Tra propaganda e bilanci: quanto costerebbe davvero la “remigrazione”

A thriving mountain valley connects farms, homes, schools, markets, and a hospital along a rushing river.
Una politica miope sulla remigrazione o sull’immigrazione gestita per sola propaganda — incentrata su espulsioni indiscriminate anziché su governabilità e integrazione — produce danni sistemici che vanno ben oltre il solo dato contabile.
1. Costi sociali e umani
- Sfilacciamento del tessuto comunitario: La colpevolizzazione generalizzata alimenta razzismo, discriminazione e diffidenza reciproca, incrinando la coesione sociale nelle periferie e nelle città.
- Segregazione e spinta alla clandestinità: Impedire l’integrazione o restringere i canali regolari non ferma gli arrivi, ma spinge centinaia di migliaia di persone nell’ombra. Senza documenti né diritti, queste persone diventano vulnerabili al caporalato, allo sfruttamento e alla criminalità organizzata.
- Crisi del welfare familiare: La rimozione o la penalizzazione della forza lavoro straniera nel settore dell’assistenza (colf e badanti) scarica interamente sulle famiglie — e in particolare sulle donne — il peso del lavoro di cura di anziani e disabili.
2. Costi economici e produttivi
- Paralisi dei settori chiave: Agricoltura, edilizia, logistica, ristorazione e servizi alla persona soffrono di una carenza strutturale di manodopera che blocca la crescita e le catene di fornitura.
- Crollo del gettito e del sistema previdenziale: Senza il contributo fiscale e contributivo dei lavoratori stranieri (oltre 10 miliardi all’anno in Italia), il deficit dell’INPS si amplia, mettendo a rischio la tenuta delle pensioni future in un Paese in forte calo demografico.
- Spreco di risorse pubbliche: Milioni di euro vengono dirottati verso strutture detentive (come i CPR) o procedure burocratiche di rimpatrio spesso inefficaci, anziché essere investiti in sicurezza territoriale, scuola o sanità.
3. Costi di sicurezza e legalità
- Inefficacia contro la criminalità reale: Concentrare forze d’ordine e risorse giudiziarie sulla caccia al cavillo burocratico o sulla gestione di espulsioni di massa sottrae personale al contrasto dei reati gravi e al controllo del territorio.
- Alimentazione dell’economia sommersa: La creazione di un bacino permanente di persone inespellibili ma “invisibili” crea un serbatoio di manodopera a basso costo per la criminalità e il lavoro nero, privando lo Stato di gettito e indebolendo la tutela dei contratti di lavoro per tutti.
4. Costi geopolitici e istituzionali
- Perdita di credibilità internazionale: Politiche basate su annunci irrealizzabili creano attriti con le istituzioni europee, con la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) e con i Paesi terzi di origine, penalizzando i negoziati diplomatici reali.
- Dipendenza dai ricatti dei Paesi di transito: L’esternalizzazione della gestione migratoria senza una visione di lungo periodo espone lo Stato al ricatto politico ed economico di regimi autoritari o instabili a cui viene delegato il controllo delle frontiere.
Un’analisi basata su numeri, costi e vincoli normativi offre una mappa della realtà, ma è lo sguardo umano e la sensibilità poetica a restituirne il vero significato.
Quando la politica trasforma le persone in cifre da spostare o in slogan da spendere, si perde di vista la trama invisibile che regge le nostre giornate: la mano di chi assiste un anziano, il lavoro di chi piega la schiena nei campi, la presenza discreta di chi condivide lo stesso spazio di vita.
Il vero dramma di una visione miope non è solo l’assurdità contabile dei bilanci che non tornano. È l’inaridimento dello sguardo. Sotto la cenere delle parole d’ordine e della propaganda si rischia di sotterrare quell’empatia fondamentale che distingue una comunità viva da un semplice agglomerato di solitudini.
Discernere, comprendere e accogliere non sono debolezze né ingenuità: sono atti di profonda lucidità intellettuale e civile. Senza questa sensibilità, ogni promessa di sicurezza o di ordine si rivela solo un guscio vuoto, incapace di costruire un futuro che meriti di essere vissuto.
Sergio Batildi
“Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo. Non rappresenta necessariamente persone, luoghi o fatti reali.”
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