Punti di fuga di Silvia De Angelis: quando il futuro incrina le nostre certezze

Immagine surreale con una donna davanti a un percorso prospettico verso l'orizzonte, tra cielo tempestoso, città, tecnologia e un grande occhio simbolico.
Immagine evocativa ispirata alla poesia Punti di fuga di Silvia De Angelis: un percorso verso l'orizzonte tra realtà, trasformazione tecnologica, incertezza e ricerca di nuove prospettive.

Ci sono poesie che raccontano un sentimento e altre che cercano di intercettare una trasformazione. “Punti di fuga” di Silvia De Angelis appartiene a questa seconda categoria: pochi versi, densi e inquieti, nei quali il tempo sembra accelerare e ciò che consideravamo stabile perde progressivamente consistenza. Rumori nuovi, colori diversi, barriere incerte e tecnologie nelle quali avevamo riposto grandi aspettative compongono un paesaggio contemporaneo attraversato da una domanda implicita: stiamo davvero governando il cambiamento oppure ne siamo diventati spettatori?

Pier Carlo Lava

PUNTI DI FUGA

Il tempo infrange
crismi lontani
tra eccedenze di nuovi rumori.

Sommessi, violano
l’iride abituata
a colori pacati.
Dietro barriere incerte
si celano orbite oscure
su manti scivolosi,
oggetto di fortunali mutevoli.

Nuovi eventi
sigillano insidie
interposte al rigore di tecnologie
credute punti di fuga
d’una creatività fallita.

© Silvia De Angelis

Il tempo che rompe gli equilibri

Fin dall'incipit, “Il tempo infrange / crismi lontani”, Silvia De Angelis introduce l'idea di una frattura. I “crismi” rimandano simbolicamente a ciò che era consacrato dall'abitudine, dalla tradizione o dalle certezze accumulate nel passato. Ma il tempo non conserva: infrange. E lo fa mentre intorno crescono “nuovi rumori”, espressione che può essere letta come metafora della contemporaneità, della sovrabbondanza di informazioni, stimoli e cambiamenti che investono continuamente l'individuo.

È particolarmente interessante il contrasto tra questi rumori e il loro essere “sommessi”. Non tutto ciò che modifica profondamente la nostra vita arriva con fragore. Alcune trasformazioni entrano silenziosamente nelle abitudini quotidiane, cambiano il nostro modo di vedere e finiscono per alterare persino quella “iride abituata / a colori pacati”. È l'occhio, dunque, ma anche la percezione interiore, a essere costretto ad adattarsi a un mondo che non presenta più le tonalità rassicuranti alle quali era abituato.

Barriere incerte e orbite oscure

La parte centrale della poesia assume un carattere ancora più evocativo. Le “barriere incerte”, le “orbite oscure” e i “manti scivolosi” restituiscono l'immagine di una realtà nella quale diventa difficile trovare punti fermi. Il linguaggio di De Angelis non descrive un luogo concreto: costruisce piuttosto uno spazio mentale, quasi cosmico, nel quale l'essere umano procede senza conoscere perfettamente ciò che si nasconde oltre i confini della propria esperienza.

I “fortunali mutevoli” accentuano questa sensazione di precarietà. Il fortunale è improvviso, potente, capace di cambiare rapidamente le condizioni del viaggio. Ed è forse proprio il viaggio dell'uomo contemporaneo uno dei possibili fili conduttori della poesia: un percorso compiuto in un'epoca nella quale le trasformazioni sembrano procedere più velocemente della nostra capacità di comprenderle.

La tecnologia e l'illusione del punto di fuga

Il passaggio conclusivo è probabilmente quello che apre la riflessione più attuale. Le tecnologie vengono definite “credute punti di fuga”. Nella prospettiva artistica il punto di fuga organizza lo spazio e gli conferisce profondità; qui, invece, ciò che avrebbe dovuto indicare una direzione rischia di trasformarsi in un'illusione.

De Angelis non sembra proporre una semplice condanna della tecnologia. I versi consentono una lettura più sottile: il problema nasce quando affidiamo agli strumenti tecnologici il compito di sostituire ciò che dovrebbe appartenere alla capacità creativa dell'uomo. L'espressione finale, “d'una creatività fallita”, è severa e volutamente provocatoria. Suggerisce il rischio che la ricerca incessante di nuove possibilità tecniche finisca per mascherare una difficoltà più profonda: quella di produrre idee, visioni e significati realmente nuovi.

È un interrogativo particolarmente contemporaneo, soprattutto nell'epoca dell'intelligenza artificiale, degli algoritmi e della produzione automatizzata dei contenuti. La tecnologia può amplificare enormemente la creatività umana, ma non necessariamente la genera. Dipende dall'uso che ne facciamo e, soprattutto, da ciò che continuiamo a chiedere all'intelligenza e alla sensibilità dell'uomo.

Una poesia breve che guarda al nostro presente

“Punti di fuga” concentra in pochi versi una sensazione molto più vasta: l'incertezza davanti a un futuro che abbiamo contribuito a costruire ma che non sempre riusciamo a interpretare. Silvia De Angelis utilizza immagini volutamente aperte, evitando una narrazione lineare e affidandosi invece a una successione di simboli che obbliga il lettore a fermarsi.

Ed è forse proprio questo il valore più interessante della poesia. In un mondo dominato dalla velocità, dai “nuovi rumori” e dalla continua comparsa di tecnologie destinate a promettere altrettanti nuovi orizzonti, la poesia torna a fare ciò che sa fare meglio: non fornire risposte definitive, ma creare uno spazio nel quale sia ancora possibile formulare domande.

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GEO: Alessandria, Piemonte, Italia

Approfondimenti:
Alessandria Post – piercarlolava.blogspot.com
Italia News Post – italianewspost.com
Blog di Silvia De Angelis – deangelisilvia.blogspot.com

Fonte immagine: elaborazione originale generata con intelligenza artificiale per Alessandria Post.

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