“La bianca sorgente” di Cinzia Rota: l’amore tradito che si trasforma in abisso

Donna con gli occhi coperti da un delicato velo di pizzo, illuminata da una sorgente bianca che emerge dall’oscurità.
Un’anima sospesa tra luce e abisso, simbolo della fiducia tradita narrata nella poesia “La bianca sorgente” di Cinzia Rota.

In “La bianca sorgente”, Cinzia Rota racconta un legame nel quale la fiducia e l’amore diventano strumenti di sopraffazione. La protagonista viene condotta inconsapevolmente verso un’oscurità che appartiene all’altro, convincendosi di poterla attraversare grazie a una mano tesa e a un sorriso. Dietro quel gesto rassicurante, tuttavia, si nasconde un mistero antico e doloroso: una colpa che cerca nell’innocenza altrui la propria impossibile purificazione.

Pier Carlo Lava

LA BIANCA SORGENTE

Ignara mi trascinasti nel tuo fondo

con dovizia t’accertasti nel sapere

che potessi compiere con te quel passo.

Mi chiedesti la mano col sorriso

e per te attraversai l’oscuro

cui anche l’ombra solo temevi.

Dichiaravi amore sotto quel fragile velo

dietro un grande mistero, che’l nero

eterno abisso celava, egli

da sempre si nutriva di te.

Prendesti l’anima mia come un agnello

suggente la bianca tenera fonte

con impeto animale da sgretolarne la pietra.

Fiducioso lavasti’l tuo sepolto peccato

ma funesto l’antico giudizio

lo mantenne fedelmente radicato.

✒️ © Cinzia Rota 2023 – Copyright

Legge sulla proprietà intellettuale n. 633 del 22 aprile 1941.

Recensione

La poesia si apre con una parola decisiva: “Ignara”. In questo aggettivo è già racchiusa l’intera vicenda emotiva. La voce narrante non entra consapevolmente nell’abisso, ma vi viene trascinata da qualcuno che ha prima verificato la sua disponibilità a seguirlo. Il gesto apparentemente affettuoso della mano richiesta “col sorriso” assume così un significato ambiguo: è insieme invito, promessa e principio dell’inganno.

Il componimento è costruito sul contrasto tra due universi simbolici. Da una parte troviamo il fondo, l’oscuro, il nero eterno abisso, il sepolcro e il peccato; dall’altra compaiono il sorriso, l’amore, l’agnello e la bianca sorgente. La luce e l’innocenza della protagonista vengono contrapposte alle tenebre interiori dell’altro, che tenta di servirsi di quell’anima limpida per liberarsi dal proprio tormento.

Particolarmente intensa è l’immagine dell’anima presa “come un agnello”. L’agnello richiama la purezza, la vulnerabilità e il sacrificio. La “bianca tenera fonte” può rappresentare l’amore offerto senza difese, ma anche la parte più intima e incontaminata dell’essere umano. Chi vi si abbevera, tuttavia, non lo fa con delicatezza: agisce con un “impeto animale”, tanto violento da poter sgretolare persino la pietra. L’amore, anziché incontro e reciproco sostegno, diventa appropriazione.

Nella parte conclusiva emerge l’illusione più profonda: quella di poter lavare una colpa personale attraverso il sacrificio di un’altra persona. Il protagonista maschile crede di purificare il proprio “sepolto peccato”, ma l’antico giudizio rimane saldamente radicato. Nessuna innocenza sottratta agli altri può cancellare ciò che non si è avuto il coraggio di affrontare dentro di sé.

Cinzia Rota adotta un linguaggio solenne, ricco di richiami religiosi e arcaici, capace di conferire alla vicenda la dimensione di una tragedia senza tempo. Il componimento non descrive soltanto un amore doloroso: racconta il pericolo di quei rapporti nei quali una persona cerca nell’altra non una compagna, ma una fonte da consumare per colmare il proprio vuoto.

“La bianca sorgente” è dunque una poesia sulla fiducia tradita, sull’innocenza sacrificata e sull’impossibilità di guarire dalle proprie ombre impadronendosi della luce altrui. La colpa può essere riconosciuta e affrontata, ma non lavata nell’anima di chi ci ha amato.

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Alessandria, Piemonte – Una poesia intensa di Cinzia Rota sulla fiducia tradita, sull’innocenza sacrificata e sull’impossibilità di cancellare le proprie ombre servendosi della luce di chi ci ama.

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Descrizione: Immagine orizzontale in bianco e nero raffigurante una donna con gli occhi velati dal pizzo. Accanto alle sue mani nasce una sorgente luminosa, mentre lo sfondo oscuro richiama il mistero, il dolore e le ombre interiori raccontate nel componimento.

Crediti: Immagine creata con IA – a solo scopo illustrativo.


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