Riforma della disabilità, Barbuto: «La strada è giusta, ma servono risorse e procedure più semplici»
| Mario Barbuto, presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, durante l’intervento dedicato alla sperimentazione della riforma della disabilità. |
La riforma della disabilità entra nella fase decisiva della sperimentazione e porta con sé un cambiamento profondo: meno frammentazione, maggiore centralità della persona, un nuovo sistema di valutazione e l’obiettivo di costruire risposte più aderenti ai bisogni reali. Ma tra i principi della legge e la loro applicazione concreta resta ancora una distanza da colmare. È questo il punto sollevato da Mario Barbuto, presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, intervenuto a Roma durante il convegno dell’Agenzia IURA. Una riflessione che riguarda non soltanto ciechi e ipovedenti, ma l’intero sistema della disabilità e il modo in cui istituzioni e servizi saranno chiamati a prendersi carico delle persone.
Pier Carlo Lava
«Sono un cieco visionario: avrei pensato la riforma in modo diverso»
Mario Barbuto ha scelto un’espressione volutamente provocatoria per spiegare la propria posizione: «Sono un cieco visionario». Da qui la sua riflessione sulla riforma della disabilità e, in particolare, sul progetto di vita individuale.
Secondo Barbuto, prima ancora di moltiplicare procedure e percorsi individuali sarebbe necessario individuare con chiarezza alcuni bisogni comuni alle diverse forme di disabilità e costruire intorno ad essi competenze professionali solide e riconoscibili.
Il presidente UICI pone quindi una domanda centrale: è sempre necessario frammentare ogni situazione in una sequenza di singoli interventi oppure sarebbe possibile creare figure professionali specificamente formate, capaci di prendere in carico problemi ricorrenti e accompagnare la persona nel tempo?
Per spiegare il concetto utilizza una metafora molto semplice: ogni automobile può avere un guasto diverso, ma esistono officine e tecnici in grado di individuarlo e affrontarlo. Allo stesso modo, secondo Barbuto, il sistema della disabilità dovrebbe diventare più leggibile e accessibile, riducendo la complessità di procedure, accertamenti, decisioni e passaggi amministrativi.
Il punto, nella sua impostazione, è che i bisogni di una persona non si esauriscono nel momento dell’accertamento iniziale. Possono cambiare nel tempo, emergere progressivamente e richiedere risposte differenti nel corso della vita.
La riforma cambia il modello di valutazione
Il quadro normativo di riferimento è il decreto legislativo 62 del 3 maggio 2024, che ridefinisce la condizione di disabilità, la valutazione di base e il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato. La riforma si inserisce nel percorso previsto dalla legge delega 227/2021 e punta a superare un modello concentrato prevalentemente sull’accertamento sanitario, introducendo una valutazione più ampia delle condizioni della persona.
La sperimentazione è partita il 1° gennaio 2025 in nove province, è stata estesa dal 30 settembre 2025 ad altre undici e dal 1° marzo 2026 ha raggiunto ulteriori quaranta territori, per un totale di sessanta province coinvolte. L’entrata a regime nazionale è prevista dal 1° gennaio 2027.
Tra le novità più rilevanti figura il certificato medico introduttivo, trasmesso telematicamente all’INPS dal medico certificatore e destinato, nei territori coinvolti nella sperimentazione, ad avviare direttamente il procedimento di valutazione di base. L’INPS assume inoltre un ruolo centrale e progressivamente esclusivo nell’accertamento.
Barbuto: «Per applicarla servono risorse»
Sul piano dei principi, Barbuto riconosce alla riforma una direzione importante, ma sottolinea la necessità di affrontare il problema delle risorse necessarie per tradurla nella realtà.
Il presidente UICI ha parlato di una “frattura” tra il contenuto culturale, sociale e umano della riforma e la sua applicazione pratica, sostenendo che un progetto di vita realmente personalizzato richiede personale, servizi, coordinamento e disponibilità economiche adeguate.
La sua osservazione è netta: costruire una risposta individualizzata significa cercare di offrire la risposta giusta, alla persona giusta, nel momento giusto. Un obiettivo che, secondo Barbuto, difficilmente può essere perseguito senza un rafforzamento delle risorse disponibili.
È una posizione espressa dal presidente UICI e non equivale, da sola, a una valutazione complessiva sull’efficacia della riforma, che è ancora nella fase sperimentale. La stessa impostazione del convegno organizzato dall’Agenzia IURA prevedeva infatti un confronto specifico sulle criticità operative, sulle differenze territoriali e sulle possibili correzioni prima dell’entrata a regime nazionale.
I numeri della sperimentazione
Nel corso del convegno sono stati presentati anche i dati relativi ai certificati medici introduttivi ricevuti dall’INPS nelle diverse fasi della sperimentazione.
Secondo i dati illustrati da Filippo Bonanni, direttore centrale Salute e Prestazioni di disabilità dell’INPS, e da Lorenzo Leoncini, dirigente dell’Area Gestione Processi amministrativi connessi alla funzione medico-legale, nella terza fase avviata il 1° marzo 2026 sono pervenuti più di 200 mila certificati medici introduttivi complessivi nei territori interessati.
Per le persone con disabilità visiva, i dati presentati al convegno indicano 1.339 certificati nel Nord, 600 nel Centro e 714 nel Sud e nelle isole. Milano, Roma e Catania risultano tra le province con la quota più elevata di certificazioni relative a ciechi e ipovedenti nei rispettivi territori di riferimento.
I numeri sono stati presentati nel contesto del confronto promosso dall’Agenzia IURA sulla valutazione di base e sull’applicazione del decreto 62/2024. Il convegno del 1° ottobre 2026, ospitato nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, era espressamente dedicato al passaggio dalla sperimentazione al sistema nazionale.
Dal certificato al progetto di vita
La portata della riforma va però oltre il certificato iniziale. Il nuovo impianto introduce un sistema che punta a collegare la valutazione di base alla successiva valutazione multidimensionale e, quando richiesto, alla costruzione del progetto di vita individuale.
L’obiettivo previsto dal decreto è mettere al centro non soltanto la patologia o la menomazione, ma anche il funzionamento della persona, il contesto nel quale vive, le necessità di sostegno e la possibilità di partecipare alla vita sociale.
È proprio qui che si concentra una parte importante del dibattito. Un sistema maggiormente personalizzato può essere più aderente alle esigenze individuali, ma richiede allo stesso tempo coordinamento tra servizi sanitari, sociali e amministrativi, personale preparato e procedure sufficientemente uniformi sul territorio.
Una riforma ancora da misurare sul campo
Le osservazioni di Barbuto pongono quindi una questione che accompagnerà probabilmente tutta la fase finale della sperimentazione: quanto il nuovo modello riuscirà a trasformare i principi della riforma in servizi concreti e facilmente accessibili.
L’INPS presenta il nuovo sistema come un percorso volto alla semplificazione dell’accertamento, con la trasmissione telematica del certificato introduttivo e l’accentramento della procedura presso l’Istituto.
Dal mondo associativo arrivano invece richieste di attenzione alla reale sostenibilità del sistema, alle risorse e alla capacità di accompagnare le persone anche dopo l’accertamento iniziale.
Due piani distinti ma destinati a incontrarsi entro il 1° gennaio 2027, quando la nuova valutazione di base dovrebbe entrare pienamente a regime in tutto il territorio nazionale.
Fonte principale della notizia e delle dichiarazioni di Mario Barbuto: Agenzia DIRE.
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La riforma della disabilità introdotta dal decreto legislativo 62/2024 è attualmente in fase sperimentale in 60 province italiane. Dal 1° gennaio 2027 è prevista l’estensione del nuovo sistema di valutazione di base a tutto il territorio nazionale.
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