio Eid al-Adha,durante la quale viene sgozzato un numero indefinito di animali; secondo la ‘BBC‘ quest’anno sono stati 100.000.
Il sacrificio animale è compiuto per ricordare la disponibilità di Abramo, a sacrificare il proprio figlio Ismaele a Dio in ossequio alla sua volontà, episodio contenuto anche nella Bibbia dove è Isacco a essere chiesto in sacrificio. Come prevedono i dettami di questa religione, gli animali sacrificati devono essere ovini, caprini, bovini e camelidi fisicamente integri e adulti; l’animale viene ucciso mediante sgozzamento, con la recisione della giugulare che permetta al sangue di defluire, visto che il sangue è considerato impuro, quindi, è proibito nutrirsene. Ogni animale sgozzato viene diviso in tre parti, una delle quali data alla famiglia, una agli amici e una ai bisognosi.
Se si tralascia il ‘particolare’ del massacro animale, si potrebbe dire che rientri tutto nel normale andamento delle cose, se non che quest’anno la natura è stata grande protagonista e ilfiume di sanguemetaforico con cui si suole indicare la macellazione degli animali (in qualsiasi Paese del mondo) si è materializzato tra le vie di Dacca.
Le autorità avevano previsto aree destinate allo sgozzamento degli animali, ma la copiosità delle piogge monsoniche ha impedito a molte persone di raggiungere tali aree per cui parecchi riti sacrificali sono stati compiuti in cortili, parcheggi sotterranei e strade dove il sistema di drenaggio non particolarmente efficiente ha riversato nelle vie della città il sangue e i resti dei corpi sacrificati generando un fiume rosso immortalato dai mass media, soprattutto dai social network, di tutto il mondo.
Si è parlato di disagi, specialmente nella parte vecchia della città, mettendo in discussione il malfunzionamento tecnico dei lavori pubblici; si è parlato di spettacolo disgustoso, generando un’allerta igienica, ma il punto su cui soffermarsi è un altro.
Lo spettacolo apocalittico sembra rappresentare la ribellione della natura davanti agli scempi perpetrati dall’essere umano che uccide animali in nome di un dio e viene inondato dal loro sangue.
E’ difficile comprendere come la religione possa trasformarsi da rapporto mistico con il divino in una manifestazione così carica di violenza e crudeltà. Una società in cui la vita di un animale vale meno di un dogma o di una bistecca pone molti interrogativi.
Non abbiamo bisogno di una società ispirata a dogmi o piaceri gastronomici, ma di una società che guardi in faccia chi ha un volto, sia esso di pelle, pelo, piume, penne, squame e che abbia il coraggio di spiegare a quel volto perché lo si voglia distruggere in nome di chi o che cosa. Non si troverà mai un motivo così importante da anteporlo alla sua vita.

La festa del sacrificio è sentita anche in Italia.  Chi non è di religione musulmana si chiede che senso abbia compiere tali riti crudeli ed è frequente, soprattutto da parte di certi partiti politici, strumentalizzare queste usanze religiose facendone motivo di razzismo e xenofobia. In questi casi certi politici si improvvisano ‘animalisti per caso’, affermando che gli animali soffrono nel morire sacrificati! Una scoperta davvero utile, soprattutto in campagna elettorale; si rendono conto che soffrono gli animali sacrificati dai musulmani, ma poi votano a favore della sperimentazione animale, della corrida, della caccia, dei richiami vivi, finanziano circo con animali, allevamenti, mattatoi, fiere del bestiame, spettacoli con animali, acquari, delfinari e via elencando con le peggiori nefandezze immaginabili. Se sono usi, costumi, tradizioni e religione di casa nostra, non solo vanno bene, ma si difendono. Se arriva lo straniero, vade retro!
Non abbiamo bisogno di integrarci con ulteriori crudeltà… ci bastano le nostre… ma trasformarci in difensori delle nostre crudeltà forse è un po’ troppo. La politica è credibile se di batte per l’abolizione di ogni sacrificio animale, non solo quello che arriva da altre culture.
A chi si scaglia contro queste usanze della religione musulmana, bisogna ricordare ‘le stragi di casa nostra’ che facciamo in occasione delle sagre, in cui si uccidono animali per fare festa. Persino il recente terremoto nel centro Italia ha dato il via a una maratona, ancora in corso in ogni angolo d’Italia, mirante a fare strage di maiali, fornitori di tonnellate di guanciale ingrediente dell’amatriciana ‘solidale’. Non ci facciamo mancare neppure gli animali sacrificali in occasione delle feste religiose: dal Natale a base di cappone, capitone, tacchino, alla Pasqua con agnello e capretto.
Non erano fiumi ma laghi di sangue quelli che si presentavano in Nepal, nelle sconfinata pianura in cui si svolgeva il Festival di Gadhimai finché nel Luglio 2015 il Gadhimai Temple Trust annunciò di abbandonare la pratica del sacrificio animale a questo festival quinquennale durante il quale decine di migliaia di animali venivano brutalmente massacrati per ottenere il favore della dea Gadhimai. A seguito del catastrofico terremoto avvenuto qualche mese prima, probabilmente il Nepal, già oggetto di pressioni internazionali e boicottaggio, per ricevere gli aiuti da tutto il mondo, ha detto stop a 265 anni di orrore.
E’ comprensibile essere impressionati dal fiume di sangue che abbiamo visto scorrere a Dacca, ma bisogna tenere presente che dai nostri mattatoi esce lo stesso sangue, dilazionato quotidianamente. Il fatto che i sistemi di drenaggio di un moderno mattatoio siano migliori di quelli di Dacca, non significa che la sofferenza animale inferta tra le sue mura sia ridotta ai minimi termini.
Quando alla nostra vista sono tenuti nascosti sangue, feci, urina, ossa, pelle, muscoli, nervi, viscere, organi di animali morti, si pensa che la macellazione sia una passeggiata, ma l’orrore che essa nasconde è innegabile.
Se nei nostri mattatoi, come a Dacca, qualche difetto nel sistema di drenaggio permettesse di inondare le strade con iprodotti di scarto‘, forse qualcuno aprirebbe la mente, non solo la bocca, davanti a ciò che si ritrova nel piatto.

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