La lezione della pandemia: la telemedicina è la nuova sanità, ma non deve sostituire il rapporto umano

Uomo anziano misura la pressione arteriosa mentre conversa a distanza con una dottoressa attraverso un tablet.
La telemedicina permette di seguire a domicilio anziani e pazienti cronici, integrando visite in presenza, televisite e telemonitoraggio.

La pandemia ha mostrato con drammatica chiarezza quanto possa essere fragile una sanità costruita quasi esclusivamente intorno agli ospedali, agli ambulatori e alla presenza fisica del paziente. Quando recarsi dal medico diventò difficile o persino rischioso, telefonate, consulti video, invio digitale dei referti e controlli a distanza permisero di mantenere un contatto con migliaia di persone. Quella risposta nata dall’emergenza oggi può diventare una componente stabile del Servizio sanitario nazionale: non una medicina di serie inferiore, ma un diverso modo di seguire il paziente quando la visita in presenza non è indispensabile.

Pier Carlo Lava

La prima lezione della pandemia è che la cura non coincide necessariamente con il luogo nel quale viene erogata. Per controllare un valore pressorio, verificare l’andamento della glicemia, discutere i risultati di un esame o monitorare alcuni parametri di una persona affetta da una malattia cronica non sempre è necessario costringerla a raggiungere un ospedale. Per un anziano, un disabile o chi vive lontano dai centri sanitari, anche una visita di controllo apparentemente semplice può significare trovare un accompagnatore, affrontare un viaggio e trascorrere ore in attesa.

La telemedicina può ridurre questi disagi, ma sarebbe sbagliato identificarla con una normale telefonata o con una videochiamata improvvisata. È un servizio sanitario organizzato, inserito nel percorso di cura, con responsabilità professionali, strumenti adeguati, protezione dei dati e registrazione delle prestazioni. Comprende la televisita, il teleconsulto tra professionisti, la teleassistenza, il telemonitoraggio e il telecontrollo. Nel maggio 2026 AGENAS ha pubblicato anche un glossario nazionale e modelli orientativi proprio per uniformare definizioni e modalità operative sul territorio italiano. AGENAS – Glossario nazionale di Telemedicina

Dall’emergenza a un nuovo modello di assistenza

La vera rivoluzione riguarda soprattutto le malattie croniche, che assorbono una parte crescente dell’attività sanitaria. Una persona con diabete, ipertensione, insufficienza cardiaca o problemi respiratori deve essere seguita nel tempo, non soltanto quando la situazione peggiora al punto da richiedere il pronto soccorso. Dispositivi collegati, applicazioni validate e centrali di controllo possono consentire agli operatori di osservare l’andamento di alcuni parametri e intervenire quando emergono segnali meritevoli di approfondimento.

Non si tratta di affidare la salute a un algoritmo. I dati devono essere interpretati da medici e professionisti sanitari, ai quali spetta decidere se proseguire il monitoraggio, modificare il percorso assistenziale oppure convocare il paziente per una visita. La tecnologia non formula automaticamente una diagnosi e non elimina la responsabilità clinica: mette a disposizione informazioni più frequenti e può rendere più tempestiva la presa in carico.

In Italia questo passaggio è ormai entrato nella programmazione nazionale. La Piattaforma Nazionale di Telemedicina, presentata da AGENAS nel 2025, combina un coordinamento centrale con i servizi organizzati dalle Regioni e punta a rendere interoperabili sistemi che altrimenti rischierebbero di procedere separatamente. L’obiettivo dichiarato è ridurre le disparità territoriali, sostenere i pazienti cronici e favorire le cure di prossimità. AGENAS – Piattaforma Nazionale di Telemedicina

Il PNRR ha destinato alla telemedicina 1,5 miliardi di euro e ha portato a 300.000 il numero minimo di persone da assistere attraverso questi servizi entro giugno 2026. Il portale della Missione Salute indica il relativo obiettivo come raggiunto. Parallelamente, il nuovo modello territoriale punta a estendere l’assistenza domiciliare ad almeno 842.000 persone con più di 65 anni, anche grazie agli strumenti digitali. Ministero della Salute – Casa come primo luogo di cura e telemedicina

Raggiungere un traguardo numerico, tuttavia, non significa avere già costruito una sanità digitale uniforme e pienamente funzionante. La questione decisiva è capire quale servizio abbia ricevuto ogni paziente, per quanto tempo, con quali risultati e con quale continuità. Il rischio è che la quantità delle prestazioni finisca per contare più della loro qualità.

La telemedicina non è adatta a ogni situazione

Una visita a distanza non può sostituire l’esame obiettivo quando il medico deve auscultare il cuore o i polmoni, palpare una parte del corpo, valutare direttamente una ferita oppure osservare segni clinici difficilmente percepibili attraverso uno schermo. Non è adatta alle emergenze e non deve diventare una scorciatoia utilizzata per compensare automaticamente la carenza di personale o ridurre l’accesso agli ambulatori.

La scelta deve dipendere dalle condizioni della persona, dal tipo di prestazione e dal giudizio del professionista. La vera sanità del futuro sarà ibrida: presenza quando è necessaria, distanza quando è appropriata e utile. Una prima valutazione può richiedere l’incontro diretto, mentre alcuni controlli successivi possono essere effettuati da remoto; un valore anomalo rilevato a casa può determinare una convocazione in ambulatorio; uno specialista può affiancare a distanza il medico che segue il paziente sul territorio.

Esiste poi il problema del divario digitale. Non tutti possiedono uno smartphone recente, una connessione stabile o la capacità di utilizzare applicazioni sanitarie. Proprio anziani, persone fragili e cittadini con un basso livello di alfabetizzazione digitale — tra coloro che potrebbero trarre maggiori benefici dalla telemedicina — rischiano di esserne esclusi. Servono quindi strumenti semplici, assistenza tecnica, possibilità di coinvolgere familiari e caregiver e punti territoriali nei quali un operatore possa aiutare il paziente.

Ugualmente essenziali sono la tutela della riservatezza, la sicurezza informatica e la corretta gestione dei dati. Informazioni cliniche, referti e parametri sanitari non possono viaggiare attraverso canali improvvisati. Il cittadino deve sapere chi accede ai suoi dati, per quale finalità e per quanto tempo vengono conservati.

La pandemia ci ha insegnato che la prossimità non si misura soltanto in chilometri. Un medico può essere fisicamente vicino ma difficilmente raggiungibile; un servizio digitale ben organizzato può invece garantire un contatto regolare e una maggiore continuità. Ma la stessa esperienza ci ha ricordato quanto siano importanti lo sguardo, l’ascolto e la relazione personale.

La telemedicina rappresenta dunque una grande opportunità, a condizione che resti medicina prima ancora che tecnologia. Non deve allontanare il paziente dal medico, ma avvicinare il Servizio sanitario alla sua vita quotidiana. Il futuro non sarà un ospedale chiuso dentro uno schermo: sarà una rete capace di unire domicilio, ambulatorio, territorio e strutture ospedaliere. Questa è la vera lezione lasciata dalla pandemia e la sfida che la nuova sanità deve finalmente affrontare.

GEO: Italia – Telemedicina, sanità digitale, assistenza domiciliare e futuro del Servizio sanitario nazionale.

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Crediti: Immagine creata con intelligenza artificiale – a solo scopo illustrativo.

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