SCRITTORI SI NASCE O SI DIVENTA? DI GIUSEPPINA DE BIASE

Nel mondo dell’editoria esiste un malinteso sempre più diffuso: l’idea che per essere considerati scrittori serva un pezzo di carta. Il mercato si è riempito di concorsi a pagamento che mettono in palio “attestati di merito” e accademie che promettono “diplomi da scrittore”.
La realtà, però, è molto diversa. Nessun editore serio chiederà mai un attestato prima di leggere il manoscritto. Nel mondo della letteratura, l’unico vero biglietto da visita è la qualità di quello che si scrive.
Molti concorsi letterari non sono altro che una tassa sul sogno barattando il proprio denaro con l’illusione di una visibilità che non arriverà mai.
Promettono diplomi, targhe e inserimenti in antologie che poi nessuno comprerà, se non gli autori stessi.
Questi riconoscimenti hanno valore zero per il mercato editoriale maggiore. Gli agenti letterari e i direttori editoriali delle grandi case editrici non guardano le qualifiche, ma lo stile, la trama e la voce dell’autore. Un attestato appeso al muro non renderà un testo debole più interessante.
Allora cosa serve davvero per diventare uno scrittore? Se i concorsi di attestati sono una perdita di tempo e denaro, come si impara davvero a scrivere e a farsi notare?
La strada è fatta di pratica concreta e studio individuale.
Bisogna scrivere ogni giorno, la scrittura è un muscolo che richiede allenamento costante, fallimenti e riscritture.
Invece di accumulare diplomi sterili, attestati di concorsi a pagamento, un aspirante autore dovrebbe concentrarsi su obiettivi che creano valore reale per il proprio percorso.
Partecipare solo a premi di grande rilievo nazionale (spesso gratuiti o con quote simboliche) dove la giuria è composta da critici veri.
La scrittura non è una professione burocratica che richiede una licenza per essere esercitata. Non lasciamoci ingannare, il nostro unico giudice sarà sempre il lettore e l’onestà verso noi stessi.
Come scrittrice IO ho scelto di non guardare nessuno, di non cercare il riflesso del mio valore in una pergamena a pagamento o nel giudizio di una giuria distratta. Scrivo partendo dalle mie emozioni, dal mio vissuto e dalla mia verità. Perché alla fine, la vera letteratura non si misura con i trofei comprati, ma con l’intensità di ciò che si riesce a trasmettere a chi legge.

Commenti