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| Il vestito rosso, la città silenziosa e l’orologio fermo sulle tre rappresentano l’attesa e il ricordo di una persona lontana. |
In “Le tre”, Paolo Staglianò trasforma un’ora apparentemente qualsiasi in una condizione dell’anima. Le tre del pomeriggio non indicano soltanto il tempo segnato dall’orologio, ma diventano il punto nel quale la città, i ricordi e la vita del protagonista sembrano essersi fermati. Tra un barbiere distratto, un mercatino delle pulci, una tabaccheria piena di rock e un viaggio in automobile, emerge gradualmente la vera protagonista della poesia: l’assenza di una donna che ha lasciato la città e, insieme, un vuoto impossibile da ignorare.
Pier Carlo Lava
La poesia “Le tre”, tratta dalla raccolta L’ultima Yale, comincia dentro una situazione assolutamente quotidiana. Il poeta è dal barbiere in un sabato pomeriggio stranamente deserto. Chiede una semplice spuntatina, ma l’uomo, presbite e protetto da grossi occhiali, lo ferisce a un orecchio. Il barbiere attribuisce il sangue a un foruncolo e il protagonista finge di credergli perché si tratta di un vecchio amico.
È un episodio quasi comico, raccontato con leggerezza, ma sotto questa superficie si percepisce immediatamente un’inquietudine. Il tempo non procede: terminato un gesto ne comincia un altro, cambia il luogo, mutano gli oggetti, ma sono sempre le tre. L’ora ritorna come un ritornello e finisce per avvolgere l’intera composizione.
Anche la città sembra galleggiare fuori dal tempo, accompagnata da un adagio di Albinoni. L’immagine suggerisce lentezza, malinconia e una solennità quasi funebre. Le strade non sono descritte direttamente: prendono forma attraverso i piccoli luoghi frequentati dal protagonista e attraverso gli oggetti che incontra. È una città ricostruita per frammenti, osservata da qualcuno che continua a muoversi senza riuscire veramente ad andare da nessuna parte.
Al mercatino delle pulci il poeta compra un vestito rosso e decide di conservarlo aspettando il ritorno della donna amata. Il colore interrompe per un momento il grigiore del pomeriggio e rappresenta una promessa ancora viva. Il vestito non è destinato al presente, ma a un futuro incerto: è un dono sospeso, affidato alla speranza che l’assenza non sia definitiva.
Seguono deodoranti, profumi inglesi, abiti scontati e altri oggetti incontrati durante il vagabondaggio. È una specie di inventario disordinato della contemporaneità. Le cose possono essere acquistate, consumate o dimenticate, ma non riescono a colmare ciò che manca. Il verso nel quale gli articoli in vendita sono “a sconto come le nostre vite” introduce una nota amara: non sono soltanto le merci ad avere perduto valore, ma anche le esistenze, i rapporti e le attese.
La ricerca di una “manciata di yerba mala” capace di annientare i ricordi esprime il desiderio impossibile di liberarsi dal passato. Il protagonista vorrebbe trovare, fra le tante merci disponibili alle tre del pomeriggio, anche un rimedio contro la memoria. Ma proprio il suo continuo muoversi dimostra che quel rimedio non esiste.
Il poeta tenta allora la sorte giocando dei numeri in una tabaccheria “gonfia di rock”. Anche questa immagine vive di contrasti: il locale è pieno di musica ma, interiormente, il protagonista resta vuoto come le bottiglie di Chivas che ricorda. Il rumore del mondo non riesce a coprire il silenzio lasciato dall’assenza.
La parte conclusiva è la più intensa. Alle tre non si torna a casa, perché la casa costringerebbe probabilmente il protagonista a confrontarsi con la solitudine. Meglio continuare a guidare, ascoltare il notiziario e poi spegnerlo. Non esistono notizie veramente importanti quando il tempo personale si è fermato: ciò che accade nel mondo sembra irrilevante rispetto alla partenza della persona amata.
Il pensiero finale è costruito su una dolorosa contraddizione. A volte il poeta crede che lei abbia fatto bene ad andarsene da quella città immobile. Subito dopo comprende però che, se non fosse partita, forse non si sarebbe mai accorto di vivere in una realtà dove sono sempre le tre.
L’assenza diventa quindi uno strumento di conoscenza. La perdita ferisce, ma costringe anche a vedere ciò che prima era nascosto dall’abitudine. La donna non ha lasciato soltanto un uomo: con la sua partenza ha rivelato l’immobilità della città e di un’intera esistenza.
La scrittura di Staglianò procede attraverso frammenti, associazioni e improvvisi spostamenti dello sguardo. Il linguaggio è quotidiano, quasi colloquiale, ma gli oggetti più comuni acquistano un valore simbolico. Il barbiere, il sangue, il vestito rosso, il profumo, gli abiti scontati, il gioco dei numeri, la musica e le bottiglie vuote compongono una geografia emotiva nella quale il lettore riconosce il disorientamento di chi cerca qualcosa senza sapere più dove trovarla.
“Le tre” racconta così un pomeriggio e, contemporaneamente, una vita rimasta in attesa. L’orologio continua probabilmente a camminare, ma per il protagonista nulla è davvero accaduto dopo quella partenza. Le tre sono l’ora dell’abbandono, della consapevolezza e di un ritorno ancora sperato, benché forse impossibile.
GEO: Crotone, Calabria, Italia – Cultura, poesia contemporanea e critica letteraria
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Fonte: Testo originale pubblicato sul blog Paolo Staglianò – Blog di poesia.
Crediti: Immagine creata con intelligenza artificiale – a solo scopo illustrativo.
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