| Una postazione di lavoro dedicata al Rapporto Ecomafia 2026 di Legambiente, con computer, documenti, grafici e materiali sui reati ambientali e sulla gestione illegale dei rifiuti. |
Il nuovo rapporto di Legambiente fotografa un quadro fatto di luci e ombre: nel 2025 diminuiscono i reati ambientali accertati, ma aumentano gli illeciti amministrativi, tornano in testa i reati legati alla gestione dei rifiuti e cresce il valore economico delle attività illegali. In Piemonte 1.306 reati ambientali, con Cuneo che supera Torino in alcune delle principali filiere dell’illegalità ambientale.
Il Rapporto Ecomafia 2026 di Legambiente restituisce un quadro complesso. Da una parte, nel 2025 si registra una diminuzione dei reati ambientali accertati; dall’altra, aumentano gli illeciti amministrativi e soprattutto continua a crescere il valore economico delle attività illegali legate all’ambiente. Il dato più impressionante è quello del business complessivo delle ecomafie, che raggiunge 11,5 miliardi di euro, mentre la gestione illecita dei rifiuti torna a rappresentare il principale fronte dell’illegalità ambientale. Anche il Piemonte mostra segnali contrastanti: i reati calano rispetto all’anno precedente, ma restano numeri importanti e cambia la geografia interna del fenomeno, con Cuneo che supera Torino in alcune categorie specifiche.
Pier Carlo Lava
In Italia 35.735 reati ambientali, ma 113.630 violazioni complessive
Nel 2025 in Italia sono stati accertati 35.735 reati ambientali, con una diminuzione del 12% rispetto al 2024, a fronte di 1.460.611 controlli effettuati, sostanzialmente stabili. La media è di circa 98 reati al giorno, pari a 4,1 ogni ora. Allo stesso tempo, però, gli illeciti amministrativi salgono a 77.895, con un incremento dell’11,4%.
Sommando reati e illeciti amministrativi, le violazioni complessive raggiungono così quota 113.630, una media di 311 al giorno e circa 13 ogni ora. È questo uno degli elementi più significativi del rapporto, perché mostra come il calo dei reati penali non coincida con una riduzione generale dell’illegalità ambientale.
Il settore più colpito torna a essere quello della gestione illecita dei rifiuti, con 10.914 reati accertati, quasi 30 al giorno. È la prima volta dal 2018 che questa filiera torna in cima alla classifica. Crescono anche gli incendi negli impianti di gestione dei rifiuti, che nel 2025 sono stati 76, con un aumento del 24,7%. Seguono i reati legati al ciclo del cemento, con 8.034 illeciti, e quelli contro gli animali, con 6.930 reati accertati.
Il business delle ecomafie sale a 11,5 miliardi
Uno dei dati più rilevanti riguarda il valore economico delle attività illegali. Secondo Legambiente, nel 2025 il business delle ecomafie raggiunge 11,5 miliardi di euro, rispetto ai 9,3 miliardi dell’anno precedente, con un incremento di 2,2 miliardi.
La crescita viene ricondotta soprattutto all’espansione delle attività illegali nella gestione dei rifiuti, nelle filiere agroalimentari e nel commercio di specie protette. Anche il settore agroalimentare registra numeri particolarmente elevati: 67.677 tra reati e illeciti amministrativi, con un incremento del 46% rispetto al 2024, mentre il valore economico di sequestri e sanzioni arriva a 968 milioni di euro.
Il rapporto segnala inoltre un aumento degli incendi boschivi e di vegetazione, con 3.586 reati, +10,7%, e oltre 90 mila ettari andati in fumo. Diminuiscono invece i reati contro il patrimonio culturale, ma crescono gli arresti legati ai traffici di opere d’arte e reperti archeologici.
Campania, Sicilia, Puglia e Calabria restano le regioni più colpite
La geografia dei reati ambientali continua a mostrare una forte concentrazione nel Mezzogiorno. Le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa – Campania, Sicilia, Puglia e Calabria – raccolgono insieme il 44,3% dei reati accertati nel 2025.
La Campania resta al primo posto con 5.636 reati ambientali, seguita dalla Sicilia con 3.726, dalla Puglia con 3.601 e dalla Calabria con 2.862. Tra le regioni del Centro e del Nord emergono il Lazio e la Liguria, con quest’ultima che supera la Lombardia per numero di reati ambientali.
A livello provinciale, Napoli si conferma al primo posto con 2.512 reati, in crescita dell’8,6%, seguita da Salerno e Palermo. Quest’ultima registra un incremento molto forte, pari al 59,6%. Genova è invece la prima provincia del Nord per numero di reati ambientali.
Corruzione e illegalità ambientale
Un altro capitolo rilevante riguarda la cosiddetta green corruption. Nel periodo compreso tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026, Legambiente ha censito 75 inchieste giudiziarie su fenomeni di corruzione collegati ad attività con impatto ambientale, con 1.066 persone denunciate, 307 arresti e 151 sequestri.
Oltre la metà delle indagini, il 53,3%, ha riguardato le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa. La Campania risulta al primo posto per numero di inchieste, seguita da Sicilia, Lombardia, Puglia, Lazio, Calabria e Piemonte.
Il rapporto ricorda inoltre che dal 1995 al 2025 Legambiente ha censito 393 clan coinvolti nelle diverse forme di criminalità ambientale.
Piemonte: 1.306 reati ambientali, Cuneo supera Torino in alcune filiere
Il focus regionale offre dati particolarmente interessanti. In Piemonte, nel 2025, sono stati accertati 1.306 reati ambientali, pari al 3,7% del totale nazionale. Le persone denunciate sono state 1.177 e i sequestri 271. La regione si colloca all’undicesimo posto nella classifica nazionale dell’illegalità ambientale.
I controlli sono stati 49.799 e, secondo Legambiente, il numero complessivo dei reati risulta in diminuzione rispetto all’anno precedente. Torino e Cuneo restano le due province con il maggior numero di reati ambientali complessivi: 299 a Torino e 295 a Cuneo.
La novità più significativa riguarda però le singole categorie. Cuneo supera Torino nel ciclo illegale del cemento, con 77 reati, e soprattutto nel traffico illecito dei rifiuti, con 140 reati. Torino mantiene invece il primato regionale nei reati contro gli animali, con 58 casi. Complessivamente, in Piemonte i reati legati al ciclo dei rifiuti sono stati 607, un dato che Legambiente considera ancora particolarmente preoccupante.
In Valle d’Aosta, nello stesso periodo, sono stati accertati 91 reati ambientali, con 106 persone denunciate e 27 sequestri.
Le proposte di Legambiente
Accanto ai dati, Legambiente presenta dieci proposte rivolte al Governo. Tra queste figurano il completamento del recepimento della direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, l’introduzione nel Codice penale di nuovi delitti legati alla tutela delle specie protette e alla deforestazione, un Piano nazionale contro l’abusivismo edilizio, maggiori risorse per le demolizioni degli immobili abusivi e il rafforzamento degli strumenti contro la corruzione negli appalti pubblici.
L’associazione chiede inoltre l’approvazione dei decreti attuativi del Sistema nazionale di protezione ambientale, una revisione del meccanismo del subappalto a cascata e l’estensione delle pene previste per gli incendi boschivi anche agli incendi di vegetazione.
Sul tema dell’abusivismo, Legambiente richiama anche i dati Istat-Cresme secondo cui, nel Mezzogiorno, per ogni 100 abitazioni costruite legalmente se ne realizzano 42,1 abusive. L’associazione insiste quindi sulla necessità di rafforzare controlli, demolizioni e poteri sostitutivi delle Prefetture.
Un quadro che resta preoccupante
Il Rapporto Ecomafia 2026 mostra dunque una situazione che non può essere letta solo attraverso il calo del numero complessivo dei reati ambientali. La crescita degli illeciti amministrativi, l’aumento del giro d’affari illegale, il ritorno al primo posto dei reati legati ai rifiuti e la diffusione dei fenomeni corruttivi indicano che l’economia illegale legata all’ambiente resta un problema strutturale.
Per il Piemonte, il calo dei reati rappresenta un segnale positivo, ma i numeri restano significativi, soprattutto nel ciclo dei rifiuti. Il sorpasso di Cuneo su Torino in alcune categorie mostra inoltre come la geografia dell’illegalità ambientale possa cambiare rapidamente e richieda controlli sempre più capillari anche nelle aree tradizionalmente considerate meno esposte.
Fonte dei dati: Rapporto “Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia” di Legambiente
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Immagine realistica di una postazione editoriale dedicata ai temi dell’ambiente e della legalità. Sullo schermo del computer compare il riferimento al Rapporto Ecomafia 2026 di Legambiente, affiancato da grafici, mappe, documenti sui reati ambientali e materiali dedicati alla gestione dei rifiuti e alle ecomafie.
Fonte immagine: Immagine realizzata con intelligenza artificiale per Alessandria Post, con riferimento visivo al logo di Legambiente.
Crediti: Elaborazione grafica AI.
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