Pipì dei cani, la bottiglietta non disinfetta: ad Alessandria un obbligo da ripensare

Proprietario versa l’acqua di una bottiglietta sul marciapiede accanto al proprio cane, con il Ponte Meier di Alessandria sullo sfondo.
Ad Alessandria un’ordinanza obbliga chi conduce un cane a portare con sé una bottiglietta d’acqua per lavare le superfici interessate dall’urina.

Raccogliere le deiezioni del proprio cane è un dovere indiscutibile. Ma pretendere che una bottiglietta d’acqua disinfetti il marciapiede dopo che l’animale ha urinato significa confondere il decoro urbano con l’igiene sanitaria. L’infettivologo Matteo Bassetti ha sollevato una questione che riguarda direttamente anche Alessandria, dove questo obbligo è previsto da un’ordinanza comunale.

Pier Carlo Lava

Chi porta a passeggio un cane deve rispettare gli altri cittadini e la città: utilizzare il guinzaglio, avere con sé la museruola quando prevista, raccogliere immediatamente le feci e conferire correttamente il sacchetto. Su questi obblighi non dovrebbe esserci alcuna discussione. Ad Alessandria, però, viene richiesto anche di portare una bottiglietta d’acqua o un altro liquido di lavaggio per pulire le superfici sulle quali il cane ha urinato.

Lo stabilisce l’Ordinanza sindacale n. 18 del 18 ottobre 2022, firmata dal sindaco Giorgio Abonante e tuttora richiamata dall’Amministrazione comunale. L’articolo 2 impone ai proprietari e ai conduttori di cani di munirsi di paletta, sacchetti monouso e «bottigliette d’acqua o d’altro liquido di lavaggio», da mostrare su richiesta degli organi di controllo. In caso di urina bisogna inoltre provvedere al lavaggio della superficie interessata. Questo è quanto emerge dal testo integrale dell’ordinanza alessandrina.

Il principio può apparire ragionevole: se il cane urina davanti a un portone, su una vetrina, contro una panchina o un arredo urbano, il proprietario dovrebbe almeno cercare di limitare sporco, macchie e cattivi odori. Ma la domanda è un’altra: una piccola bottiglia d’acqua produce davvero un risultato igienico oppure rappresenta soltanto un gesto simbolico?

Bassetti: «L’acqua non ha alcun effetto sui batteri»

Sul tema è intervenuto Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova. L’infettivologo ha distinto con chiarezza due aspetti spesso sovrapposti dalle ordinanze comunali.

Versare acqua può avere un significato sul piano del decoro, perché diluisce l’urina e allarga la macchia, ma non disinfetta la superficie e non elimina gli eventuali batteri o altri microrganismi presenti. Dal punto di vista igienico-sanitario, quindi, la semplice acqua non può essere presentata come una soluzione disinfettante.

Bassetti ha evidenziato anche l’incongruenza pratica dell’obbligo: se il cane pesa trenta o quaranta chili e produce una quantità rilevante di urina, una bottiglietta da mezzo litro è palesemente insufficiente. Per effettuare un vero lavaggio bisognerebbe, secondo la sua provocazione, andare a passeggio portandosi dietro una tanica. Le sue dichiarazioni sono state riportate da La Stampa – La Zampa e da Virgilio Notizie.

L’infettivologo ha indicato come alternative detergenti enzimatici oppure acqua e aceto. Anche su questo punto, tuttavia, occorre prudenza: i CDC statunitensi spiegano che l’aceto può eliminare alcuni germi soltanto in determinate condizioni e con tempi di contatto adeguati, ma non è un disinfettante universale. Per una reale disinfezione servono prodotti autorizzati e utilizzati nelle concentrazioni e con i tempi previsti. Non è pensabile, inoltre, lasciare che ogni proprietario versi liberamente sulle strade detergenti, candeggina o miscele improvvisate, potenzialmente dannose per animali, persone, piante e superfici. Lo chiariscono le indicazioni dei Centers for Disease Control and Prevention.

Anche il divieto dei collari a strangolo merita una riflessione. Chi ha condotto un cane di cinquanta o sessanta chili sa che una reazione improvvisa verso un altro animale può diventare difficile da controllare, soprattutto per una persona non particolarmente forte. Non si tratta di giustificare strumenti dolorosi né di considerarli la soluzione ordinaria, ma di riconoscere che la sicurezza richiede valutazioni individuali e strumenti adeguati al cane e al conduttore. Lo stesso regolamento alessandrino, infatti, ammette una deroga certificata da un veterinario o da un educatore cinofilo qualificato. Più che divieti proclamati in modo generico, servirebbero informazione, percorsi educativi accessibili e indicazioni concrete sui sistemi di conduzione realmente sicuri per i cani più impegnativi.

La conclusione è semplice: una passeggiata con il cane non può trasformarsi in un intervento professionale di sanificazione stradale.

Un’ordinanza che confonde finalità differenti

Il limite dell’ordinanza di Alessandria non consiste nell’invito al rispetto della città, che è assolutamente condivisibile, ma nel mettere insieme, senza sufficienti distinzioni, pulizia, decoro e profilassi sanitaria.

L’acqua può diluire l’urina, ridurre temporaneamente l’odore e limitare la formazione di aloni, soprattutto quando viene utilizzata immediatamente su una superficie liscia. Non elimina però i microrganismi e, se la quantità è minima, rischia semplicemente di spostare il liquido su una superficie più ampia.

La disposizione non stabilisce neppure quanta acqua si debba portare. Una bottiglia da 250 millilitri e una da due litri sembrerebbero entrambe formalmente sufficienti per rispettare l’obbligo, indipendentemente dal fatto che il cane pesi tre, trenta o cinquanta chili. Si finisce così per controllare il possesso del contenitore anziché l’effettiva pulizia della superficie.

Esiste poi un punto sul quale il Comune dovrebbe fornire un chiarimento. Il testo firmato dell’ordinanza stabilisce, per la violazione degli obblighi contenuti nell’articolo 2, comma 4, una sanzione compresa fra 25 e 150 euro. Alcune comunicazioni più recenti hanno invece parlato genericamente di multe fino a 500 euro. È opportuno che l’Amministrazione indichi con precisione quale sia la sanzione applicabile alla mancata disponibilità della bottiglietta o al mancato lavaggio dell’urina.

La lotta contro l’inciviltà dovrebbe concentrarsi prima di tutto sui comportamenti che producono un danno evidente: feci lasciate sui marciapiedi, cani condotti senza controllo, sacchetti abbandonati, animali lasciati urinare sistematicamente contro portoni, vetrine, automobili e arredi pubblici.

Per le urine sarebbe più sensato introdurre un obbligo di comportamento: evitare, quando possibile, ingressi, vetrine, panchine, giochi per bambini e beni di proprietà altrui; intervenire per ridurre lo sporco quando l’episodio avviene su superfici particolarmente delicate; organizzare una pulizia comunale più frequente nei punti maggiormente interessati.

Avere rispetto della città è un dovere. Trasformare una bottiglietta d’acqua in una presunta misura sanitaria è invece una semplificazione priva di solide basi scientifiche. L’ordinanza alessandrina dovrebbe essere aggiornata, distinguendo chiaramente ciò che serve al decoro da ciò che può davvero garantire l’igiene pubblica. Altrimenti rimarrà una di quelle regole che producono soprattutto burocrazia, multe potenziali e l’illusione di avere risolto un problema.

GEO: Alessandria, Piemonte, Italia

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Immagine creata con intelligenza artificiale – a solo scopo illustrativo.


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