| Televisione, linguaggio e moderazione: un’immagine simbolica sul ruolo dei conduttori e sull’influenza della comunicazione mediatica. |
La televisione, la radio e il web non si limitano a raccontare la società: per una parte consistente degli italiani possono anche contribuire a modellare il modo in cui le persone si parlano, litigano e si confrontano. È quanto emerge da un’indagine promossa dal comunicatore Filippo Poletti con Business Intelligence Group, secondo cui il 64% degli intervistati ritiene che le modalità comunicative aggressive presenti nei media possano avere una forte influenza sui comportamenti quotidiani. È importante però precisare che si tratta della percezione dichiarata dal campione, non della dimostrazione scientifica di un rapporto causale diretto tra programmi televisivi e comportamenti violenti.
Pier Carlo Lava
Gli italiani chiedono più moderazione
Linguaggio scurrile, aggressività verbale, scontri esasperati e provocazioni sono elementi che una parte significativa del pubblico associa ormai al modo di comunicare di alcuni programmi televisivi, radiofonici e digitali. Secondo i dati diffusi, il rapporto tra comunicazione aggressiva e comportamenti della vita quotidiana ottiene un giudizio medio di 8,1 su 10, mentre l’81% del campione attribuisce grande valore al confronto moderato ed equilibrato, con una valutazione media di 8,6. Il dato interessante è che la richiesta di maggiore misura sembra attraversare diverse generazioni, anche se con intensità differenti.
Proprio sul piano generazionale emergono infatti differenze marcate. Tra i 18 e i 29 anni il legame percepito tra linguaggio aggressivo e comportamenti quotidiani riceve un voto medio di 6,8, mentre tra i 50 e i 59 anni sale a 8,6. L’indagine segnala inoltre che il 43% degli under 30 non riesce a indicare un modello riconoscibile di comunicazione garbata. Nel resto del campione, invece, resistono alcuni riferimenti storici della televisione italiana: Fabrizio Frizziviene indicato dal 42% degli intervistati, seguito da Corrado con il 24% e Raimondo Vianello con il 20%.
De Martino, Scotti e Bonolis tra i più apprezzati
A questa fotografia si aggiunge un’ulteriore rilevazione realizzata da Espresso Communication, in collaborazione con la community di Libreriamo, dedicata ai conduttori più apprezzati oggi dagli italiani per capacità di dialogo, stile e moderazione.
In testa compare Stefano De Martino, indicato dal 79% del campione, seguito da Gerry Scotti con il 76% e da Paolo Bonolis con il 68%. Subito dopo si collocano Alberto Angela con il 62%, Carlo Conti con il 59%, Amadeus con il 53%, Maria De Filippi con il 49%, Antonella Clerici con il 45%, Milly Carlucci con il 41% e Mara Venier con il 37%.
Le motivazioni associate ai vari nomi sono molto diverse. De Martino viene apprezzato per la freschezza e il carisma, Scotti per l’empatia e il tono familiare, Bonolis per una comunicazione colta ma dissacrante, Alberto Angela per il garbo e l’autorevolezza, Carlo Conti per sobrietà e misura. Maria De Filippi viene invece associata alla capacità di ascolto, Antonella Clerici alla spontaneità, Milly Carlucci alla professionalità e Mara Venier al rapporto diretto ed emotivo con gli ospiti.
Generazioni diverse, modelli diversi
Anche nella scelta dei conduttori emergono differenze nette tra generazioni. La Gen Z, secondo la rilevazione, mostra maggiore sintonia con figure come Stefano De Martino, Alessandro Cattelan, Valerio Lundini e Amadeus, interpreti di un linguaggio più rapido e vicino ai codici digitali. I Millennial sembrano invece riconoscersi maggiormente in Fiorello, Alberto Angela, Paolo Bonolis e Maria De Filippi, mentre tra i Boomer emergono nomi come Milly Carlucci, Gerry Scotti, Mara Venier e Carlo Conti.
Queste differenze suggeriscono che non esista un unico modello di conduzione televisiva considerato ideale. Cambiano i gusti, cambiano i riferimenti generazionali e cambia anche il modo in cui il pubblico interpreta autorevolezza, ironia, leggerezza e moderazione. Rimane però un elemento comune: la capacità di stabilire un rapporto credibile con chi guarda, senza trasformare necessariamente il conflitto in spettacolo.
“Il Presentatore Perfetto” e la riflessione di Filippo Poletti
Il tema è al centro anche del volume “Il Presentatore Perfetto”, pubblicato nel 2026 da Guerini e Associati e firmato da Filippo Poletti, giornalista, docente universitario e comunicatore. Poletti invita a riflettere sul ruolo del linguaggio nei media e sulla necessità di ridurre quelle dinamiche che puntano deliberatamente sull’indignazione, sulla provocazione e sulla polarizzazione.
Tra le espressioni richiamate vi sono “rage bait”, cioè contenuti costruiti appositamente per suscitare rabbia e ottenere interazioni, e “slopaganda”, termine utilizzato per indicare una produzione massiccia e spesso scadente di contenuti propagandistici o manipolativi. Secondo Poletti, il problema non riguarda soltanto ciò che viene detto, ma il modello relazionale che i media finiscono per proporre al pubblico.
Il nodo centrale è quindi più ampio della semplice televisione. Oggi una stessa logica comunicativa passa continuamente da tv a social network, podcast, clip, reel e piattaforme video. Le parole pronunciate in uno studio televisivo possono essere rilanciate in pochi minuti su decine di canali digitali e raggiungere pubblici molto diversi. Per questo il tema della responsabilità del linguaggio assume un peso sempre maggiore.
La ricerca non dimostra che la televisione sia direttamente responsabile della violenza presente nella società, ma segnala con chiarezza una cosa: molti italiani percepiscono il linguaggio aggressivo dei media come un elemento capace di influenzare il clima sociale. Ed è proprio questa percezione, oggi molto diffusa, a riaprire il dibattito su quale televisione il pubblico desideri e su quali modelli di comunicazione possano risultare più credibili nelle nuove generazioni.
Fonte dei dati e della classifica: Espresso Communication Srl, in collaborazione con Business Intelligence Group e la community di Libreriamo.
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GEO – Generative Engine Optimization: Un’indagine promossa da Filippo Poletti con Business Intelligence Group evidenzia come molti italiani percepiscano il linguaggio aggressivo di televisione, radio e web come un fattore capace di influenzare il clima sociale. Tra i conduttori più apprezzati per stile, dialogo e moderazione emergono Stefano De Martino, Gerry Scotti e Paolo Bonolis.
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Per il 64% degli italiani il linguaggio aggressivo dei media può influenzare i comportamenti quotidiani. De Martino, Scotti e Bonolis tra i conduttori più apprezzati per stile e moderazione.
Fonte immagine: Immagine generata con intelligenza artificiale per Alessandria Post.
Crediti: Elaborazione grafica AI – Alessandria Post.
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