Antismog ad Alessandria: molti divieti arrivano dalla Regione, ma il Comune può fare di più

Traffico urbano con automobili, autobus e ciclista durante una mattina invernale caratterizzata dalla foschia.
Traffico e qualità dell’aria: ad Alessandria le limitazioni antismog derivano principalmente dalle disposizioni regionali, mentre al Comune spettano applicazione, informazione e controlli.

Le limitazioni alla circolazione derivano in gran parte da obblighi europei, nazionali e regionali. Palazzo Rosso conserva però responsabilità precise sull’informazione, sui controlli, sulle deroghe e sulle alternative offerte ai cittadini. E sul sito comunale risultano ancora indicati criteri di allerta non aggiornati.

Le ordinanze antismog sono tra i provvedimenti che incidono maggiormente sulla vita quotidiana degli automobilisti, in particolare di chi possiede un veicolo datato e non dispone delle risorse necessarie per sostituirlo. Per valutarle obiettivamente bisogna però ricostruire la catena delle responsabilità: non tutte le limitazioni applicate ad Alessandria sono state decise dalla maggioranza comunale, ma questo non significa che Palazzo Rosso sia privo di margini decisionali o possa limitarsi a recepire le disposizioni regionali senza preoccuparsi delle conseguenze per i cittadini.

Pier Carlo Lava

Il punto di partenza è rappresentato dalla normativa europea sulla qualità dell’aria, recepita in Italia dal decreto legislativo 155 del 2010. Nel novembre 2020 la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha inoltre condannato l’Italia per il superamento sistematico dei limiti del PM10 e per l’insufficienza delle misure adottate. Il bacino padano costituisce da anni una delle zone più problematiche d’Europa, a causa delle condizioni geografiche e climatiche che favoriscono il ristagno degli inquinanti, ma anche della presenza di traffico, attività produttive, allevamenti, riscaldamenti e grandi flussi logistici.

In questo quadro la Regione Piemonte ha predisposto un insieme di misure minime che devono essere applicate nei Comuni con più di 10 mila abitanti situati nelle aree interessate dal protocollo antismog. Alessandria rientra tra questi Comuni e l’ordinanza comunale numero 27 del 2023 recepisce sostanzialmente lo schema regionale.

Le limitazioni permanenti riguardano i veicoli più inquinanti: diesel Euro 0, Euro 1 ed Euro 2, automobili a benzina Euro 0, Euro 1 ed Euro 2 e veicoli alimentati a Gpl o metano Euro 0 ed Euro 1. Nel periodo compreso tra il 15 settembre e il 15 aprile, durante i giorni feriali e nella fascia oraria stabilita, il divieto viene esteso ai diesel Euro 3 ed Euro 4. Quando scatta il livello arancione o quello rosso entrano in vigore ulteriori limitazioni, che possono interessare anche i diesel Euro 5.

Non sarebbe quindi corretto accusare la Giunta comunale di avere inventato autonomamente le categorie dei veicoli da fermare, le soglie del PM10 o il meccanismo del semaforo antismog. Il Comune non può cancellare unilateralmente le misure minime stabilite dalla Regione.

Anche il discusso blocco strutturale dei diesel Euro 5, inizialmente previsto a partire dall’ottobre 2026 in alcune città della pianura padana, non era una decisione del Comune di Alessandria. La norma nazionale riguardava infatti i centri con più di 100 mila abitanti e Alessandria si trova al di sotto di questa soglia. Nel giugno 2026, inoltre, la Regione Piemonte ha annunciato di avere evitato il blocco strutturale attraverso un insieme di misure compensative, finalizzate a ottenere una riduzione equivalente delle emissioni.

Le responsabilità che rimangono a Palazzo Rosso

Chiarito ciò che dipende dalla Regione, bisogna però esaminare quello che il Comune può effettivamente decidere. Palazzo Rosso definisce concretamente l’area urbana nella quale applicare le limitazioni, individua i percorsi che devono rimanere percorribili per raggiungere determinati parcheggi, stabilisce alcune deroghe legate alle esigenze locali e organizza i controlli. Può anche introdurre orari più restrittivi rispetto a quelli regionali, mentre non può rendere meno severe le misure minime imposte dal Piemonte se non nei casi espressamente consentiti.

Il Comune ha inoltre aderito a Move-In, il sistema regionale che, attraverso l’installazione di una scatola nera, permette ai proprietari di alcuni veicoli sottoposti alle limitazioni strutturali di percorrere un numero prestabilito di chilometri ogni anno. Quando il limite viene raggiunto, il veicolo non può più circolare nelle aree interessate fino alla scadenza annuale. Il sistema, però, non consente generalmente di utilizzare i chilometri residui durante le limitazioni emergenziali attivate con il semaforo antismog.

Il margine politico più importante riguarda soprattutto tutto ciò che dovrebbe accompagnare un divieto: trasporto pubblico, parcheggi di interscambio, comunicazioni tempestive, controlli comprensibili, incentivi e soluzioni concrete per chi deve raggiungere il posto di lavoro, accompagnare una persona fragile o svolgere un’attività essenziale.

Un blocco del traffico può essere imposto dalla Regione, ma il modo in cui viene applicato e reso sostenibile dipende anche dal Comune. Per questo Palazzo Rosso dovrebbe pubblicare periodicamente il numero dei controlli effettuati, delle sanzioni elevate, delle adesioni a Move-In e delle persone raggiunte dalle comunicazioni istituzionali. Sarebbe inoltre utile conoscere l’utilizzo effettivo dei parcheggi collegati ai corridoi di accesso e l’eventuale potenziamento del trasporto pubblico nei giorni di allerta.

La situazione economica del Comune di Alessandria è nota e non consente di immaginare interventi privi di copertura finanziaria. Proprio per questa ragione, però, sarebbe necessario indicare quali alternative siano realmente disponibili, quanto costino e quali risultati producano. Limitarsi a imporre il divieto, senza misurare l’efficacia dei controlli e senza rendere pubbliche le soluzioni offerte, rischia di trasformare una politica ambientale in un semplice adempimento burocratico.

C’è poi un problema concreto che riguarda direttamente l’amministrazione comunale. La pagina istituzionale dedicata al protocollo antismog, indicata come modificata il 14 ottobre 2025, continua a descrivere il livello arancione come conseguenza di tre giorni consecutivi con valori superiori a 50 microgrammi per metro cubo e il livello rosso come conseguenza di tre giorni oltre i 75 microgrammi.

Dal settembre 2025, tuttavia, il sistema regionale gestito da Arpa Piemonte utilizza criteri differenti. Il livello arancione viene attivato quando le previsioni indicano il superamento dei 50 microgrammi per almeno due giorni, anche non consecutivi, coinvolgendo almeno il 10 per cento della popolazione della zona. Il livello rosso utilizza la stessa soglia dei 50 microgrammi, ma richiede che sia coinvolto almeno il 90 per cento della popolazione dell’area.

Il cittadino che consulta il sito del Comune rischia quindi di trovare criteri diversi da quelli effettivamente utilizzati da Arpa per stabilire il colore del semaforo. Questo non rende automaticamente illegittime le limitazioni, perché il livello operativo viene comunicato dall’Agenzia regionale, ma rappresenta una carenza informativa che dovrebbe essere corretta rapidamente. Se si chiedono ai cittadini sacrifici economici e cambiamenti nelle proprie abitudini, il minimo indispensabile è fornire informazioni precise, aggiornate e facilmente verificabili.

L’aria è migliorata, ma il traffico non è l’unica causa

I dati preliminari di Arpa relativi al 2025 mostrano per Alessandria una situazione migliore rispetto all’anno precedente. Nella stazione Alessandria-Volta la media annuale del PM10 è stata di 24 microgrammi per metro cubo, mentre i giorni nei quali sono stati superati i 50 microgrammi sono scesi dai 29 del 2024 ai 17 del 2025. La normativa attualmente in vigore permette un massimo di 35 superamenti annuali.

Per quanto riguarda il biossido di azoto, nel 2025 la stazione D’Annunzio ha registrato una media di 25 microgrammi per metro cubo, mentre quella di Volta si è fermata a 18. Sono risultati positivi, ma devono essere interpretati con prudenza. Arpa ha infatti evidenziato che nel 2025 le condizioni meteorologiche sono state favorevoli alla dispersione degli inquinanti. Non è pertanto possibile attribuire automaticamente il miglioramento alle sole ordinanze sul traffico.

Tra il 15 settembre 2025 e il 15 aprile 2026 la zona di pianura nella quale è compresa Alessandria ha registrato 39 giorni di allerta arancione e nessuna giornata di livello rosso. Il confronto diretto con le stagioni precedenti è però reso più difficile dal cambiamento del sistema regionale di calcolo.

Bisogna inoltre considerare che il traffico rappresenta soltanto una delle fonti dell’inquinamento. Riscaldamento degli edifici, attività agricole e zootecniche, industria e logistica contribuiscono in maniera significativa alla formazione delle polveri. La stessa Regione Piemonte ha ricordato che durante le chiusure del 2020, nonostante una riduzione del traffico stradale che in alcuni periodi arrivò fino al 90 per cento e un sensibile rallentamento delle attività produttive, il problema del PM10 non scomparve.

Concentrare quasi tutta l’attenzione sulle automobili più vecchie rischia quindi di produrre una politica facilmente visibile e sanzionabile, ma non sufficiente se non viene accompagnata da interventi sulle altre sorgenti inquinanti.

La necessità di migliorare la qualità dell’aria non può essere messa in discussione, perché riguarda direttamente la salute delle persone. È però altrettanto evidente che le limitazioni colpiscono soprattutto le famiglie con minori disponibilità economiche, che spesso utilizzano un veicolo datato proprio perché non possono permettersi di sostituirlo. Per queste persone il blocco non è un semplice fastidio, ma può diventare un ostacolo al lavoro, alle visite mediche e alle esigenze familiari.

La critica alla maggioranza comunale deve quindi essere rivolta agli aspetti sui quali possiede una reale possibilità di intervento. Non avrebbe senso attribuirle obblighi stabiliti dall’Unione Europea, dallo Stato o dalla Regione. È invece legittimo chiederle di aggiornare correttamente il sito istituzionale, rendere pubblici i risultati dei controlli, spiegare l’effettiva utilità delle misure adottate e costruire alternative compatibili con le risorse disponibili.

Il Comune dovrebbe presentare ogni anno un quadro facilmente consultabile contenente l’andamento degli inquinanti, il numero dei giorni di allerta, i controlli, le sanzioni, le adesioni a Move-In, i costi sostenuti, l’utilizzo dei parcheggi e le variazioni dell’offerta del trasporto pubblico. Solo mettendo insieme questi elementi sarebbe possibile comprendere se i risultati ambientali ottenuti siano proporzionati ai disagi richiesti alla popolazione.

In conclusione, la struttura delle limitazioni antismog dipende soprattutto dalla Regione e dagli obblighi sovracomunali; la qualità della loro applicazione, invece, dipende anche da Palazzo Rosso. Ed è proprio sul versante dell’informazione, della trasparenza, dei controlli e delle alternative offerte ai cittadini che l’amministrazione comunale può e deve fare di più.

Fonti: Regione Piemonte – Pianificazione regionale in materia di qualità dell’aria; Regione Piemonte – Misure strutturali e temporanee per la circolazione; Regione Piemonte – Nuove misure antismog e diesel Euro 5; Arpa Piemonte – Protocollo operativo antismog; Arpa Piemonte – Risultati della stagione 2025-2026; Comune di Alessandria – Protocollo delle misure antismog; Arpa Piemonte – Rapporto preliminare sulla qualità dell’aria 2025.

GEO: Alessandria, Piemonte, Italia.

Per approfondimenti e aggiornamenti: visita Alessandria Post e ItalianNewsPost.

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