Christa Pike sopravvive all’esecuzione: due dosi letali, poi la corsa in ospedale

Camera per le esecuzioni mediante iniezione letale, immagine illustrativa sul caso Christa Pike in Tennessee
               Immagine illustrativa di una camera per l’esecuzione mediante iniezione letale.

Quanto accaduto in Tennessee sembra appartenere a una vicenda impossibile e invece pone interrogativi estremamente concreti sulla pena di morte negli Stati Uniti. Christa Gail Pike, 50 anni, condannata alla pena capitale per il terribile omicidio della diciannovenne Colleen Slemmer, è sopravvissuta al tentativo di esecuzione mediante iniezione letale. Dopo due somministrazioni di pentobarbital continuava a respirare ed è stata infine trasferita d'urgenza in ospedale. Un caso eccezionale che non cancella naturalmente la gravità del delitto per il quale Pike è stata condannata, ma apre una questione diversa: quali limiti debba avere uno Stato anche quando applica la più estrema delle pene previste dalla legge.

Pier Carlo Lava

L’esecuzione che non ha provocato la morte

Christa Pike era stata preparata per l'esecuzione alla Riverbend Maximum Security Institution di Nashville il 30 settembre. L'esecuzione, inizialmente prevista per la mattina, era stata ritardata da una battaglia giudiziaria terminata quando la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva consentito allo Stato di procedere.

Pike è stata legata alla barella e sottoposta al protocollo di iniezione letale con pentobarbital. Ma qualcosa non ha funzionato. Dopo la prima somministrazione la donna non è morta. È stata quindi utilizzata la seconda dose prevista dal protocollo, ma anche questa non ha prodotto l'esito atteso.

Secondo i giornalisti presenti come testimoni, Pike ha continuato a respirare, ha prodotto forti rumori simili a un russare e durante alcune fasi della procedura era ancora in grado di parlare. Ha inoltre riferito di sentire dolore al braccio. Quando divenne evidente che l'esecuzione non si sarebbe conclusa come previsto, la procedura fu interrotta e Pike venne successivamente trasportata in ambulanza in una struttura sanitaria.

Il Tennessee Department of Correction ha dichiarato di avere seguito tutti i passaggi del protocollo di esecuzione previsto dallo Stato e ha confermato ufficialmente il trasferimento della detenuta in una struttura medica esterna.

Ricostruzione illustrativa di un’ambulanza all’esterno di un penitenziario del Tennessee dopo un’esecuzione fallita
Immagine illustrativa del trasferimento d’emergenza in ospedale dopo un’esecuzione fallita

Christa Pike è in condizioni critiche

Secondo quanto riferito dai suoi avvocati nelle ore successive, Pike è ancora viva ed è ricoverata in condizioni critiche. I legali hanno parlato della possibilità di conseguenze neurologiche dovute alla carenza di ossigeno, ma su questo punto occorreranno valutazioni mediche e ulteriori informazioni prima di poter stabilire l'effettiva entità dei danni.

Resta soprattutto da comprendere perché una quantità di pentobarbital destinata a provocare rapidamente la morte non abbia avuto l'effetto previsto. Pike soffriva di una patologia del sangue e i suoi avvocati avevano già sostenuto prima dell'esecuzione che le sue condizioni avrebbero potuto creare difficoltà nell'accesso venoso.

Sono state avanzate ipotesi riguardanti il corretto posizionamento delle linee endovenose e la possibilità che parte del farmaco non sia entrata regolarmente nel circolo sanguigno. Al momento, però, la causa precisa del fallimento non è stata stabilita e sarà proprio questo uno degli elementi centrali dell'indagine disposta dalle autorità.

Il terribile omicidio di Colleen Slemmer

La vicenda non può essere raccontata dimenticando la vittima. Christa Pike aveva 18 anni quando, nel 1995, partecipò all'uccisione della diciannovenne Colleen Slemmer, studentessa come lei a Knoxville. La giovane venne attirata in una zona isolata e sottoposta a una lunga e brutale aggressione prima di essere uccisa.

Pike fu successivamente riconosciuta colpevole e condannata a morte. Nel corso degli anni i suoi avvocati hanno chiesto la commutazione della pena, richiamando la sua giovanissima età all'epoca del delitto, una storia personale segnata da gravi abusi e problemi psichiatrici e le conoscenze scientifiche sviluppatesi negli ultimi decenni sulla maturazione cerebrale dei giovani adulti.

La madre di Colleen Slemmer, che ha assistito anche al fallito tentativo di esecuzione, ha invece continuato a chiedere che la sentenza pronunciata per l'assassinio della figlia venga eseguita.

Il governatore ferma le esecuzioni

Le conseguenze politiche e giudiziarie sono state immediate. Il governatore repubblicano del Tennessee Bill Lee ha definito quanto accaduto profondamente preoccupante e ha disposto una revisione indipendente delle procedure, bloccando le ulteriori esecuzioni previste nello Stato nel 2026.

La domanda alla quale l'inchiesta dovrà rispondere è apparentemente semplice ma sostanziale: come è possibile che due somministrazioni del farmaco previsto dal protocollo non abbiano provocato la morte della condannata?

Il caso Pike assume inoltre una dimensione particolare perché avrebbe dovuto rappresentare la prima esecuzione di una donna in Tennessee da oltre due secoli. Si è invece trasformato in uno degli episodi più controversi della storia recente della pena capitale americana.

Un caso destinato a riaprire il dibattito sulla pena di morte

Negli Stati Uniti si sono già verificati tentativi di esecuzione falliti, soprattutto per l'impossibilità di trovare vene utilizzabili o di predisporre correttamente gli accessi endovenosi. Il caso di Christa Pike presenta però caratteristiche particolarmente insolite perché il farmaco destinato a ucciderla è stato effettivamente somministrato e, nonostante una seconda dose, la condannata è sopravvissuta.

Ora esistono due questioni parallele che non devono essere confuse. La prima riguarda Colleen Slemmer e il diritto della sua famiglia a vedere riconosciuta la gravità di un crimine atroce. La seconda riguarda lo Stato e il modo in cui esercita il potere di togliere legalmente la vita a una persona.

Qualunque sia la posizione personale sulla pena capitale, ciò che è accaduto in Tennessee pone una domanda destinata ad accompagnare il dibattito americano nei prossimi mesi: quando un'esecuzione si trasforma in una procedura prolungata, dolorosa e infine fallisce, può lo Stato tentare nuovamente di mettere a morte la stessa persona?

È una questione che adesso non riguarda soltanto Christa Pike. Riguarda i limiti della pena capitale stessa e potrebbe finire ancora una volta davanti ai tribunali degli Stati Uniti.

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GEO: Tennessee, Stati Uniti

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