Alcol e vetro nel centro di Alessandria: ordinanze a ripetizione, ma quali risultati hanno prodotto?
| Le ordinanze comunali cercano di conciliare la sicurezza delle piazze, il riposo dei residenti e le esigenze delle attività del centro. |
Limitare l’abuso di alcol e impedire che bottiglie e bicchieri di vetro diventino oggetti pericolosi è ragionevole. Il problema nasce quando i divieti temporanei si susseguono senza che il Comune pubblichi un bilancio su controlli, sanzioni, incidenti evitati ed effetti sulle attività commerciali.
La sicurezza delle piazze, il diritto al riposo dei residenti e la possibilità di frequentare il centro senza imbattersi in bottiglie rotte, schiamazzi o comportamenti aggressivi sono esigenze reali. Sarebbe quindi sbagliato liquidare ogni limitazione alla vendita e al consumo di alcol come un’inutile persecuzione della cosiddetta movida. Un divieto può essere giustificato, ma deve essere circoscritto, proporzionato e soprattutto verificabile nei risultati. Ad Alessandria, invece, negli ultimi anni si sono succedute ordinanze differenti per durata, territorio e attività interessate, mentre rimane difficile conoscere la loro effettiva applicazione.
Pier Carlo Lava
Dal divieto generale del 2023 alle limitazioni durante gli eventi
Nel novembre 2023, dopo alcuni gravi episodi avvenuti nel centro cittadino, il sindaco Giorgio Abonante firmò un’ordinanza valida per trenta giorni nell’area compresa all’interno degli spalti. Il provvedimento interessava attività commerciali alimentari, bar, ristoranti, pub, pizzerie, attività artigianali come kebab e pizzerie da asporto, circoli privati e distributori automatici.
Dalle 21 alle 6 del giorno successivo era vietato vendere o distribuire per asporto bevande, anche analcoliche, in bottiglie o bicchieri di vetro. Dalle 21 alle 3 era inoltre vietata la vendita per asporto di bevande alcoliche in qualsiasi tipo di contenitore. Nei locali e nei dehors autorizzati la somministrazione rimaneva consentita, a condizione che gli esercenti vigilassero affinché i clienti non portassero all’esterno i contenitori di vetro.
Nello stesso arco orario, dalle 21 alle 6, ai cittadini era vietato consumare su area pubblica bevande contenute nel vetro. Le sanzioni previste andavano da 500 a 5.000 euro, con pagamento in misura ridotta fissato a 1.000 euro.
La misura era nata in seguito a episodi di vandalismo, schiamazzi e disordini attribuiti a gruppi di giovani. La situazione poteva quindi giustificare un intervento urgente, ma una sanzione di mille euro rappresentava comunque una conseguenza particolarmente pesante, soprattutto se applicata alla semplice vendita o al consumo di una bevanda in vetro, senza che fossero stati provocati danni o disordini.
Nel luglio 2024 il Comune adottò un provvedimento diverso. L’ordinanza sindacale numero 15, valida per sei mesi, riguardava le feste e le manifestazioni pubbliche e si applicava da tre ore prima dell’inizio fino a due ore dopo la loro conclusione.
In questi casi era vietata la vendita e la distribuzione per asporto di bevande in contenitori di vetro, mentre rimaneva possibile versarle in bicchieri di plastica o carta. Era inoltre vietato introdurre e consumare bottiglie e bicchieri di vetro nelle aree delle manifestazioni. La somministrazione rimaneva consentita all’interno dei locali e nei dehors con servizio al tavolo, mentre supermercati ed esercizi alimentari potevano vendere bevande in vetro quando l’acquisto rientrava in una normale spesa familiare.
Questa seconda impostazione appariva più mirata: un divieto limitato alle aree e agli orari di una manifestazione affollata è più facilmente comprensibile e proporzionato rispetto a una restrizione generalizzata estesa all’intero centro.
Le nuove misure annunciate nell’estate 2026
Il tema è tornato di attualità il 30 luglio 2026, quando il Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica ha esaminato la situazione di piazza Santo Stefano, dell’area dell’ex piscina comunale sul Lungo Tanaro San Martino e di piazza Matteotti, conosciuta dagli alessandrini come piazza Genova.
Secondo quanto comunicato dopo la riunione, l’aumento delle presenze serali e alcuni casi di abuso di alcol avrebbero provocato disturbo della quiete pubblica, degrado e disagi per i residenti. Sono stati quindi annunciati controlli interforze più intensi e nuove misure regolamentari o ordinanze per limitare la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche nelle ore serali e notturne.
Nelle comunicazioni pubbliche consultate, tuttavia, non erano ancora indicati in modo completo gli orari, la durata, il perimetro preciso delle limitazioni, le categorie di attività coinvolte e le eventuali sanzioni.
Prima di giudicare il nuovo provvedimento sarà quindi necessario leggerne il testo definitivo. Una limitazione applicata soltanto in determinate piazze, nei giorni e negli orari nei quali si verificano concretamente i problemi, può essere ragionevole. Una misura estesa indistintamente a tutte le attività del centro, invece, richiederebbe una motivazione molto più solida.
Sicurezza pubblica e responsabilità comunale
Le decisioni sulla sicurezza urbana coinvolgono Prefettura, Questura, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale. Il controllo dell’ordine pubblico non dipende quindi esclusivamente dal Comune. Tuttavia, la scelta di emanare un’ordinanza sindacale, la definizione delle attività interessate, degli orari, delle aree e delle sanzioni rientrano direttamente nei margini decisionali del sindaco e dell’Amministrazione comunale.
In questo caso non ci troviamo, come avviene per altre materie, davanti a una semplice applicazione di disposizioni imposte dalla Regione Piemonte. La maggioranza che governa Palazzo Rosso può decidere quanto rendere esteso il divieto, come comunicarlo, quali controlli predisporre e se coinvolgere preventivamente commercianti, residenti e associazioni di categoria.
Il Comune deve però evitare che agli esercenti venga trasferita una responsabilità eccessiva. È comprensibile chiedere al gestore di non consegnare una bottiglia di vetro destinata all’asporto e di controllare ciò che avviene nel proprio dehors. È più problematico pretendere che possa vigilare sui comportamenti successivi di ogni cliente, una volta che questo si sia allontanato dall’attività.
Anche il divieto di vendita di alcolici in qualsiasi contenitore deve essere distinto da quello riguardante il vetro. Una bottiglia di vetro abbandonata o spezzata costituisce un pericolo materiale evidente; una bevanda alcolica venduta in una bottiglia di plastica o in un bicchiere di carta pone invece un problema diverso, legato al comportamento di chi la consuma. Trattare le due situazioni come se fossero identiche rischia di confondere la prevenzione degli oggetti pericolosi con il contrasto all’abuso di alcol.
Mancano i numeri sull’efficacia
Il principale elemento critico non è l’esistenza delle ordinanze, ma l’assenza di un bilancio pubblico facilmente consultabile. Quanti controlli sono stati effettuati durante i trenta giorni del provvedimento del 2023? Quante violazioni sono state accertate? Quante sanzioni da mille euro sono state effettivamente pagate? Gli episodi di vandalismo, le chiamate alle forze dell’ordine e le segnalazioni dei residenti sono diminuiti?
Le stesse domande valgono per l’ordinanza del 2024 durante le manifestazioni: quante bottiglie sono state sequestrate, quante attività sono state sanzionate, quanti interventi sanitari o incidenti provocati dal vetro sono stati evitati? E quali conseguenze economiche hanno subito bar, ristoranti, pizzerie da asporto e piccoli negozi alimentari?
Non pubblicare questi dati impedisce una valutazione obiettiva. Non si può sostenere che le ordinanze siano state inefficaci, ma non si può neppure affermare che abbiano funzionato soltanto perché sono state emanate. Un provvedimento amministrativo non produce automaticamente sicurezza: servono controlli, presenza sul territorio e una verifica dei risultati.
Se, dopo tre anni, il Comune ritiene ancora necessario ricorrere allo stesso strumento, dovrebbe spiegare se il fenomeno sia diminuito, rimasto stabile oppure aumentato. La ripetizione delle ordinanze può significare che il problema persiste, ma può anche indicare che le misure temporanee non sono sufficienti.
Le ordinanze non possono sostituire una politica per il centro
Un’ordinanza urgente è utile per affrontare una situazione circoscritta nel tempo. Diventa più discutibile quando viene utilizzata periodicamente per gestire un problema strutturale. Se il consumo eccessivo di alcol, il rumore e il degrado si ripresentano ogni estate nelle stesse piazze, Alessandria ha bisogno anche di una politica stabile.
Servono controlli concentrati sugli orari realmente critici, illuminazione adeguata, pulizia tempestiva, servizi igienici, mediazione con i residenti, responsabilizzazione dei gestori e interventi mirati contro chi provoca concretamente disordini. Può essere utile anche concordare con le attività commerciali regole permanenti, chiare e condivise, evitando di modificare continuamente orari e divieti attraverso provvedimenti emergenziali.
Non tutti i clienti di un locale sono responsabili della “mala movida” e non tutte le attività possono essere considerate una causa del degrado. Colpire indistintamente commercianti corretti, cittadini tranquilli e persone che acquistano una bevanda senza creare problemi sarebbe una risposta semplice, ma non necessariamente efficace.
La posizione più equilibrata non è quella di abolire ogni divieto. Impedire l’uso del vetro nelle manifestazioni affollate e nelle aree dove si sono verificati episodi violenti è una misura comprensibile. Limitare la vendita di alcol in particolari fasce orarie può essere giustificato quando esistono criticità documentate.
Il Comune deve però pubblicare i dati che motivano le restrizioni, delimitare con precisione le aree interessate, evitare sanzioni sproporzionate e dimostrare periodicamente i risultati ottenuti. La sicurezza non si misura dal numero delle ordinanze firmate, ma dalla diminuzione dei disordini e dalla capacità di far convivere residenti, giovani e attività economiche.
L’Amministrazione Abonante dispone degli strumenti per intervenire. Proprio perché in questo campo i margini decisionali comunali sono ampi, ha anche la responsabilità di spiegare perché una determinata limitazione sia necessaria, quanto durerà e quali effetti abbia prodotto. Senza queste risposte, il rischio è che l’ordinanza diventi soprattutto un segnale politico: visibile nell’immediato, ma difficile da valutare nella sua efficacia reale.
Fonti: Comune di Alessandria – consultazione delle ordinanze; Il Piccolo – ordinanza del novembre 2023 su alcol e vetro; ordinanza numero 15 del luglio 2024 durante feste e manifestazioni; AlessandriaNews – piano per la sicurezza urbana del 30 luglio 2026.
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Nota sull’intelligenza artificiale: L’intelligenza artificiale è stata utilizzata come supporto alla ricerca e all’organizzazione delle informazioni. Contenuti, revisione del testo e impostazione editoriale sono stati definiti e verificati dall’autore.
Descrizione: Immagine fotorealistica di carattere illustrativo ambientata in una piazza piemontese ispirata al centro storico di Alessandria. In primo piano compaiono una bottiglia di vetro, un bicchiere e un segnale di divieto; sullo sfondo si vedono dehors frequentati, passanti e una discreta presenza della Polizia Locale. La scena richiama il dibattito sulle limitazioni alla vendita e al consumo di alcolici e bevande in contenitori di vetro.
Crediti: Immagine creata con IA – a solo scopo illustrativo.
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