Europa, il voto cambia: perché i partiti tradizionali perdono terreno

Bandiera dell’Unione europea, urna elettorale e Parlamento europeo con le bandiere di Italia, Francia e Germania.
Un’immagine simbolica del voto europeo davanti al Parlamento UE, con la bandiera dell’Unione e i richiami a Italia, Francia e Germania. Rappresenta la trasformazione degli equilibri politici e dei comportamenti elettorali in Europa.

La politica europea sta attraversando una trasformazione che sarebbe riduttivo spiegare soltanto con le categorie di destra e sinistra, moderazione e radicalismo, europeismo e antieuropeismo. Una parte significativa dell'elettorato ha modificato negli ultimi anni i propri riferimenti politici, mentre economia, costo della vita, immigrazione, sicurezza, energia, industria e funzionamento dei servizi pubblici hanno assunto un peso crescente nel dibattito. I risultati elettorali documentano chiaramente il cambiamento; molto più complesso è stabilire perché sia avvenuto e quale peso attribuire a ciascuna delle possibili cause.

Pier Carlo Lava

Francia, Germania e Italia: un equilibrio politico profondamente cambiato

In Francia, alle elezioni europee del 2024, il Rassemblement National ha ottenuto il 31,37% dei voti, mentre la lista Besoin d'Europe, che comprendeva Renaissance e altre formazioni del campo centrista, si è fermata al 14,60%. È un dato che misura la distanza raggiunta rispetto a un'epoca nella quale il partito della famiglia Le Pen occupava una posizione molto più periferica nel sistema politico francese. Non permette però, da solo, di stabilire perché ogni singolo elettore abbia scelto il RN.

In Germania il cambiamento è altrettanto evidente. Alle elezioni federali del febbraio 2025 l'Alternative für Deutschland ha ottenuto il 20,8% dei secondi voti, rispetto al 10,4% del 2021. La CDU ha raccolto il 22,6%, la SPD il 16,4%, i Verdi l'11,6%. L'AfD ha quindi sostanzialmente raddoppiato il proprio risultato nell'arco di quattro anni, diventando una componente di primo piano del sistema elettorale tedesco. Anche in questo caso il dato è inequivocabile, mentre le cause della crescita richiedono un'analisi assai più articolata.

Il caso italiano è differente, perché una forza politica cresciuta alla destra del tradizionale centrodestra è già arrivata alla guida del governo. Dopo il risultato delle politiche del 2022, Fratelli d'Italia ha ottenuto il 28,75% alle elezioni europee del 2024, risultando il primo partito italiano. Il confronto tra consultazioni diverse va effettuato con cautela, perché cambiano affluenza, sistema elettorale e motivazioni del voto; resta tuttavia il fatto che, dopo quasi due anni di governo, FdI non registrò in quella consultazione un arretramento rispetto al risultato con cui era arrivato a Palazzo Chigi.

Fratelli d'Italia, Rassemblement National e AfD non sono naturalmente la stessa cosa. Hanno storie politiche, programmi, gruppi dirigenti, posizioni internazionali e rapporti con l'Unione europea differenti. Metterli sullo stesso piano cancellerebbe differenze importanti. Il fenomeno comune che può essere osservato riguarda invece il ridimensionamento, in diversi Paesi, dei tradizionali equilibri politici e l'ampliamento del consenso verso forze che in passato occupavano spazi più limitati.

Dall'immigrazione al costo della vita: non esiste una sola spiegazione

La crisi migratoria del 2015 rappresentò certamente un passaggio importante. Secondo Eurostat, in quell'anno 1.255.600 persone presentarono per la prima volta domanda d'asilo nei Paesi dell'Unione europea, più del doppio rispetto all'anno precedente. Immigrazione, controllo delle frontiere, integrazione e capacità degli Stati di governare i flussi divennero stabilmente temi centrali della competizione politica.

Sarebbe però poco convincente attribuire a quel solo fenomeno gli spostamenti elettorali avvenuti successivamente. Negli anni seguenti l'Europa ha attraversato una pandemia, la crisi delle catene di approvvigionamento, la guerra provocata dall'invasione russa dell'Ucraina, forti tensioni energetiche e un'importante crescita dei prezzi. Nel 2022 l'inflazione media nell'Unione europea raggiunse il 9,2%; nello stesso anno la voce comprendente abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili registrò un incremento medio del 18%. Per milioni di famiglie questi numeri si tradussero in bollette più elevate e minore potere d'acquisto.

L'importanza della dimensione economica emerge anche dal sondaggio post-elettorale realizzato dopo le europee del 2024. L'aumento dei prezzi e il costo della vita furono indicati dal 42% degli intervistati tra gli argomenti che li avevano motivati a votare e la situazione economica dal 41%. Seguivano la situazione internazionale, indicata dal 34%, e la difesa della democrazia e dello Stato di diritto, al 32%. Questi dati non consentono di stabilire automaticamente per quale partito abbiano votato quelle persone, ma mostrano quanto le condizioni economiche siano entrate nella valutazione politica dei cittadini europei.

Ed è probabilmente qui che occorre evitare le spiegazioni troppo semplici. Casa, salari, occupazione, energia, sanità, pensioni, sicurezza e immigrazione possono concorrere contemporaneamente alla percezione che un cittadino ha del funzionamento del proprio Paese. Il comportamento elettorale nasce inoltre da fattori culturali, territoriali e generazionali, dalla qualità delle leadership, dall'offerta politica disponibile e anche dalla capacità dei partiti di comunicare con gruppi sociali che negli ultimi decenni sono profondamente cambiati.

La crescita delle destre non coincide con il rifiuto dell'Europa

Un altro dato invita alla prudenza. L'affermazione delle forze collocate alla destra dei tradizionali partiti popolari e conservatori non si accompagna necessariamente a un rifiuto generalizzato dell'Unione europea.

Lo Standard Eurobarometer della primavera 2026 rileva che il 51% degli europei dichiara di avere fiducia nell'Unione, il 72% considera complessivamente positiva per il proprio Paese l'appartenenza all'UE e il sostegno alla moneta unica raggiunge il 74%. Nello stesso sondaggio il 76% degli intervistati afferma che l'Unione dovrebbe continuare a sostenere l'Ucraina fino al raggiungimento di una pace giusta e duratura. Contemporaneamente, però, il costo della vita rimane la principale preoccupazione personale per il 52% degli intervistati e una delle principali questioni nazionali per il 36%.

Questi risultati suggeriscono un quadro meno lineare rispetto alla semplice contrapposizione tra europeisti e antieuropeisti. Un cittadino può considerare utile l'appartenenza all'Unione e nello stesso tempo chiedere politiche differenti sull'economia, sull'immigrazione, sull'energia o sulla sicurezza. Può sostenere una maggiore cooperazione europea in alcuni settori e contemporaneamente desiderare che il proprio governo nazionale eserciti un maggiore controllo in altri.

Anche l'esperienza italiana invita a distinguere questi piani. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha mantenuto l'Italia nell'Unione europea e nella NATO e ha proseguito il sostegno italiano all'Ucraina, mentre su immigrazione, sicurezza e rapporto fra interessi nazionali e istituzioni europee ha continuato a sostenere posizioni proprie del programma della maggioranza. Che questa esperienza costituisca o meno un modello esportabile in altri Paesi è una questione politica aperta, non una conclusione che i dati consentano di dare per acquisita.

La questione centrale potrebbe essere la fiducia

Resta allora un interrogativo particolarmente importante: quanto si fidano ancora gli elettori dei partiti che per molti anni hanno rappresentato il centro dei sistemi politici europei?

È possibile che una parte del loro elettorato storico ritenga insufficienti le risposte date a trasformazioni economiche e sociali sempre più rapide. Ma sarebbe scorretto trasformare questa ipotesi in una spiegazione universale. Sul cambiamento del voto incidono anche la crisi dei grandi partiti di massa, la frammentazione dell'informazione, i social network, la polarizzazione, le differenze tra grandi città e periferie, tra territori economicamente dinamici e aree in difficoltà, oltre alla diversa sensibilità delle generazioni.

Allo stesso modo, la crescita elettorale di un partito non dimostra che le sue soluzioni siano necessariamente migliori: certifica esclusivamente che quelle proposte hanno ottenuto il consenso di una determinata quota di cittadini. Il consenso e l'efficacia delle politiche sono due cose differenti e possono essere valutati soltanto osservando risultati concreti nel tempo.

C'è però anche il rischio opposto. Considerare milioni di voti semplicemente il prodotto di radicalizzazione, protesta o disinformazione può impedire di comprendere le ragioni, anche molto diverse tra loro, che hanno determinato determinati spostamenti elettorali. Per i partiti tradizionali conoscere quelle ragioni costituisce probabilmente una delle principali sfide politiche dei prossimi anni.

Un'Europa politica ancora in trasformazione

L'Europa del 2026 è molto diversa da quella dei primi anni Duemila. I confini dello spazio politico si sono spostati, alcune forze un tempo periferiche sono diventate protagoniste e partiti che per decenni avevano rappresentato grandi fasce della società hanno perso una parte del loro elettorato. Ma non esiste un'unica traiettoria europea: Francia, Germania, Italia e gli altri Stati membri conservano sistemi politici, società e storie profondamente differenti.

La conclusione più prudente è quindi anche quella che lascia aperte più domande. Non disponiamo di elementi sufficienti per affermare che l'Europa sia semplicemente diventata più radicale, così come sarebbe insufficiente attribuire tutto all'immigrazione, all'inflazione o alla protesta contro le élite. Siamo di fronte a una redistribuzione del consenso che avviene dopo quindici anni segnati da crisi finanziarie, pandemia, inflazione, guerra, trasformazioni industriali e pressioni migratorie.

Capire dove porterà questo cambiamento richiederà tempo. Ma per comprenderlo già oggi è necessario partire dai risultati elettorali e dai dati sociali ed economici, distinguendo sempre ciò che possiamo verificare da ciò che rimane interpretazione politica.


Fonti principali consultate

Parlamento europeo – Risultati ufficiali delle elezioni europee 2024, Francia:

Bundeswahlleiterin – Risultati definitivi delle elezioni federali tedesche 2025:

Parlamento europeo – Risultati ufficiali delle elezioni europee 2024, Italia:

Eurostat – Richiedenti asilo nell'Unione europea nel 2015:

Eurostat – Inflazione nell'Unione europea nel 2022:

Parlamento europeo – Sondaggio post-elettorale sulle europee 2024:

Commissione europea – Standard Eurobarometer 105, primavera 2026:
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GEO: Europa, Unione europea, Italia, Francia, Germania.

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