La nonna di Giovanni Pascoli: quel “sì” che diventa amore oltre la vita

Ritratto realistico di Giovanni Pascoli, poeta italiano e autore della poesia La nonna.
Giovanni Pascoli, tra i maggiori poeti italiani, autore de La nonna, poesia dedicata alla figura affettuosa e protettiva della nonna.

Ci sono persone che attraversano la nostra infanzia senza bisogno di grandi discorsi e rimangono con noi per sempre. I nonni appartengono spesso a questa dimensione della memoria: una voce, una carezza, un gesto ripetuto ogni giorno, una presenza che da bambini sembra naturale e che soltanto molti anni dopo comprendiamo fino in fondo. Giovanni Pascoli, ne “La nonna”, riesce a trasformare questa esperienza universale in poesia attraverso una parola semplicissima: “sì”. Il sì di una donna anziana ai bambini, alle loro richieste, al perdono, alla sofferenza e infine persino alla morte. È una poesia tenera e insieme dolorosa, particolarmente significativa nella Festa dei Nonni, perché ricorda quanto profonda possa essere l'eredità affettiva lasciata da chi ci ha preceduto.

Pier Carlo Lava

La poesia

LA NONNA

Tra tutti quei riccioli al vento,
tra tutti quei biondi corimbi,
sembrava, quel capo d’argento,
dicesse col tremito, bimbi,
  sì... piccoli, sì...

E i bimbi cercavano in festa,
talora, con grido giulivo,
le tremule mani e la testa
che avevano solo di vivo
  quel povero sì.

Sì, solo; sì, sempre, dal canto
del fuoco, dall’umile trono;
sì, per ogni scoppio di pianto,
per ogni preghiera: perdono,
  sì... voglio, sì... sì!

Sì, pure al lettino del bimbo
malato... La Morte guardava,
la Morte presente in un nimbo...
La tremula testa dell’ava
  diceva sì! sì!

Sì, sempre; sì, solo; le notti
lunghissime, altissime! Nera
moveva, ai lamenti interrotti,
la Morte da un angolo... C’era
  quel tremulo sì,

quel sì, presso il letto... E sì, prese
la nonna, la prese lasciandole
vivere il bimbo. Si tese
quel capo in un brivido blando,
  nell’ultimo sì.

Giovanni Pascoli

La nonna, i bambini e il contrasto fra due età della vita

L'immagine iniziale contiene già l'intera poesia. Da una parte ci sono i bambini, con i loro “riccioli al vento” e i “biondi corimbi”, immagini di movimento, luce e vitalità; dall'altra appare il “capo d'argento” della nonna. Pascoli mette così una accanto all'altra l'infanzia e la vecchiaia, l'inizio e la conclusione della vita. Non lo fa però per separarle. Al contrario, le avvicina attraverso l'affetto. I bambini cercano quelle mani tremanti e quel volto anziano con naturale allegria: per loro la fragilità della nonna non rappresenta ancora la vecchiaia o la morte, ma semplicemente una presenza familiare che li ama.

È uno dei tratti più profondamente pascoliani del componimento. Nel mondo poetico di Pascoli la famiglia rappresenta il “nido”, il luogo nel quale l'essere umano cerca protezione contro il dolore e la precarietà dell'esistenza. Anche qui il nido è fatto di pochissime cose: il fuoco domestico, una vecchia seduta sul suo “umile trono”, i bambini, il pianto, una richiesta di perdono. Una quotidianità apparentemente minima che diventa, attraverso la poesia, qualcosa di universale.

Quel “sì” ripetuto che racchiude una vita

La parola decisiva è “sì”. Pascoli la ripete continuamente fino a trasformarla quasi nel battito della poesia. All'inizio sembra semplicemente il movimento involontario della testa tremante della donna anziana; poco alla volta, però, quel gesto assume un significato diverso. È disponibilità verso i bambini, indulgenza, perdono, accettazione.

La nonna dice sì alle piccole necessità della famiglia e sembra avere ormai ridotto tutta la propria esistenza a quella sola parola. Ma proprio per questo il “sì” diventa enorme. Non rappresenta debolezza: è la forma estrema di un amore che non chiede nulla per sé.

Poi l'atmosfera cambia. Compare un bambino malato e nella stanza entra una presenza terribile: la Morte, che Pascoli personifica e rende quasi visibile. Si muove nell'ombra, osserva il letto, incombe durante le notti interminabili. A quel punto il lettore comprende che il “sì” della nonna non è più soltanto quello pronunciato alle richieste dei nipoti.

Diventa un sì rivolto al destino.

La Morte prende la nonna e lascia vivere il bambino

Il finale è uno dei momenti più commoventi della poesia. La Morte sembra dover scegliere e prende la nonna lasciando vivere il bambino. Pascoli non costruisce una scena enfatica: tutto accade attraverso quel piccolo movimento della testa che aveva accompagnato l'intero componimento. Il “brivido blando” precede “l'ultimo sì”.

È difficile non leggere in questi versi l'immagine di un sacrificio. La nonna sembra accettare di andarsene perché il bambino possa rimanere. Naturalmente non siamo davanti a un racconto realistico, ma alla rappresentazione poetica di qualcosa che appartiene profondamente all'idea stessa dell'amore familiare: la generazione più anziana lascia il proprio posto a quella che viene dopo.

Ecco perché la poesia, pur parlando apertamente della morte, non è soltanto triste. Dentro quell'ultimo sì continua la vita.

Una poesia che parla ancora ai nonni e ai nipoti di oggi

A più di un secolo dalla sua composizione, “La nonna” conserva una sorprendente capacità di emozionare. Sono cambiate le famiglie, è cambiato il ruolo sociale degli anziani e sono profondamente cambiate le condizioni della vecchiaia. Non è cambiato, però, quel rapporto particolare che può nascere tra nonni e nipoti.

I nonni sono spesso i depositari della memoria familiare: attraverso di loro un bambino scopre persone che non ha conosciuto, luoghi che non ha visto, storie accadute prima della sua nascita. Sono un ponte fra ciò che siamo e ciò che eravamo.

Pascoli riesce a raccontare tutto questo senza proclami. Gli basta una vecchia donna seduta accanto al fuoco, circondata dai bambini, e una parola ripetuta fino alla fine.

Sì.

Forse è proprio questa la forza più grande della poesia: ricordarci che alcuni degli amori più importanti della nostra vita non hanno bisogno di molte parole. E che, quando le persone che ci hanno amato non ci sono più, continuano a vivere nella memoria di chi resta.

Nella Festa dei Nonni, La nonna di Giovanni Pascoli diventa così non soltanto una pagina della grande poesia italiana, ma un invito personale: ricordare chi non c'è più e trovare il tempo per stare accanto a chi c'è ancora.

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Crediti: Immagine generata con Intelligenza Artificiale – elaborazione editoriale Alessandria Post


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