sabato 18 novembre 2017

Associazione IDEA onlus: "Il Borsalino a pieno regime è la nostra nuova sfida"


by Maria Luisa Pirrone
Alessandria: A dicembre saranno trascorsi 11 anni dall'apertura del Centro Polifunzionale Riabilitativo Teresio Borsalino di piazzale Ravazzoni, specializzato nelle riabilitazioni di II e III livello afferenti a lesioni midollari, cerebrolesioni e traumi cranici gravi, nonchè alla sfera ortopedica, neorologica e cardio-respiratoria.
Un punto di riferimento fondamentale per i 600 mila cittadini delle province di Alessandria ed Asti, che nel corso degli anni ha creato, oltre a tanti nuovi posti di lavoro, anche un notevole indotto economico grazie alle centinaia di pazienti e famiglie provenienti da fuori provincia e regione.
Fiore all'occhiello della struttura, oltre alle cure, sono le attrezzature come la "casa amica" con i migliori sistemi tecnologici per l'autonomia dei disabili, il giardino sensoriale, la pista di atletica e la serra.
Nel corso del tempo i 110 posti letto iniziali si sono gradatamente ridotti a 81, e proprio a questo proposito abbiamo raccolto l'appello dell'associazione IDEA onlus che è convenzionata con la struttura e vi svolge attività di volontariato dagli inizi, fornendo informazioni e assistenza gratuita.

Il presidente Paolo Berta si dice orgoglioso dell'alto livello di cure e assistenza, ma allo stesso tempo esprime forte rammarico e preoccupazione per questi tagli direttamente proporzionali ai tagli del personale: "Il solo numero di abitanti delle due province di riferimento è sufficiente per avere diritto a un servizio pieno, quindi chiediamo ai vertici di fare un ulteriore sforzo per riportare il Borsalino al regime iniziale".
La vicepresidente Nadia Savoldi aggiunge che "un'altra criticità è il pagamento del ticket: manca uno sportello dove poterlo effettuare, quindi è necessario passare prima dal Civile. Le distanze tra le due strutture sono notevoli, i mezzi pubblici scarsi e la maggior parte delle persone sono disabili. inoltre, la mancanza di personale ha provocato anche la sospensione di attività collaterali alla riabilitazione come la cucina e l'orto, fondamentali per esercitare la manualità".
I membri dell'associazione ci ricordano che oggi le cure vengono fornite solo a disabilità acute o da trauma, mentre sono escluse patologie invalidanti croniche come la poliomelite o il Parkinson, un tempo incluse, obbligando ad andare fuori città o regione.

Considerata la centralità della struttura per la salute e la qualità della vita di molti cittadini, l'associazione auspica un cambiamento di rotta e uno sforzo congiunto di coloro che hanno il potere di cambiare qualcosa, dai vertici amministrativi e sanitari dell'Azienda Ospedaliera all'assessore regionale alla Sanità Saitta.

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