Rifiuti ad Alessandria, qualcosa si muove ma il ritardo resta: differenziata, pulizia e futuro di AMAG Ambiente

Mani con guanti separano carta, vetro, plastica, metalli e rifiuti organici in contenitori colorati, accanto agli strumenti per la pulizia.
Differenziare correttamente i rifiuti e rispettare gli spazi comuni sono gesti essenziali per una città più pulita.

Alessandria sta cercando di riorganizzare il proprio sistema di raccolta dei rifiuti, ma parte da una situazione ancora molto distante dagli obiettivi regionali e dai risultati raggiunti dagli altri capoluoghi piemontesi. Campagne informative, ampliamento progressivo del porta a porta, controlli contro gli abbandoni e ricerca di un partner industriale rappresentano le principali iniziative avviate. Restano però le segnalazioni sulla pulizia, le discariche abusive e le difficoltà organizzative denunciate dai sindacati, che hanno proclamato uno sciopero dei dipendenti di AMAG Ambiente per il 21 settembre 2026.

Pier Carlo Lava

Il dato ufficiale più recente attraverso il quale è possibile confrontare Alessandria con gli altri capoluoghi piemontesi è riferito al 2024. La città si è fermata al 49,8% di raccolta differenziata, mentre la media regionale ha raggiunto il 68,9%. Tra i capoluoghi piemontesi soltanto Torino, con il 57,4%, è rimasta insieme ad Alessandria sotto la soglia del 65%, pur ottenendo un risultato superiore a quello alessandrino.

Ancora più significativo è il quantitativo di rifiuto urbano residuo prodotto: 323,6 chilogrammi per abitante in un anno. Per comprendere le dimensioni del problema basta confrontarlo con Novara, dove il residuo è stato di 113,4 chilogrammi per abitante. Alessandria ne ha quindi prodotto quasi tre volte tanto.

Non è soltanto una classifica ambientale. Una maggiore quantità di rifiuto indifferenziato comporta costi più elevati per il trattamento e lo smaltimento, con conseguenze che possono riflettersi sulla TARI pagata da famiglie e attività economiche.

La Regione ha inoltre evidenziato che, escludendo Alessandria e Valenza, il Consorzio alessandrino raggiungerebbe una percentuale di raccolta differenziata dell’81,8%, invece del 54% complessivo. Il problema non riguarda quindi nello stesso modo l’intera provincia: sono soprattutto i due centri più popolosi, e in particolare il capoluogo, a frenare il risultato del territorio.

Una crescita dichiarata, ma non ancora misurabile con un dato consolidato

L’Amministrazione comunale ha dichiarato che negli ultimi anni la raccolta differenziata sarebbe cresciuta del 5% grazie al ripristino della vigilanza ambientale, alle fototrappole, all’ampliamento del porta a porta, alla riorganizzazione degli impianti e delle officine e alle nuove campagne di comunicazione.

La dichiarazione rappresenta un segnale incoraggiante, ma deve essere interpretata correttamente. Nelle informazioni pubblicamente disponibili non compare ancora un dato annuale consolidato del 2026 che permetta di stabilire la percentuale effettivamente raggiunta dalla città.

Non sarebbe quindi corretto aggiungere automaticamente cinque punti al 49,8% registrato nel 2024. Bisognerà attendere dati completi e confrontabili per sapere quanto Alessandria abbia realmente recuperato e quanto rimanga ancora da fare per raggiungere l’obiettivo del 65%.

Nell’aprile 2026 è stata avviata la campagna “Perché noi no?”, promossa dal Consorzio di Bacino Alessandrino in collaborazione con il Comune e AMAG Ambiente. Commercianti, insegnanti, studenti e lavoratori sono diventati i volti dell’iniziativa, con l’obiettivo di convincere i cittadini a separare correttamente i materiali e a considerare la raccolta differenziata una responsabilità condivisa.

La comunicazione è certamente utile, ma dovrà essere accompagnata da risultati verificabili. Non è sufficiente invitare i cittadini a cambiare abitudini: occorre anche garantire contenitori adeguati, calendari comprensibili, passaggi puntuali e informazioni facilmente accessibili.

Nel centro storico la sperimentazione parte gradualmente

Dal 18 maggio è iniziata, in una prima area del centro storico, la sperimentazione che prevede un solo passaggio settimanale per la raccolta porta a porta dei rifiuti indifferenziati. La misura dovrebbe essere estesa progressivamente alle altre zone interessate e proseguire fino al 31 dicembre 2026.

È importante precisare questo aspetto: la modifica non riguarda ancora indistintamente tutte le vie del centro storico. Le utenze coinvolte vengono informate preventivamente da AMAG Ambiente sulle nuove modalità e sul giorno nel quale esporre il rifiuto residuo.

La finalità è spingere famiglie e attività a separare meglio i materiali riciclabili, riducendo la quantità conferita nell’indifferenziato. In teoria, diminuire la frequenza di raccolta del residuo può incoraggiare comportamenti più corretti. Il sistema, però, può funzionare soltanto se viene accompagnato da un monitoraggio costante.

Se i passaggi vengono rispettati e i cittadini differenziano correttamente, la sperimentazione può produrre risultati positivi. Se invece si verificano ritardi, esposizioni fuori orario, sacchi abbandonati o problemi legati alla capacità dei contenitori, il rischio è quello di aumentare il degrado nelle strade più frequentate del centro.

Sarà quindi necessario conoscere non soltanto quante zone verranno progressivamente coinvolte, ma anche quali criticità emergeranno, quante segnalazioni saranno ricevute e quali modifiche verranno introdotte prima di rendere definitivo il nuovo sistema.

Abbandoni e pulizia: responsabilità differenti ma inseparabili

I controlli contro l’abbandono dei rifiuti stanno producendo alcuni risultati documentati. A giugno, a Valmadonna, la Polizia Locale ha individuato il titolare di un’impresa proveniente da fuori Alessandria mentre abbandonava bancali, sfalci e materiali di risulta. La persona è stata denunciata e obbligata a rimuovere quanto scaricato.

Nel mese di luglio sono state avviate verifiche anche nella zona artigianale D5 di Spinetta Marengo, dopo il ritrovamento di numerosi sacchi contenenti rifiuti indifferenziati lasciati intorno ai cassonetti.

Sono episodi che dimostrano come una parte del degrado dipenda da comportamenti consapevolmente scorretti. Nessun servizio, per quanto organizzato, può mantenere pulita una città se alcune persone continuano a utilizzare strade, fossati e piazzole come discariche.

Le fototrappole, la vigilanza ambientale e le sanzioni sono quindi strumenti necessari. È altrettanto importante rendere semplici e accessibili i servizi regolari: ritiro degli ingombranti, centri di raccolta, conferimento degli sfalci e indicazioni su come smaltire correttamente le diverse tipologie di rifiuto.

Attribuire però ogni problema esclusivamente all’inciviltà dei cittadini sarebbe ingiusto. AMAG Ambiente e Comune devono garantire frequenze adeguate, mezzi funzionanti, cestini svuotati, marciapiedi puliti e interventi rapidi dopo le segnalazioni.

Il comportamento individuale e l’efficienza del servizio sono responsabilità differenti, ma entrambe indispensabili. Chi abbandona i rifiuti deve essere individuato e sanzionato; chi gestisce il servizio deve assicurare che raccolta e spazzamento vengano effettuati secondo quanto programmato.

AMAG Ambiente mette a disposizione un calendario dello spazzamento con le indicazioni delle vie e degli orari nei quali occorre spostare le automobili. Sarebbe però utile conoscere anche il risultato effettivo degli interventi: quali strade sono state pulite, quali passaggi non sono stati eseguiti e quando verranno recuperati.

La pubblicazione di un calendario non dimostra automaticamente che ogni servizio sia stato effettuato. Per una valutazione trasparente servirebbero dati sulle percorrenze dei mezzi, sugli interventi manuali, sulle segnalazioni ricevute e sui tempi necessari per risolverle.

Una società mista per il futuro del servizio

La novità politica e amministrativa più rilevante riguarda il percorso per l’ingresso di un partner industriale privato nella futura struttura societaria di AMAG Ambiente.

Secondo quanto comunicato dal Comune, la nuova società dovrebbe rimanere a maggioranza pubblica, con il 51% delle quote complessivamente detenuto dalla componente pubblica. Al Comune sarebbe inoltre attribuito un ruolo prevalente nella governance, attraverso la nomina del presidente e di due terzi del consiglio di amministrazione.

È quindi più corretto parlare di futura società mista a maggioranza pubblica, evitando di affermare che il 51% sarà necessariamente detenuto dal solo Comune.

Secondo AMAG, il nuovo socio industriale dovrebbe contribuire a reperire le risorse necessarie per rinnovare i mezzi, estendere il porta a porta e riorganizzare il servizio. L’azienda ha stimato in circa 10 milioni di euro gli investimenti necessari, precisando che tali risorse non sarebbero attualmente disponibili all’interno del solo gruppo pubblico.

Quella dei 10 milioni è una stima espressa da AMAG, non una somma già stanziata o garantita. Gli investimenti effettivi, i tempi di realizzazione e gli obblighi del futuro partner dovranno risultare dagli atti della gara e dagli accordi definitivi.

La maggioranza presenta l’apertura al socio industriale come uno strumento necessario per ottenere capitali, migliorare il servizio e raggiungere gli obiettivi regionali. La Lega, attraverso il capogruppo Mattia Roggero, considera invece la cessione parziale la dimostrazione dell’incapacità dell’Amministrazione di gestire direttamente una società pubblica strategica.

Roggero ha inoltre rivendicato gli emendamenti approvati a tutela dei dipendenti, tra cui la continuità dei rapporti di lavoro, il mantenimento dell’anzianità, dell’inquadramento e dei diritti acquisiti, oltre al confronto preventivo con le organizzazioni sindacali prima dell’approvazione definitiva degli atti di gara.

Sono posizioni politiche contrapposte che devono essere correttamente attribuite. Saranno le condizioni concrete della procedura a permettere di giudicare l’operazione: quanto investirà il nuovo socio, quali obiettivi dovrà raggiungere, quali penali verranno applicate in caso di disservizi e quali strumenti di controllo resteranno nelle mani pubbliche.

Possedere il 51% delle quote non garantisce automaticamente un servizio efficiente. Servono un contratto chiaro, standard misurabili e controlli pubblici capaci di intervenire quando gli obblighi non vengono rispettati.

Lo sciopero proclamato per il 21 settembre

In questo quadro si inserisce lo sciopero di 24 ore dei dipendenti di AMAG Ambiente, proclamato da Fp-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti per lunedì 21 settembre 2026.

Le organizzazioni sindacali hanno indicato tra le motivazioni la carenza di personale, le condizioni giudicate insoddisfacenti di alcuni mezzi, la mancanza di attrezzature ritenute indispensabili e la mancata applicazione di precedenti accordi raggiunti in Prefettura.

Si tratta delle contestazioni avanzate dai sindacati. L’azienda ha respinto diverse accuse, sostenendo di avere programmato nuove assunzioni e dichiarandosi disponibile a riaprire il confronto con le rappresentanze dei lavoratori.

Al 25 agosto lo sciopero risulta proclamato, ma potrebbe essere revocato qualora le parti raggiungessero un’intesa prima del 21 settembre. Sarà quindi necessario verificare eventuali aggiornamenti nelle settimane precedenti alla mobilitazione.

Le condizioni dei lavoratori incidono direttamente sulla qualità del servizio. Se il personale è insufficiente o se una parte dei mezzi non è disponibile, diventa più difficile rispettare i turni di raccolta, lo spazzamento e gli interventi straordinari.

La vertenza non può quindi essere considerata soltanto una questione interna all’azienda. Può rappresentare un indicatore delle difficoltà organizzative che AMAG Ambiente dovrà affrontare indipendentemente dall’ingresso del nuovo partner industriale.

A mio parere, Alessandria non ha bisogno di nuove promesse generiche, ma di un programma pubblico accompagnato da numeri leggibili: percentuale mensile di raccolta differenziata, quantità di residuo prodotto, frequenza effettiva dello spazzamento, numero delle discariche rimosse, tempi di risposta alle segnalazioni, condizioni dei mezzi e andamento della TARI.

La città potrà essere considerata più pulita non quando verrà lanciata una nuova campagna pubblicitaria, ma quando i cittadini vedranno meno sacchi abbandonati, cassonetti svuotati regolarmente, marciapiedi curati e strade pulite anche nei quartieri e nei sobborghi.

I controlli e le sanzioni sono necessari, così come è indispensabile chiedere ai cittadini maggiore responsabilità. Ma chi paga la TARI ha diritto anche a conoscere la qualità del servizio ricevuto e a verificare se gli interventi annunciati stiano realmente riducendo il ritardo accumulato da Alessandria.

GEO: Alessandria, Piemonte, Italia

Siti: Alessandria PostItalian News Post

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Crediti immagine: Immagine originale generata con intelligenza artificiale. La scena è rappresentativa e non documenta persone, luoghi o interventi realmente avvenuti.

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