ILARIA SOLAZZO E' GIORNALISTA PUBBLICISTA, SCRITTRICE E IDEATRICE DEL PREMIO "LE ONDE DEL DESTINO" CHE CELEBRA LE ECCELLENZE DELL'UMBRIA, UNA TERRA DOVE CULTURA, ARTE E STORIA CONVIVONO NATURALMENTE
Ilaria
Solazzo è giornalista pubblicista, scrittrice e professionista della
comunicazione. Di origini pugliesi, ha costruito nel tempo un percorso
professionale caratterizzato da una forte versatilità, spaziando dal
giornalismo culturale alla scrittura, dalla comunicazione alla progettazione e
organizzazione di eventi.
La
sua attività giornalistica si è sviluppata attraverso articoli, interviste,
approfondimenti e collaborazioni con diverse realtà editoriali e culturali, con
particolare attenzione alla valorizzazione di personalità, artisti, scrittori,
professionisti e territori.
Parallelamente
all’attività giornalistica, ha coltivato la passione per la scrittura,
dedicandosi anche alla narrativa e alla poesia. Il suo approccio alla
comunicazione è fortemente personale: considera la parola uno strumento capace
non solo di informare, ma anche di creare connessioni, raccontare emozioni e
dare visibilità a storie e talenti che meritano di essere conosciuti. Nel corso
degli anni ha ricevuto diversi riconoscimenti legati alla sua attività
culturale e professionale, consolidando un percorso che unisce giornalismo,
letteratura, comunicazione e organizzazione di iniziative culturali.
Particolarmente
significativo è il suo legame con l’Umbria, territorio al quale ha dedicato
attenzione e progettualità. Nel 2026 ha ideato e diretto artisticamente “Le
onde del destino-Premio alle Eccellenze Umbre” manifestazione nata con
l’obbiettivo di celebrare personalità distintesi nei settori della cultura,
dell’arte, della professione e dell’innovazione.
Sei molto attiva nel
settore del giornalismo culturale, nell’ambito del quale hai ricevuto numerosi
riconoscimenti. Nell’epoca di una comunicazione sempre più istantanea e a volte
carente di approfondimento, qual è per te oggi il significato e la “missione”
professionale del giornalismo oggi?
Credo che proprio in
un’epoca caratterizzata dalla velocità il giornalismo abbia assunto una
responsabilità ancora maggiore. Oggi riceviamo una quantità enorme di informazioni
in pochissimo tempo, ma informazione e comunicazione non sono la stessa cosa.
La vera missione della giornalista o del giornalista, secondo me è quella di
andare oltre la semplice notizia: verificare, approfondire e soprattutto
raccontare ciò che accade con senso critico e responsabilità.
L’intelligenza
artificiale rappresenta certamente una grande trasformazione e non penso che
debba essere demonizzata. Può diventare uno strumento utile, ma non può
sostituire la sensibilità, l’esperienza, la capacità di osservare la realtà e
soprattutto il rapporto umano che esiste dietro di essa. Il giornalista deve
continuare a fare una cosa fondamentale: dare un’anima alle informazioni.
Dietro ogni persona intervistata, ogni artista, ogni scrittore o professionista
esiste una storia che merita di essere ascoltata e raccontata. Per me il
giornalismo è quindi una forma di responsabilità, ma anche un servizio alla
società e alla cultura.
Nei tuoi articoli ti distingui per uno
stile sempre molto accurato e appassionato. Secondo te il giornalismo può
essere considerato oggi una forma d’arte?
Si, credo che possa esserlo, soprattutto quando il
giornalismo riesce a trasformare una notizia in una narrazione capace di
lasciare qualcosa al lettore. Naturalmente giornalismo e arte sono discipline
differenti e il giornalista deve sempre rispettare la verità dei fatti.
Tuttavia, il modo in cui si racconta una storia può diventare una vera forma di
espressione.
La scelta delle parole, il ritmo, il punto di vista,
la capacità di cogliere un dettaglio o un’emozione fanno la differenza. Io
considero la scrittura giornalistica una sorta di artigianato della parola:
bisogna conoscere gli strumenti, rispettare le regole, ma contemporaneamente
mettere qualcosa di personale in ciò che si scrive. Quando un articolo riesce a
informare, emozionare e far riflettere contemporaneamente, credo abbia
raggiunto una dimensione che va oltre.
Oltre all’attività di giornalista e blogger sei anche autrici di romanzi e libri di poesie? Ci puoi parlare di questa parte della tua vita creativa e professionale?
La
scrittura letteraria rappresenta una parte molto importante della mia vita. Se
il giornalismo mi permette di raccontare la realtà, la narrativa e la poesia mi
consentono di esplorare maggiormente la dimensione interiore, le emozioni, i
sentimenti e tutto ciò che spesso non trova spazio nella comunicazione
quotidiana. Sono due mondi apparentemente diversi, ma per me profondamente
collegati. In entrambi c’è la necessità di osservare, ascoltare e cercare le
parole giuste.
La
poesia, in particolare, permette di dire molto anche attraverso il non detto. È
una scrittura più intima, nella quale spesso emerge una parte dell’autore che
nel giornalismo rimane necessariamente più nascosta.
La narrativa, invece, offre la possibilità di costruire personaggi, situazioni e mondi, ma anche di affrontare temi universali attraverso le storie. Credo che essere giornalista e autrice di libri significhi avere due chiavi differenti di accesso alla realtà: una più legata ai fatti, l’altra più libera, emotiva e creativa.
Anche se hai origini pugliesi, sei
particolarmente legata all’Umbria. Ci puoi spiegare come è nata la tua passione
per questa terra e per il suo mondo artistico e culturale?
L’Umbria mi ha
conquistata progressivamente. È una terra che possiede una caratteristica molto
particolare: riesce a coniugare bellezza, storia, arte, spiritualità, cultura e
autenticità, senza mai apparire costruita. Da pugliese sono profondamente
legata alla mia terra di origine, ma l’Umbria è riuscita a costruire con me un
rapporto speciale. Mi hanno colpito soprattutto le persone e il patrimonio
umano che ho incontrato. Dietro i luoghi meravigliosi dell’Umbria, esistono
professionisti, artisti, imprenditori, scrittori, operatori culturali e tante
persone che ogni giorno contribuiscono a mantenere vivo questo territorio.
È proprio da
questa consapevolezza che è nata l’idea di non limitarmi a raccontare l’Umbria,
ma di creare un progetto che potesse celebrarne concretamente le eccellenze.
Spoleto, in particolare, rappresenta per me una città straordinaria, dove
cultura, arte e storia convivono naturalmente. È un luogo che possiede una
forte vocazione culturale e che per questo ho sentito particolarmente vicino
alla mia idea di valorizzazione del territorio.
Nel 2026 hai ideato e diretto il premio “Le onde del destino-Premio alle eccellenze umbre” con l’obbiettivo di valorizzare chi si è distinto in ambito culturale, professionale e artistico in Umbria. Ci puoi raccontare la genesi di questo progetto, e per quale motivo hai scelto Spoleto e Palazzo Mauri come sede?
“Le
onde del destino-Premio alle Eccellenze Umbre” nasce innanzitutto
da un sentimento di riconoscenza verso l’Umbria e verso le persone che
contribuiscono quotidianamente a renderla una terra capace di esprimere
cultura, talento e professionalità.
L’idea
era quella di creare un riconoscimento che non fosse semplicemente una
cerimonia di premiazione, ma un vero momento di incontro e valorizzazione delle
eccellenze. Ho voluto mettere al centro le persone, le loro storie, i loro
percorsi e i risultati raggiunti. Credo infatti che spesso dietro un successo
ci siano anni di sacrifici, studio, passione e determinazione che meritano di
essere raccontati.
Il
nome “Le Onde del Destino” rappresenta proprio questo: le onde della vita
possono portarci verso direzioni imprevedibili, ma sono le nostre scelte, il
nostro coraggio e la nostra capacità di cogliere le opportunità a determinare
il percorso. La scelta di Spoleto non è stata casuale.
È
una città che considero un autentico simbolo della cultura umbra e che possiede
una dimensione artistica e internazionale straordinaria.
Palazzo
Mauri, con la sua storia e il legame con la cultura, rappresentava inoltre la
cornice ideale per un progetto che aveva proprio nella cultura il suo
principale punto di riferimento.
La
prima edizione, realizzata il 25 luglio 2026 nella Sale del Seicento di Palazzo
Mauri, ha rappresentato per me un momento particolarmente emozionante. Vedere
tante persone riunite e celebrare 26 protagonisti è stata la conferma che
esiste ancora un grande desiderio di incontrarsi, conoscersi e riconoscere il
valore degli altri.
Nella tua attività professionale e
culturale ti sei distinta per un approccio “multitasking” e poliedrico? Per i
prossimi mesi hai altri progetti o eventi in cantiere?
Si, e questo è probabilmente uno degli aspetti che più
mi rappresentano. Sono una persona che difficilmente riesce a fermarsi davanti
a una nuova idea. Continuerò a lavorare sul giornalismo, sulle interviste e sui
progetti editoriali, ma ci saranno anche nuove iniziative culturali. Mi
interessa particolarmente costruire progetti capaci di creare un ponte tra
cultura, comunicazione, territorio e persone. Non amo anticipare troppo ciò che
è ancora in fase di progettazione, perché preferisco che siano i fatti a
parlare. Posso però dire che ci saranno nuove iniziative e che continuerò a
seguire quella che considero la mia strada: raccontare, valorizzare e creare
connessioni.
In fondo credo che sia proprio questo il filo
conduttore di tutto quello che faccio. Cambiano i progetti, cambiano i luoghi,
cambiano le persone che incontro, ma rimane sempre la stessa passione: quella
per la comunicazione e le storie che meritano di essere raccontate.
Andrea
Macciò
L'IMMAGINE DI COPERTINA E LE IMMAGINI DEL PREMIO "LE ONDE DEL DESTINO" SONO PERVENUTE E AUTORIZZATE ALLA PUBBLICAZIONE DALL'INTERVISTATA, LA FOTOGRAFIA DI SPOLETO E' DI ANDREA MACCIO'




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