lunedì 26 giugno 2017

Mucchetti: “Una crisi conclamata da due anni, il governo doveva sfidare Bruxelles”

L’Italia non può mettere a rischio la sua materia principale
Intervista di Aldo Fontanarosa - la Repubblica a Massimo Mucchetti PD
Massimo Mucchetti, senatore del Pd, presidente della Commissione Industria. Lo Stato si prepara a pagare oltre 10 miliardi per le venete. Non è troppo?
«Intesa Sanpaolo offre un euro per le due aziende bancarie, alleggerite dai crediti deteriorati e a patto di conservare i propri requisiti patrimoniali e confermare i dividendi. Per realizzare queste condizioni, a Intesa servono – mal contati – 3 miliardi per ristrutturare le venete e. 3 per evitare impatti sul patrimonio. Inoltre, Intesa non dovrebbe rimborsare i 7 miliardi di obbligazioni con garanzia statale, emesse dalle due venete per contrastare il crollo della raccolta. I crediti deteriorati formerebbero infine l`attivo di una banca da sottoporre a liquidazione coatta amministrativa, come avvenne al Banco di Napoli. La cessione di questi asset farebbe emergere una differenza di qualche miliardo tra il valore di libro e quello d`acquisto da accollare allo Stato».
La ricapitalizzazione precauzionale di Atlante costava meno…
«È vero, sarebbe costata 6 miliardi: 5 messi il Tesoro, uno daí privati. Ma nessun privato si è fatto avanti. Mi chiedo perché non far mettere quel miliardo dal Fondo di tutela dei Depositi che già voleva farlo per Etruria. La Dg Competition storcerebbe il naso? Si ricorra al Commissario Ue e poi in Corte di Giustizia. Si prenda tempo e si agisca. Poi, si rivenda al mercato e la si chiuda con un compromesso, senza battere pugni. La Dg Competition aveva bocciato anche il salvataggio di Alstom nel 2006. Ma Parigi tirò diritto».

Il governo è mosso da convenienze politiche ed elettorali?
«Politica ed elezioni ci sono sempre. La Dg Competition e forse anche la Vigilanza Unica vogliono un po` di sangue prima di rivedere il bail in. Ma l`Italia non può mettere a rischio il risparmio, la sua materia prima principale. Certo, la crisi delle venete era conclamata da almeno due anni. Il governo, allora retto da Renzi, si illuse che la riforma delle popolari avrebbe portato i denari del mercato a Vicenza e a Montebelluna. Se si fosse mosso per tempo avremmo risparmiato buona parte della spesa. E questo vale anche per Etruria e Mps».
Ma Intesa non le sembra esosa?
«No. L`ad Messina fa gli interessi della sua banca. Usa l`occasione per prendersi un vantaggio e recuperare, a differenza dei concorrenti, le perdite subite con Atlante. Mi domando se il governo non debba fare una piccola e rapida asta, partendo dall`offerta di Intesa. Ci sono banche in Italia che hanno requisiti patrimoniali minori di quelli di Intesa, ma sufficienti, e reti di sportelli diverse. Forse potrebbero richiedere meno per tenere i requisiti e magari licenzierebbero meno. Ci vuole un regista».
Torna dunque lo Stato banchiere.
«E mi chiedo se verserà i denari a Intesa Sanpaolo o a un eventuale competitor, comunque sano; o ancora a una loro società dedicata alle venete. E mi chiedo su chi farà la due diligence. E poi vorrà azioni ordinarie o di risparmio o altri strumenti partecipativi? Con quali rendimenti e quali diritti di governance? Con quali tempie modalità di rientro per evitare di danneggiare le quotazioni?».
La Commissione d`inchiesta troverà i responsabili dei dissesti?

«Per i reati c`è la magistratura. La Commissione, se ci riesce, scopra perché i governi Letta e Renzi si fecero rimborsare i Monti bond da un Mps alla frutta anziché lasciarli convertire in azioni; e perché il governo prestò fede a JP Morgan… Sa, su Mussari o Zonin è difficile che emergano grandi novità».