lunedì 26 giugno 2017

Per un dialogo nella nuova fase del CentroSinistra, Filippo Orlando

Filippo Orlando
Nessuna associazione, neanche ‘Città Futura’, essendo essa associazione culturale e politica, può sottrarsi ai cambiamenti dovuti alle fasi politiche e storiche che via via si succedono. Il tempo costringe, dunque, a rivedere progetti, punti di partenza che a suo tempo si era individuato, premesse metodologiche e di principio ritenute essenziali.
‘Città Futura’ era nata sulla base della esigenza di una discussione più approfondita all’ interno delle forze che costituivano il centrosinistra. E che cosa era il centrosinistra, fra gli anni novanta e i primi duemila, appariva chiaro ai più; si trattava di consolidare la alleanza fra i riformismi cattolico e di provenienza socialista e comunista, e di individuare un terreno di incontro che allora si riteneva non potesse che essere la affermazione definitiva della democrazia liberale e di mercato. La democrazia liberale, con la esaltazione del valore universale del mercato e del suo metodo di redistribuzione delle risorse, poteva essere corretta nelle sue degenerazioni più conservatrici e antisociali, ma non superata e posta in discussione.

Questo impianto culturale è andato perso nei suoi assi fondamentali nello scontro duro con la realtà della crisi economica che, esplosa nel 2007 - 2008, non trova ancora oggi una risoluzione soddisfacente. La discussione fra le forze progressiste ha dato vita ad una divaricazione di posizioni ogni anno più profonda, fino a determinare, in molti paesi tra cui l’ Italia e la Francia in prima linea, ad una vera separazione fra un neo centrismo liberale, tendente ad assimilarsi con forze moderate e a volte apertamente conservatrici, ed una sinistra che ricerca, pur con fatica, una strada per la riscoperta del valore del lavoro e la critica profonda dei mali della società capitalistica moderna.
Se ciò che sopra ho descritto è l’ inquadramento dei processi politici reali, significa che il ruolo e gli scopi dell’ associazione ‘Città Futura’ vanno sottoposti a revisione.
‘Città Futura’ è sempre stata un porto in cui tutto il centrosinistra ha potuto attraccare, rifocillarsi e ripartire per nuove mete e impegni. Oggi è necessario farsi carico della rottura avvenuta nel mondo progressista fra centro liberale e sinistra, e il ruolo di una associazione politico - culturale è quello di indagare le ragioni della rottura, quali le possibilità di una sua ricomposizione, ma, sopratutto, si deve determinare che cosa sia la sinistra e il progressismo dopo la grande crisi iniziata dieci anni fa, e come affrontare i problemi che quest’ ultima lascia in eredità e che minacciano di strangolare le istituzioni democratiche.
Mi riferisco alla problematica sociale che la crisi ha inasprito oltre modo; alto livello di disoccupazione, ingiustizia distributiva dei redditi che blocca lo sviluppo economico - sociale, un modello di sviluppo che è riattivabile solo con forti dosi di autoritarismo sociale e politico.
Mi pare evidente che sinistra e centro saranno antagonisti per una lunga fase; troppi ed evidenti i punti su cui l’ analisi della società attuale si divaricano per poter confermare la collaborazione dei decenni passati. Tuttavia, se si alza lo sguardo verso prospettive di più lunga durata, non si può negare la possibilità di un riavvicinamento delle posizioni, al fine di recuperare la possibilità di un governo democratico e sociale delle nostre istituzioni.
Negli anni dell’ immediato dopoguerra, avvenuta la dolorosa rottura del mondo sindacale fra socialisti, comunisti e cattolici, Giuseppe Di Vittorio continuò a mantenere ferma la prospettiva dell’ unità sindacale, come obiettivo a cui tendere sempre, pur se nella pratica immediata delle politiche sindacali l’ unità con CISL e UIL fosse cosa di fatto poco meno che impossibile.
In maniera analoga, ciò può essere il nuovo ruolo che la associazione può ricevere da chi la ha animata per tanti anni e la vuol animare ancora. Porsi un obiettivo di dialogo fra centro e sinistra, fra riformismi diversi per un governo democratico e sociale della società, senza nascondersi le attuali differenze e difficoltà di intesa.
‘Città Futura’ si assumerebbe un compito nuovo ma non meno entusiasmante e utile di quello precedente e sostenuto nel decennio passato.
Tuttavia, perchè la discussione nuova sia proficua sarà utile porsi non solo come luogo di dialogo fra diversi che divergono su alcuni obiettivi di fondo; sarà bene attuare una ricerca per la ridefinizione di ciò che è sinistra e centro dopo la grande crisi, su quale è l’ identità di parole come riformismo, socialismo, democrazia e libertà. La discussione non potrà essere schematica ed astratta, legata a concetti meramente spaziali nel definire che cosa è centro o sinistra, oppure ridursi ad una faticosa disputa sulla tattica che divide governisti perenni e immarcescibili oppositori a tutto.
Semmai sarà indispensabile definire le proprie posizioni a partire dalle questioni del lavoro e dello sviluppo economico, del definire una strategia di uscita dalla crisi economica. Solo da un dibattito serio sui temi della politica economica e sui riflessi che essi hanno sugli equilibri istituzionali e democratici, si potrà giungere a far nascere nuove idee e, speriamo, nuovi fronti culturali e politici capaci di ravvivare il dibattito pubblico del centrosinistra alessandrino.

Filippo Orlando                               Pozzolo F. 20-06-2017