mercoledì 14 giugno 2017

Navalny di nuovo in manette per i cortei anti-Putin

Il blogger dell’opposizione voleva tornare in piazza: non ci è riuscito ma ha già vinto. 731 fermi nella capitale, ma le proteste (e gli arresti) hanno contagiato molte altre città
Centinaia di fermi a Mosca e Pietroburgo (731 nella capitale, secondo gli ultimi dati, circa un manifestante su 5 se bisogna attenersi ai numeri ufficiali), fotografie di ragazze e ragazzi armati solo di t-shirt provocatorie trascinati via da robusti poliziotti con elmetti e manganelli, interrogazioni a pioggia da Bruxelles e Washington. Alexey Navalny ha vinto di nuovo una partita contro il Cremlino, e il fatto di essere stato arrestato sui gradini di casa, mentre usciva per andare alla manifestazione anti-corruzione che aveva indetto, non sminuisce minimamente l’impatto del suo successo. Anzi, ormai l’assenza di Navalny in piazza è più assordante della sua presenza, e il merito (o demerito) della sua proposta politica passa in secondo piano rispetto alle sue brillanti mosse di gran maestro mediatico.  Ora il blogger anti-corruzione, e principale candidato anti-Putin alle presidenziali 2018, rischia fino a 30 giorni di carcere per ripetuta “violazione delle regole delle manifestazioni pubbliche”. Probabilmente se li farà tutti, e questo ennesimo arresto non farà che consacrarlo come il nemico numero uno del Cremlino, e l’unico leader d’opposizione in grado di preoccupare seriamente Putin. Che lui affronta non sui giornali o nei salotti di analisti, ma nel terreno meno favorevole al capo del Cremlino, la piazza. Non è il classico dissidente pronto a subire il martirio: attacca, aggredisce, cambia le carte, evita alleanze e soprattutto utilizza le stesse armi del sistema per farlo cadere sempre nella stessa trappola.  Continua a leggere……