giovedì 8 giugno 2017

Manager che vai azienda che trovi, il caso Pernigotti

by Pier Carlo Lava
Alessandria: Prima del 1984 avevo già maturato quasi un decennio di esperienza con la stessa funzione in altre aziende, poi anche alfine di avvicinare la sede di lavoro ad Alessandria, rispondendo ad un inserzione fui scelto per operare come Sales Manager con la responsabilità del comparto GD e DO alla Pernigotti spa di Novi Ligure. 
All’epoca la Pernigotti era Market leader e non solo nell’area del novese, nei settori del cioccolato (in primis gianduiotti, nocciolato), semilavorati per gelateria e co-leader nel torrone. Furono sei anni che definirei bellissimi e soddisfacenti, in quanto a risultati commerciali e ambiente di lavoro, come possono certamente testimoniare gli amici e ex colleghi Repetto di Novi Ligure e Flora di Alessandria. 
Poi le cose quasi improvvisamente cambiarono, nel 1990 a seguito della rinuncia a rinnovare il mandato da parte dall’AD in carica da anni per raggiunti limiti di età (all’epoca il gruppo comprendeva anche la Streglio di NoneTO e la direzione generale era a Milano) iniziarono i problemi e anche se con dispiacere lasciai l’azienda, così come in seguito fecero anche altri dirigenti, che non avevano condiviso le scelte effettuate a partire dal nuovo A.D. e dei suoi collaboratori. 
I nuovi manager arrivati, oltre alla mancanza di conoscenza del settore dolciario, avevano palesato sin da subito un comportamento arrogante, presuntuoso e incapacità nelle scelte gestionali e operative, come poi dimostrarono i fatti negli anni successivi. Le conseguenze delle politiche commerciali e marketing non furono certo positive, dopo decenni di bilanci in utile la Pernigotti, anche per la perdita di quote di mercato, iniziò ad avere dei problemi. 

Nel 1995 Stefano Pernigotti che non aveva eredi cedette l’azienda all’Averna e poi l’11 luglio 2013 passò alla famiglia turca Toksoz, un’azienda privata, con sede a Istanbul, che realizza un fatturato annuo pari a circa 450 milioni e conta 3.800 dipendenti. 
Sul mercato italiano a trarne vantaggio a seguito di queste vicissitudini fu la Novi Elah Dufour, che negli anni a seguire superò la Pernigotti come fatturato e diventò leader nell’area del novese (oggi conta 200 addetti e fattura 140 milioni di euro).
In questi ultimi giorni la divisione della Novi specializzata nel settore del cioccolato, ha aperto le porte dell’azienda ha tutti i sindaci della provincia di Alessandria per lanciare un appello al territorio:“L’azienda usa solo nocciole del Piemonte e avendo in programma un ulteriore sviluppo, chiede agli agricoltori locali di aumentare la produzione di nocciole, affermando la disponibilità ad acquistarle”.
Nel 1990 la Pernigotti aveva realizzato un fatturato di 120 miliardi di lire (60 milioni di euro) così suddiviso, 50 miliardi il comparto GD e DO, 50 miliardi il settore tradizionale (dettaglio e ingrosso) e 20 miliardi nei semilavorati per gelateria. Oggi dopo 25 anni, fattura oltre 75 milioni di euro, con 150 dipendenti. La Pernigotti è ancora oggi leader di mercato nel segmento dei gianduiotti e nei semilavorati per gelateria, ed è il secondo marchio nel mercato del torrone. La sua rete internazionale conta oltre 30 paesi del mondo. 
Fondata nel 1860 è specializza nella produzione di Gianduiotti e di prodotti a base di cacao e nocciole di alta qualità. Inoltre, produce torroni ad altissima qualità, uova di pasqua oltre ai semilavorati per gelateria e a mio modesto avviso resta una grande azienda per la sua storia, per la gamma e l’ottima qualità dei suoi prodotti.

La vicenda della Pernigotti è comunque un’ennesima conferma che le scelte della proprietà e dei manager possono fare diventare grande un azienda (il caso Marchionni Fiat insegna) oppure se sbagliate possono farle perdere quote di mercato a vantaggio dei concorrenti.