La geometria della luce: Fernando Caruncho e l'architettura del paesaggio come filosofia della natura.


Giardino delle Sette Montagne Fernando Caruncho Lugano

Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo.

Nel panorama dell’architettura del paesaggio contemporanea, pochi maestri hanno saputo restituire alla terra la sua dimensione sacra e intellettuale come Fernando Caruncho (1957–2026). Scomparso a Madrid all’età di 68 anni, Caruncho non è stato un semplice designer di giardini, bensì un filosofo che ha eletto il terreno, la pietra, l’acqua e la luce a strumenti di un’indagine metafisica profonda. In un’epoca dominata dall’artificio e dalla sovrabbondanza decorativa, la sua opera si erge come un inno alla misura, al silenzio e all’armonia classica.

Dalla filosofia platonica alla forma della terra

Per comprendere la poetica di Caruncho è indispensabile risalire alle sue origini intellettuali. Prima di intraprendere gli studi di architettura alla Universidad Politécnica de Madrid, Caruncho si iscrisse alla facoltà di Filosofia presso la Universidad Autónoma. Questa primigenia immersione nel pensiero classico – in particolare nella tradizione greca pre-socratica e platonica – avrebbe segnato indissolubilmente il suo modo di interpretare lo spazio.

Per lo spagnolo, il giardino non è mai stato un esercizio di mera botanica né una forma di decorazione per esterni, bensì un luogo di conoscenza. Richiamandosi all’Accademia di Platone e al Giardino di Epicuro ad Atene, Caruncho ha sempre concepito i suoi spazi come soglie contemplative, progettate per indurre nell’osservatore uno stato di quiete intellettuale.

In questa prospettiva, la geometria non è un’imposizione arbitraria o una violazione del paesaggio naturale, ma l’affiorare dell’ordine intrinseco che governa il cosmo (il logos). Applicare una griglia rigorosa, una linea retta o un terrazzamento a un terreno significa renderne visibile la struttura segreta, trasformando il caos apparente della natura in una forma intelligibile e misurabile, dove l'uomo ritrova la propria armonia con l'universo.

 I tre canoni stilistici: Luce, Acqua, Vegetazione

L’alfabeto progettuale di Caruncho si articola su tre elementi fondamentali, trattati con il rigore di chi conosce la materia antica:

La Luce come materia primaria

Come nella celebre allegoria della caverna di Platone, la luce è il veicolo attraverso cui percepiamo e comprendiamo la realtà. Caruncho sosteneva che il paesaggista non progetta le piante o le pareti in sé, ma il modo in cui queste intercettano il sole. Attraverso il calcolo preciso del cammino solare e l’alternanza di volumi d'ombra netti, la luce cessa di essere un agente passivo e diventa materia viva da costruzione.

L’Acqua immobile e l’Apeiron

Gli specchi d’acqua di Caruncho sono quasi sempre rigorosamente rettangolari, immobili e a filo pavimento. Rifacendosi ai filosofi pre-socratici come Anassimandro, l’acqua opera come elemento primordiale (apeiron) e come specchio metafisico. Raddoppiando l’immagine del cielo e delle architetture circostanti, annulla la percezione della profondità e regala una sensazione di sospensione temporale.

La tavolozza botanica essenziale

Rifiutando l’esibizionismo cromatico della flora ornamentale, Caruncho ha costruito il suo linguaggio botanico su una selezione severa e prevalentemente mediterranea. Predilige essenze strutturali come il bosso, il cipresso, il tasso, il leccio e l'olivo, affidando la dimensione cromatica quasi esclusivamente alle sfumature di verde e alle variazioni di tessitura delle foglie, mentre le siepi sagomate assumono la funzione di veri e propri setti murari organici.

 Il capolavoro ticinese: Il Giardino delle Sette Montagne

Tra le sue oltre 150 realizzazioni sparse in tutto il mondo – dalla Spagna agli Stati Uniti, dal Giappone alla Francia – il Giardino delle Sette Montagne a Lugano rappresenta una delle sue sintesi più felici.

In questo progetto privato affacciato sul Lago di Lugano, Caruncho si è trovato ad affrontare la complessa orografia prealpina, risolvendone le criticità attraverso soluzioni architettoniche cariche di valore filosofico. Per domare la forte pendenza del terreno tipica del Ticino, ha progettato una sequenza di terrazzamenti geometrici in pietra locale, trasformando il declivio in un susseguirsi di stanze all'aperto intime e pensate per la contemplazione.

La presenza imponente delle montagne circostanti non viene subita, ma integrata nel disegno attraverso un sistema di griglie direzionali e quinte verdi: il profilo dei sette rilievi viene così perfettamente incorniciato, diventando la vera e propria parete perimetrale del giardino. Infine, per valorizzare la mutevolezza della luce e del cielo alpino, l'architetto ha inserito grandi specchi d'acqua rettangolari raso terra che catturano e raddoppiano i riflessi delle cime e delle nuvole, espandendo visivamente la percezione dello spazio. Il paesaggio esterno e l'opera dell'uomo si fondono così in un'unica e indissolubile armonia astratta.

 L'eredità culturale

La lezione di Fernando Caruncho lascia un segno indelebile nell'architettura contemporanea. In un’epoca segnata dall’urgenza della transizione ecologica e dal rischio che il verde urbano venga ridotto a mera decorazione, Caruncho ha ricordato al mondo che il giardino è prima di tutto un atto culturale e spirituale.

Trattando la terra con la devozione dell'agricoltore e la luce con il rigore del geometra, ha dimostrato che unire l'uomo al suo ambiente non significa rinunciare alla forma, ma ritrovare attraverso di essa la nostra originaria appartenenza all'universo.

"Il giardino è un tentativo di ricreare il Paradiso perduto, ma è soprattutto un luogo dove la filosofia prende forma e la luce diventa materia."

Fernando Caruncho




A cura di Francesca Giordano

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