Miniprose di Davide Morelli



Non accadeva mai nulla. Nulla di interessante, nulla di memorabile. Così si mettevano a parlare del tempo e di altre inezie per ingannare appunto il tempo. Ci voleva calma e pazienza per vivere in provincia. Ci voleva basso profilo ed accortezza. Probabilmente sarebbero morti di infarto da soli sulla poltrona del soggiorno e il giornale non avrebbe dedicato all'evento neanche un trafiletto.


La ragazza diceva di cercare un uomo semplice, privo di sovrastrutture e si adirava quando suo padre le faceva notare che ogni uomo, anche il più semplice, ha delle sovrastrutture, una sua metafisica ed una sua escatologica. Suo padre le diceva che gli Esteves senza metafisica non esistevano e che Pessoa per quanto geniale a suo avviso era troppo esoterico. Lei diceva che voleva un uomo senza una visione del mondo e suo padre le diceva che il concetto di visione del mondo era una semplificazione, un grande potpourri che comprendeva credenze, idee, valori, modo di intendere la vita, modo di rappresentare la realtà. Ad onor del vero lei non voleva un uomo astratto come suo padre. Lei voleva un tipo pratico ma non aveva il coraggio di dirglielo. Rifuggiva da ogni intellettualismo. Ma per iniziare ad amarsi bisogna scegliere ed essere scelti in base alle proprie proiezioni ed a lei questo non accadde. 


Era una persona abitudinaria. All'alba guardava sempre il sole nascere tra i soliti palazzi. Al tramonto giocava sempre con le stesse ombre del suo piccolo giardino. La notte durante il microrisveglio andava alla finestra, tirava pian piano su l'avvolgibile e fissava sempre la solita stella. Ma cosa significavano le sue ossessioni? Erano idee fisse o solo ricorrenti? Erano ossessioni, riti scaramantici o rassicurazioni? Nessuno poteva dirlo con certezza. 





Pascal sosteneva che "tutta l'infelicità degli uomini deriva da una sola causa, dal non saper starsene da soli, in una camera". Nella mia camera abbiamo pensato a degli armadi adibiti a libreria. In questo modo i volumi prendono meno polvere. Io li affastello alla rinfusa, ma come si suol dire nel mio disordine c'è l'ordine. Sono geloso di questi libri. Mi auguro di non dovermene disfare in alcun modo. Prima del Coronavirus andavo di tanto in tanto ad acquistare libri usati da 50 centesimi o 1 euro alla biblioteca comunale. Ne ho comprati molti a basso costo. Erano vere occasioni. Non mi importa se erano edizioni economiche. Utilizzavo comunque molto il prestito. 


Scorcio di Sozzifanti. Un angolo di Pontedera nascosto, periferico e tranquillo. Un poco distante dal centro e vicino alla zona industriale ma anche alla Coop, alla Pubblica assistenza, all'ospedale, ad alcune scuole, al cimitero, alla Bellaria, a dei bei bar.  Sotto i loggiati si può trovare anche l'edicolante, un ristorante, la macelleria. Scorcio pseudourbano? Scorcio di natura contaminata? Probabilmente si tratta di una commistione di generi. Forse è proprio questo tocco di selvaticità che affascina ed irretisce. Un tempo qui c'erano solo i girasoli, c'era solo una casa colonica e tutto intorno aperta campagna. Oggi in lontananza si notano subito le insegne della Coop e della Comet. È un quartiere tranquillo. I residenti sono seri e rispettabili. Non ci sono bivacchi. La notte non ci sono schiamazzi notturni. Non ci sono bivacchi. Un tempo nell'ecomostro ci dormivano dei senzatetto ma non hanno mai creato alcun tipo di problema. Ora al posto dell'ecomostro verrà una scuola e siamo tutti contenti qui alla Sozzifanti. Il comune ha dato il lavoro a una grande ditta molto efficiente, che ha ristrutturato molte colonie a Calambrone.  Conosco poche persone in questa zona, ma le poche persone che conosco, i più solo di vista, sono molto serene e senza grilli per la testa. Vado a camminare all'alba quando i più dormono. Lo attraverso completamente. Mi imbatto solo in alcuni lavoratori. Per ora il quartiere Sozzifanti è stata una piacevole sorpresa. Mi sono già affezionato a questo angolo di Pontedera. C'è di tutto, non manca niente. Mi piacerebbe avere la possibilità di invecchiare qui, se ne avrò il tempo e i soldi da Dio o chi per lui. 


Non c'era solo la fatica fisica per le mondine. Era un lavoro che faceva davvero schifo perché erano costrette a lavorare tra bisce, sanguisughe e ranocchi. Forse cantavano per farsi forza. In realtà la loro vita era molto peggio di quella rappresentata nel film "Riso amaro" e meno male che questo era un capolavoro del neorealismo: eppure per quanto realistico era anche essa una opera un poco edulcorata. 


"Finché spari alla luna c'è ancora un poco di amore" e dopo questa frase se ne va via ridendo, perde l'eco dei suoi passi sulle scale. Domani sarà giorno di mercato e di sole. 


Erano artisti così concettuali che non sapevano più dipingere. L'importante era la ricerca della originalità a tutti i costi in nome del cosiddetto shock. Ma come dicono alcuni ogni opera valida contiene in sé sia tradizione che innovazione senza contare che anche i classici un tempo erano grandi innovazioni. 


Per combattere il Kitsch popolare rubavano nani da giardino, ma non dicevano niente contro il Kitsch delle avanguardie e della neoavanguardia perché solo agli artisti veri è concesso fare del Kitsch in nome della provocazione. 





Alcuni dicono ipocritamente che i più grandi sono umili. Alcuni lo sono. Altri no. Se fossero stati troppo umili spesso non avrebbero fatto quel che hanno fatto. È questione di carattere e non di grandezza, bravura o successo. 


Ormai in questa società sono veramente oscene la nostra morte e quella di chi ci sta vicino e ci è particolarmente caro. 



Prima di internet molti si perdevano nella coazione a ripetere. Oggi col virtuale sempre più si perdono in loop infiniti. Ma in fondo sono sempre automatismi psichici. In attesa del mind uploading molti vanno a caccia dei memi più stupidi e di ciò che è virale nel web, insomma perlustrano tutto il trash di internet. 


Aveva capito tutto il cantautore Claudio Rocchi quando firmava gli autografi con i nomi degli ammiratori. L'artista dovrebbe impersonarsi con il pubblico perché questo poi si identifichi nell'artista. Ma oggi la società è sempre più spersonalizzante e tutto è più difficile. 


Invecchiando le epifanie si fanno sempre più sminuzzate, muoiono sogni ed ideali, aumentano le incognite e le paure, aumenta il dolore, si scordano le cose, i ricordi sono più sfocati ed hanno un retrogusto amaro. Ma cresce in noi la consapevolezza che abbiamo vissuto il nostro tempo ed un poco di pane lo abbiamo mangiato: la chiamata non dovrebbe coglierci alla sprovvista, dobbiamo metterla in conto perché siamo già maturi, anche se non ancora anziani. 

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