| Gli alberi creano ombra, rinfrescano gli spazi urbani e proteggono le persone più fragili dagli effetti delle temperature estreme. |
Ricevo e condivido pienamente l’articolo che Renzo Penna, amico di vecchia data, mi ha inviato e che è stato pubblicato sul sito alessandrino Città Futura. La sua riflessione affronta un problema che non possiamo più considerare eccezionale: le ondate di calore stanno trasformando le nostre città in luoghi sempre più difficili da abitare, soprattutto per anziani, bambini, persone fragili e cittadini costretti a vivere in quartieri dominati da asfalto e cemento. Piantare alberi e difendere quelli esistenti non rappresenta un vezzo estetico, ma una scelta concreta di salute pubblica e di adattamento climatico.
Pier Carlo Lava
Città sempre più calde e impermeabili
Nel suo intervento, intitolato “Per contrastare le ondate di calore le nostre città hanno bisogno di più verde e più alberi”, Renzo Penna parte dalle conseguenze prodotte dall’utilizzo sistematico dei combustibili fossili, iniziato con la rivoluzione industriale e cresciuto insieme alla domanda energetica delle industrie e del sistema dei trasporti.
L’aumento delle emissioni di gas serra ha contribuito al riscaldamento globale, mentre gli alberi, attraverso la fotosintesi, svolgono una funzione fondamentale nell’assorbimento dell’anidride carbonica e nella produzione di ossigeno. I boschi italiani, cresciuti anche a causa dell’abbandono delle attività agricole nelle zone collinari e montane, rappresentano un’importante risorsa naturale. Questo incremento, tuttavia, non risolve il problema delle città, nelle quali si concentra la maggior parte della popolazione e dove il verde continua spesso a essere insufficiente o distribuito in modo diseguale.
Le ondate di calore dell’estate 2026 hanno reso il problema ancora più evidente. Asfalto, cemento, edifici e traffico trattengono e producono calore, favorendo la formazione delle cosiddette isole di calore urbane. Nelle aree maggiormente costruite la temperatura può essere sensibilmente superiore rispetto alle campagne circostanti, con conseguenze particolarmente pesanti durante la notte, quando strade e palazzi restituiscono il calore accumulato durante il giorno.
A questo si aggiunge l’impermeabilizzazione del terreno. Le superfici asfaltate impediscono all’acqua di infiltrarsi naturalmente nel suolo e trasformano le precipitazioni più intense in un potenziale pericolo. Una città con pochi alberi e pochi terreni permeabili è quindi contemporaneamente più esposta al caldo, agli allagamenti e al peggioramento della qualità dell’aria.
Alessandria e il peso della Pianura Padana
Il ragionamento di Penna assume un significato particolare per Alessandria e per numerosi centri della provincia. La posizione geografica nella Pianura Padana espone il territorio a condizioni critiche per la qualità dell’aria, mentre durante l’estate Alessandria raggiunge frequentemente temperature fra le più elevate del Piemonte.
Le persone più vulnerabili pagano il prezzo maggiore. Gli anziani, i bambini, chi soffre di patologie cardiovascolari o respiratorie e chi vive solo rischiano maggiormente gli effetti delle temperature estreme. Anche le differenze sociali diventano evidenti: non tutti dispongono di abitazioni ben isolate, climatizzatori o possibilità di allontanarsi dalla città nei giorni più caldi.
Per questo motivo il verde urbano deve essere considerato una vera infrastruttura sanitaria e ambientale. Un albero non è soltanto un elemento decorativo. La sua chioma crea ombra, riduce il riscaldamento del suolo, contribuisce a umidificare l’aria, trattiene parte delle polveri e offre riparo a numerose specie animali. Filari alberati, parchi e giardini possono inoltre attenuare il rumore e rendere più piacevoli e vivibili gli spazi pubblici.
Un albero per ogni abitante
Penna riprende l’appello “Un albero in più”, lanciato nel 2019 da Carlo Petrini, Stefano Mancuso e Domenico Pompili a nome delle comunità “Laudato si’”. La proposta prevedeva la messa a dimora in Italia di sessanta milioni di piante, idealmente una per ogni abitante.
L’indicazione di un albero per ogni cittadino conserva una grande forza simbolica, ma deve essere accompagnata da una programmazione seria. Non basta organizzare una giornata pubblica, mettere a dimora alcune giovani piante e dimenticarsene. Occorre scegliere specie adatte al clima e al terreno, garantire lo spazio necessario allo sviluppo delle radici, programmare l’irrigazione nei primi anni e controllare nel tempo la salute degli esemplari.
La forestazione urbana richiede conoscenze scientifiche, continuità amministrativa e risorse destinate alla manutenzione. Gli alberi piantati devono essere messi nelle condizioni di sopravvivere e crescere. Soltanto così potranno sviluppare chiome capaci di produrre ombra e offrire benefici reali alla città.
Allo stesso tempo è indispensabile proteggere gli alberi adulti già presenti. Una pianta giovane non può sostituire immediatamente un grande albero abbattuto, perché occorrono molti anni prima che raggiunga dimensioni e capacità ambientali paragonabili. Ogni abbattimento dovrebbe quindi essere motivato da ragioni documentate di sicurezza o da condizioni fitosanitarie non recuperabili, prevedendo adeguate compensazioni.
Scuole e parcheggi da ripensare
Tra le proposte più interessanti avanzate da Renzo Penna vi è quella di trasformare i cortili delle scuole in spazi più verdi. Gli edifici scolastici dovrebbero diventare luoghi protetti dal caldo, dotati di alberature, terreni permeabili e aree nelle quali bambini e ragazzi possano trascorrere il tempo all’aperto senza essere circondati soltanto da cemento.
La presenza del verde nelle aree scolastiche non avrebbe soltanto una funzione climatica. Potrebbe diventare uno strumento educativo attraverso il quale avvicinare gli studenti alla natura, alla biodiversità e alla cura dei beni comuni.
Un altro grande problema riguarda i parcheggi. Ad Alessandria, come ricorda Penna, molte vaste aree di sosta, comprese quelle situate davanti ai supermercati, sono distese quasi completamente asfaltate e prive di un’ombreggiatura adeguata. Durante l’estate diventano enormi superfici roventi che accumulano calore e lo rilasciano nell’ambiente.
Le alberature dovrebbero essere distribuite in modo da garantire ombra agli automezzi e alle persone, lasciando attorno a ogni pianta una superficie libera e protetta. Anche la pavimentazione dovrebbe essere permeabile, affinché l’acqua piovana possa essere assorbita dal terreno anziché confluire immediatamente nella rete di smaltimento.
Il verde non è un problema in più
Uno dei passaggi centrali dell’articolo di Renzo Penna riguarda le responsabilità della politica e delle strutture tecniche di Regioni, Province e Comuni. Per troppo tempo il verde pubblico è stato trattato come un costo accessorio, un ornamento o un problema di manutenzione, invece di essere riconosciuto come parte essenziale della pianificazione urbana.
Il Consiglio comunale di Alessandria approvò nel 2017, all’unanimità e su proposta dei gruppi SEL e Movimento 5 Stelle, un regolamento per la messa a dimora e la tutela degli alberi. Come osserva Penna, un buon regolamento produce risultati soltanto quando viene applicato con continuità e puntualità.
È quindi necessario conoscere lo stato del patrimonio arboreo, programmare le sostituzioni, curare gli alberi esistenti e valutare ogni nuovo progetto urbanistico anche sotto il profilo ambientale. Una strada, una piazza, una scuola o un parcheggio non dovrebbero più essere progettati senza prevedere ombra, verde e capacità di assorbimento dell’acqua.
Una scelta che riguarda il futuro di Alessandria
Condivido pienamente il messaggio di Renzo Penna. Alessandria non può limitarsi a reagire alle emergenze distribuendo raccomandazioni nei giorni più caldi. Deve prepararsi a estati nelle quali le alte temperature e gli eventi meteorologici estremi potrebbero ripetersi con maggiore frequenza.
Servono un censimento aggiornato del patrimonio arboreo, un piano pluriennale di forestazione urbana, maggiori tutele per gli alberi adulti, nuovi interventi nei quartieri con meno verde e un controllo sulla sopravvivenza delle piante messe a dimora. Le priorità dovrebbero essere scuole, parcheggi, fermate degli autobus, strutture sanitarie, case di riposo, piazze e percorsi pedonali.
Un albero non elimina da solo il cambiamento climatico, ma molti alberi ben scelti, curati e distribuiti possono rendere una città sensibilmente più vivibile. La sfida non consiste soltanto nel piantare: significa cambiare il modo nel quale immaginiamo e amministriamo gli spazi urbani.
Ringrazio Renzo Penna per avermi inviato il suo articolo e Città Futura di Alessandria per averlo pubblicato. È una riflessione che merita di essere letta e condivisa, perché riguarda la qualità dell’aria che respiriamo, la salute delle persone e la città che intendiamo lasciare alle generazioni future.
Nel suo intervento Renzo Penna richiama anche l’articolo di Mario Tozzi, “Gli alberi sono i veri condizionatori”, pubblicato su La Stampa il 5 agosto 2026. Un riferimento che rafforza il principio centrale della sua riflessione: gli alberi non si limitano a trasferire il calore, come fanno i climatizzatori, ma contribuiscono concretamente a ridurlo attraverso l’ombra e l’evapotraspirazione.
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