Alessandria: Zona rossa alla stazione: 1.297 controlli, nessun reato e nessun allontanamento. Successo o misura simbolica?

Stazione ferroviaria di Alessandria con tre vigili inseriti a scopo illustrativo durante un controllo davanti all’edificio.
La stazione ferroviaria di Alessandria in un’elaborazione dedicata ai controlli nella zona rossa. La presenza degli agenti è stata aggiunta con intelligenza artificiale.

Il provvedimento è stato disposto dal Prefetto, non dalla Giunta comunale. Palazzo Rosso lo ha però richiesto e sostenuto, partecipando ai controlli con la Polizia Locale. I dati del primo mese possono indicare un’efficace azione preventiva, ma senza un rendiconto completo è difficile valutarne i risultati reali.

La sicurezza nell’area della stazione ferroviaria e dei giardini pubblici rappresenta da tempo una delle preoccupazioni più diffuse tra i cittadini di Alessandria. Risse, comportamenti molesti, spaccio, danneggiamenti e situazioni di marginalità hanno alimentato una crescente percezione di insicurezza. Per affrontare il problema, nel 2025 e nuovamente nel 2026 sono state istituite le cosiddette “zone rosse”. Una misura accolta favorevolmente da una parte della popolazione, ma che deve essere valutata attraverso dati completi e non soltanto sulla base degli annunci.

Pier Carlo Lava

Prima di esaminare i risultati è indispensabile chiarire le responsabilità. L’ordinanza che ha istituito la zona rossa non è stata emanata dal sindaco o dalla maggioranza comunale, ma dal Prefetto di Alessandria, nell’ambito delle competenze statali in materia di ordine e sicurezza pubblica. Il provvedimento è stato deciso dopo una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, alla quale hanno partecipato il sindaco Giorgio Abonante, i vertici delle Forze dell’ordine e i rappresentanti delle altre istituzioni interessate.

Il Comune ha condiviso politicamente la misura, ne ha chiesto l’attivazione e ha partecipato alle operazioni attraverso la Polizia Locale. Sarebbe quindi scorretto attribuire a Palazzo Rosso poteri che appartengono alla Prefettura e alle forze statali, ma sarebbe altrettanto sbagliato sostenere che l’amministrazione comunale non abbia alcuna responsabilità. Il Comune concorre infatti alla gestione della sicurezza urbana e dispone di strumenti propri in materia di illuminazione, videosorveglianza, manutenzione, servizi sociali, rigenerazione degli spazi e presenza della Polizia Locale.

Dal 2025 alla nuova zona rossa del 2026

La prima applicazione della misura risale al luglio 2025. L’ordinanza riguardava tre zone della città: i giardini pubblici davanti alla stazione ferroviaria, piazza Santo Stefano e piazza Marconi. Le aree erano state individuate sulla base della georeferenziazione degli episodi segnalati e il provvedimento rimase inizialmente in vigore fino al 10 settembre.

Nelle zone interessate le forze di polizia potevano allontanare persone con determinati precedenti che, attraverso comportamenti aggressivi, minacciosi o molesti, impedivano agli altri cittadini di utilizzare normalmente gli spazi pubblici. Non si trattava quindi di un divieto generalizzato di accesso per chiunque avesse avuto problemi con la giustizia, ma di uno strumento applicabile in presenza di condizioni specifiche.

La misura venne successivamente prorogata fino al 12 ottobre 2025, con una parziale rimodulazione delle aree. Al termine di quella esperienza, la Prefettura parlò di un bilancio positivo, riferendo di controlli su numerose persone e di diversi ordini di allontanamento. Fu però precisato che le zone rosse rappresentavano uno strumento temporaneo, utile per affrontare situazioni particolari, ma non destinato a diventare una soluzione permanente.

Nell’aprile 2026 il provvedimento è stato riproposto, questa volta concentrandolo sull’area della stazione e dei giardini pubblici. La decisione è arrivata dopo alcuni episodi che avevano suscitato preoccupazione, tra cui una rissa durante la quale un sanpietrino aveva colpito un taxi. L’ordinanza prefettizia, operativa fino al 20 giugno, prevedeva pattuglie interforze formate da Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale.

La scelta presentava però un elemento apparentemente contraddittorio. Nella stessa riunione del Comitato provinciale era stato descritto un quadro generale caratterizzato da una diminuzione dei reati, pur in presenza di aumenti circoscritti riguardanti furti nelle abitazioni e nei negozi, truffe agli anziani, maltrattamenti familiari e atti persecutori. Fenomeni gravi, ma non necessariamente collegati alla zona della stazione.

Questo non significa che l’intervento fosse ingiustificato. Significa però che per valutarlo occorre distinguere i dati generali sulla criminalità dalle criticità specifiche dei giardini e dello scalo ferroviario.

Che cosa dicono davvero i 1.297 controlli?

Il dato più interessante è quello diffuso dopo il primo mese di applicazione della zona rossa del 2026. In quattro settimane furono controllate 1.297 persone, delle quali 990 indicate come cittadini stranieri. In nessun caso furono riscontrate fattispecie di reato e non venne disposto alcun ordine di allontanamento.

Come devono essere interpretati questi numeri? Una prima lettura potrebbe sostenere che la presenza costante delle pattuglie abbia svolto un’efficace funzione deterrente, impedendo comportamenti illeciti e rendendo l’area più sicura. In questo caso l’assenza di reati e allontanamenti rappresenterebbe proprio il risultato positivo dell’operazione.

Una lettura diversa potrebbe invece domandare se il perimetro scelto, gli orari e i criteri dei controlli fossero realmente adeguati. Controllare quasi 1.300 persone senza rilevare un solo reato o una condizione tale da giustificare un allontanamento potrebbe anche indicare che l’attività si sia concentrata su persone che non costituivano un pericolo concreto, oppure che i fenomeni problematici si siano semplicemente spostati nelle strade circostanti.

Con i soli dati disponibili non è possibile stabilire quale interpretazione sia quella corretta. Ed è proprio questo il problema.

Per comprendere l’effettiva utilità della zona rossa bisognerebbe conoscere il numero delle pattuglie impiegate, le ore di servizio, la distribuzione temporale dei controlli, gli eventuali sequestri amministrativi, gli interventi effettuati fuori dal perimetro, le segnalazioni ricevute e l’andamento degli episodi nelle settimane precedenti e successive.

Sarebbe inoltre necessario precisare se le 1.297 verifiche abbiano riguardato altrettante persone differenti oppure se alcuni soggetti siano stati controllati più volte. Senza questa informazione, il numero complessivo non permette di misurare con precisione l’estensione dell’operazione.

Anche il dato relativo ai 990 cittadini stranieri richiede molta cautela. La nazionalità, da sola, non rappresenta un indicatore di pericolosità e non consente di trarre conclusioni sulla propensione a commettere reati. Per valutare correttamente quel numero bisognerebbe conoscere i criteri con i quali venivano selezionate le persone da controllare, la composizione abituale della popolazione presente nell’area e l’eventuale ripetizione delle identificazioni. Diffondere il numero senza offrire il necessario contesto rischia di alimentare interpretazioni politiche o sociali non sostenute dai risultati: infatti, nessuna delle persone controllate fu sorpresa a commettere un reato.

Il Comune non decide l’ordine pubblico, ma decide molto altro

La responsabilità dell’amministrazione comunale non riguarda l’emanazione dell’ordinanza prefettizia né la disponibilità degli organici di Polizia e Carabinieri. Palazzo Rosso deve però rispondere di tutto ciò che può rendere strutturalmente più vivibile l’area.

Il sindaco ha richiamato gli interventi sull’illuminazione, sulla videosorveglianza e sulla rigenerazione urbana, oltre alla necessità di collaborare con l’Asl e con i servizi sociali. Sono obiettivi condivisibili, ma dovrebbero essere accompagnati da informazioni verificabili: quante telecamere risultano funzionanti, quante immagini hanno permesso di individuare responsabili di reati, quali zone sono state illuminate meglio, quali attività sociali sono state avviate e quante persone fragili sono state effettivamente prese in carico?

La sicurezza di una stazione non dipende soltanto dall’allontanamento delle persone moleste. Dipende dalla qualità dell’illuminazione, dalla pulizia, dalla manutenzione, dalla presenza di attività aperte, dalla continuità del passaggio dei cittadini, dai collegamenti con i mezzi pubblici, dal lavoro sociale e dalla possibilità di intervenire sulle situazioni di dipendenza, disagio psichico e marginalità.

Una pattuglia può interrompere un comportamento pericoloso, ma non può sostituire una politica urbana e sociale continuativa. Se, terminata la zona rossa, il problema ricompare nelle stesse forme, significa che l’intervento emergenziale non è stato accompagnato da misure strutturali sufficienti.

C’è poi il tema della trasparenza. Il provvedimento del 2026 è scaduto il 20 giugno, ma nelle pagine istituzionali facilmente consultabili non risulta disponibile un bilancio conclusivo dettagliato dell’intero periodo. Il dato delle 1.297 persone riguarda infatti soltanto il primo mese. Sarebbe utile conoscere che cosa sia avvenuto nelle settimane successive, quanti controlli complessivi siano stati effettuati e se siano stati emessi provvedimenti di allontanamento prima della scadenza.

Questo rendiconto dovrebbe essere presentato principalmente dalla Prefettura, che ha emanato l’ordinanza e coordinato le forze statali. Il Comune potrebbe però chiedere che i dati vengano resi pubblici e integrare il quadro con le attività della Polizia Locale e con gli interventi di propria competenza.

Sicurezza reale e sicurezza percepita

La richiesta dei cittadini di poter utilizzare serenamente i giardini e l’area della stazione è legittima e non deve essere liquidata come semplice percezione. Allo stesso tempo, la sicurezza non può essere valutata esclusivamente attraverso il numero delle persone identificate o la presenza visibile delle divise.

Il primo mese della zona rossa del 2026 ha prodotto un risultato oggettivo: 1.297 controlli, nessun reato riscontrato e nessun allontanamento. Può essere il segnale di una deterrenza riuscita, ma potrebbe anche indicare una misura dal forte impatto simbolico e dalla limitata capacità di intercettare comportamenti realmente pericolosi. Senza dati comparabili relativi al periodo precedente, alle zone confinanti e alle settimane successive, nessuna delle due conclusioni può essere dimostrata.

Un’amministrazione responsabile non dovrebbe né presentare automaticamente l’assenza di reati come prova definitiva del successo né utilizzare le criticità dell’area per giustificare indefinitamente interventi eccezionali. Dovrebbe invece chiedere e pubblicare elementi misurabili.

La conclusione deve quindi essere equilibrata. La zona rossa può essere uno strumento utile per ristabilire temporaneamente una presenza istituzionale forte, ma non può trasformarsi in un’alternativa alle politiche ordinarie di sicurezza, manutenzione e inclusione. L’ordinanza appartiene alla Prefettura; al Comune spetta dimostrare che, durante e dopo i controlli straordinari, abbia lavorato sulle cause urbane e sociali che rendono fragile l’area della stazione.

Solo un bilancio pubblico completo permetterebbe ai cittadini di capire se quelle settimane abbiano prodotto un miglioramento duraturo oppure soltanto una parentesi di maggiore sorveglianza.

Fonti: Prefettura di Alessandria – Rafforzamento dei controlli nell’area della stazione; Il Piccolo – Le zone rosse istituite nel 2025; AlessandriaNews – Nuova zona rossa nel 2026; Dati del primo mese di controlli; La Stampa – Bilancio delle zone rosse del 2025.

GEO: Alessandria, Piemonte, Italia.

Per approfondimenti e aggiornamenti: visita Alessandria Post e ItalianNewsPost.

Nota sull’intelligenza artificiale: L’intelligenza artificiale è stata utilizzata come supporto alla ricerca e all’organizzazione delle informazioni. Contenuti, revisione del testo e impostazione editoriale sono stati definiti e verificati dall’autore.

Descrizione: Immagine della facciata della stazione ferroviaria di Alessandria con traffico urbano, autobus e viaggiatori. La fotografia originale del 2007 è stata elaborata con intelligenza artificiale inserendo tre vigili impegnati in un controllo illustrativo. La scena accompagna l’articolo sui risultati e sull’efficacia della zona rossa istituita nell’area della stazione.

Dicitura IA: Immagine elaborata con IA – a solo scopo illustrativo.

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