Monopattini ed e-bike nelle aree pedonali: il divieto proposto da Priano è davvero la soluzione?

Agente della Polizia Locale invita un conducente di monopattino e una ciclista su e-bike a fermarsi in una strada pedonale frequentata da anziani e famiglie.
Monopattini e biciclette elettriche nelle aree pedonali: la sicurezza richiede regole chiare, segnaletica comprensibile e controlli effettivi.

La sicurezza dei pedoni è un problema reale, ma il Codice della strada consente già ai monopattini di circolare a non più di 6 chilometri orari. Il Comune può introdurre restrizioni motivate, però deve chiarire perché vietare tutte le biciclette elettriche, lasciando eventualmente circolare quelle tradizionali

L’investimento di una donna di 81 anni avvenuto il 29 maggio in corso Roma ha riportato al centro del dibattito alessandrino la convivenza tra pedoni, monopattini e biciclette elettriche. La mozione presentata dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia Fabrizio Priano propone di vietare il passaggio dei monopattini elettrici e delle biciclette a pedalata assistita nella zona pedonale di Alessandria, accompagnando la misura con nuova segnaletica, maggiori controlli e una campagna informativa. La tutela di anziani, bambini e persone fragili è un obiettivo difficilmente contestabile, ma prima di introdurre un divieto generalizzato occorre distinguere ciò che è già vietato, ciò che il Comune può decidere e ciò che richiederebbe soprattutto controlli più efficaci.

Pier Carlo Lava

La proposta attuale è più circoscritta rispetto alla mozione presentata dallo stesso Priano nel 2024, che chiedeva di estendere il divieto anche alle ZTL e, più genericamente, al centro cittadino compreso all’interno degli spalti. La nuova mozione, iscritta all’ordine del giorno del Consiglio comunale come mozione numero 13 del 2026, concentra invece il divieto sulla zona pedonale, limitandosi a chiedere una valutazione per eventuali ulteriori restrizioni nelle altre parti del centro.

È una differenza importante. Un conto è proteggere uno spazio destinato principalmente ai pedoni, un altro è escludere due mezzi di mobilità sostenibile da un’area urbana molto più estesa, nella quale si trovano abitazioni, attività commerciali e servizi.

I monopattini possono già circolare, ma soltanto a 6 chilometri orari

La normativa nazionale non vieta attualmente ai monopattini elettrici di entrare nelle aree pedonali. La legge 160 del 2019, successivamente modificata, stabilisce però che in questi spazi non possano superare la velocità di 6 chilometri orari, poco più dell’andatura di una persona che cammina velocemente. Sui marciapiedi, invece, il monopattino non può circolare: deve essere condotto a mano.

Pertanto, chi attraversa corso Roma o un’altra area pedonale a velocità sostenuta è già in violazione delle regole. Il primo problema da affrontare non è necessariamente l’assenza di una norma, ma la capacità di far rispettare quella esistente.

Il Comune dispone comunque di margini per disciplinare la circolazione nei centri abitati. L’articolo 7 del Codice della strada attribuisce all’amministrazione comunale il compito di delimitare le aree pedonali e le ZTL, tenendo conto della sicurezza della circolazione, della salute, dell’ordine pubblico, del patrimonio ambientale e delle condizioni del territorio. Eventuali restrizioni devono però essere adottate attraverso un provvedimento motivato, riferito ad aree chiaramente individuate e accompagnato dalla prescritta segnaletica.

Dire che il Comune non possa intervenire in assoluto sarebbe quindi eccessivo. Allo stesso tempo, la mozione non può trasformarsi automaticamente in un divieto esteso senza una valutazione tecnica della Polizia Locale e degli uffici della mobilità. Occorre dimostrare che la limitazione sia necessaria e proporzionata e che non esistano soluzioni meno penalizzanti capaci di garantire lo stesso livello di sicurezza.

Perché vietare le e-bike e non tutte le biciclette?

Il punto più discutibile della proposta riguarda l’equiparazione tra monopattini e biciclette elettriche. Il Codice della strada considera normali velocipedi le biciclette a pedalata assistita con motore ausiliario entro i limiti di legge, la cui assistenza si riduce e si interrompe quando si raggiungono i 25 chilometri orari oppure quando il ciclista smette di pedalare. Lo stabilisce l’articolo 50 del Codice della strada.

Una e-bike regolare, quindi, non è assimilata a un ciclomotore. È giuridicamente una bicicletta e può essere utilizzata anche da anziani, lavoratori e persone che hanno difficoltà ad affrontare lunghi percorsi con un mezzo esclusivamente muscolare.

Da qui nasce la domanda che la mozione dovrebbe chiarire: perché vietare una bicicletta soltanto perché dotata di pedalata assistita, consentendo eventualmente il passaggio di una bicicletta tradizionale che può raggiungere la stessa velocità o persino superarla? Il pericolo per un pedone non dipende esclusivamente dal tipo di propulsione, ma soprattutto dalla velocità, dall’affollamento, dalla prudenza del conducente e dalle dimensioni del mezzo.

Le biciclette elettriche modificate, dotate di potenza superiore o capaci di continuare a spingere oltre i limiti previsti, costituiscono un problema diverso: quando non rispettano le caratteristiche stabilite dalla legge vengono considerate ciclomotori e sono già soggette a obblighi e sanzioni differenti. Non sarebbe corretto utilizzare il comportamento irregolare di questi mezzi per vietare indiscriminatamente tutte le e-bike conformi.

Il Codice contiene già una regola utile anche per le biciclette. L’articolo 182 stabilisce che i ciclisti debbano scendere e condurre il veicolo a mano quando, a causa delle condizioni della circolazione, rappresentano un intralcio o un pericolo per i pedoni. Anche in questo caso il problema principale sembra essere l’applicazione della norma.

Un divieto senza controlli rischia di restare soltanto un cartello

La mozione chiede correttamente maggiore segnaletica, controlli della Polizia Locale e campagne di sensibilizzazione. Sono però proprio questi aspetti a determinare l’efficacia della proposta. Se oggi risulta difficile verificare il rispetto del limite di 6 chilometri orari, domani occorrerebbe controllare sistematicamente che nessuno percorra l’area in monopattino o in e-bike.

Bisognerebbe inoltre precisare se il divieto riguarderebbe soltanto la circolazione in sella oppure anche il semplice passaggio con il mezzo condotto a mano. Vietare a una persona di attraversare corso Roma spingendo una bicicletta elettrica o un monopattino sarebbe difficilmente comprensibile e probabilmente sproporzionato. La formula “divieto di passaggio” dovrebbe quindi essere sostituita da una disposizione tecnicamente più precisa.

Prima di decidere sarebbe utile conoscere il numero degli incidenti e delle violazioni rilevate nella zona pedonale, distinguendo tra monopattini, e-bike e biciclette tradizionali. Un singolo episodio, per quanto serio, può giustificare un’accelerazione dei controlli e una riflessione politica, ma una limitazione permanente dovrebbe poggiare su dati più ampi: numero degli investimenti, fasce orarie maggiormente critiche, punti di conflitto e velocità effettivamente rilevate.

Anche i costi, sebbene certamente inferiori a quelli ipotizzabili per il progetto del DNA canino, non sono inesistenti. Nuovi cartelli, campagne informative e soprattutto pattuglie dedicate richiedono risorse e personale. In un Comune con margini finanziari e organici limitati sarebbe opportuno specificare come effettuare i controlli senza sottrarre agenti ad altre attività di sicurezza urbana.

Una sperimentazione mirata sarebbe più equilibrata

La proposta di Priano non è priva di ragioni e non dovrebbe essere respinta soltanto perché proviene dall’opposizione. Le aree pedonali devono essere prima di tutto luoghi nei quali anziani, bambini e persone con disabilità possano muoversi senza sentirsi minacciati da mezzi condotti ad alta velocità. Dopo l’incidente di corso Roma, ignorare il problema sarebbe un errore.

Un divieto uniforme per tutti i monopattini e per tutte le biciclette elettriche, però, rischia di confondere mezzi diversi e di colpire anche comportamenti perfettamente responsabili. Una soluzione più equilibrata potrebbe prevedere l’obbligo di condurre a mano monopattini e biciclette nelle vie e nelle fasce orarie caratterizzate dal maggiore affollamento, mantenendo la circolazione a velocità ridotta negli altri momenti. Il provvedimento potrebbe essere sperimentato per alcuni mesi, accompagnato da cartelli chiari, controlli effettivi e una successiva relazione sugli incidenti e sulle violazioni.

La discussione non deve ridursi alla scelta tra libertà assoluta e divieto totale. La sicurezza dei pedoni richiede regole comprensibili e applicabili. La mozione ha il merito di sollevare un problema reale, ma prima dell’approvazione dovrebbe distinguere meglio monopattini, e-bike regolari e biciclette tradizionali, delimitare con precisione le aree interessate e spiegare come il Comune intenda far rispettare la misura.

Un nuovo divieto ha senso soltanto se è più efficace delle regole che esistono già. Altrimenti rischia di aggiungere un altro cartello nel centro di Alessandria senza modificare davvero i comportamenti pericolosi.

Fonti consultate

GEO: Alessandria, Piemonte, Italia – corso Roma, centro storico, area pedonale urbana, Comune di Alessandria e Consiglio comunale.

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