Scuola nel Lazio, tre emergenze: caldo nelle aule, precariato e calo degli studenti

Studenti seduti ai banchi durante una lezione in un’aula scolastica, immagine a corredo dell’articolo sulle principali criticità della scuola nel Lazio.
Un’aula scolastica durante le lezioni. Caldo negli edifici, migliaia di supplenze e diminuzione degli studenti sono tra le questioni sollevate dalla Cisl Scuola Lazio per il futuro del sistema scolastico regionale.

L’avvio dell’anno scolastico 2026-2027 riporta in primo piano alcuni problemi strutturali della scuola nel Lazio: edifici poco attrezzati contro le temperature elevate, migliaia di supplenze e un calo demografico che sta riducendo rapidamente il numero degli alunni. La Cisl Scuola Lazio chiede interventi strutturali e un diverso sistema di reclutamento.

La scuola non deve soltanto garantire programmi e insegnanti: deve offrire ambienti adeguati, continuità didattica e una presenza capillare sul territorio. I dati richiamati dalla Cisl Scuola Lazio delineano tre questioni diverse ma strettamente collegate: l’adattamento degli edifici ai cambiamenti climatici, il precariato del personale e una diminuzione degli studenti che rischia di incidere sull’organizzazione futura della rete scolastica. Sono problemi che non riguardano esclusivamente il Lazio, ma che nella regione assumono dimensioni particolarmente significative.

Pier Carlo Lava

Caldo nelle scuole: climatizzazione presente solo nell’1,6% degli edifici

Il primo problema è ormai difficile da considerare soltanto un’emergenza occasionale. Michele Sorge, segretario generale della Cisl Scuola Lazio, ricorda che la conclusione dello scorso anno scolastico, compreso il periodo degli esami di maturità, è stata caratterizzata da temperature elevate e da segnalazioni di malori tra gli studenti. 

Secondo i dati dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica 2023-2024 richiamati dalla Cisl, su 3.203 edifici scolastici censiti nel Lazio soltanto 58, pari all’1,6%, dispongono di impianti di climatizzazione, contro una media nazionale indicata al 6,8%. Anche sul fotovoltaico la regione risulta sotto la media: 6,6% degli edifici contro il 12,4% nazionale. 

Il problema, peraltro, è nazionale: un atto parlamentare depositato al Senato il 16 settembre richiama dati secondo i quali, su 61.307 edifici scolastici censiti in Italia, 3.967 risultano dotati di sistemi di condizionamento, circa il 6%. 

La Cisl aveva chiesto alla Regione Lazio di valutare, nelle giornate caratterizzate dalle condizioni climatiche più critiche, strumenti analoghi alle cosiddette “ordinanze caldo” già utilizzate per alcune categorie di lavoratori all’aperto. Con l’attenuazione delle temperature, l’ordinanza per le scuole non si è resa necessaria, ma il sindacato insiste sulla necessità di passare dall’emergenza alla programmazione. 

Dal mese di ottobre, secondo quanto riferisce Sorge, dovrebbe partire un tavolo tecnico periodico tra Regione, organizzazioni sindacali ed enti locali, finalizzato a individuare interventi per rendere le aule maggiormente adeguate alle nuove condizioni climatiche. 

Precariato, nel Lazio fino a 9.000 supplenze

Il secondo grande capitolo riguarda il personale.

Secondo Sorge, l’Ufficio Scolastico Regionale ha assicurato circa 4.000 nomine di docenti nelle diverse discipline, oltre 500 delle quali sul sostegno. Rimangono però posti che non è stato possibile coprire con assunzioni, comprese alcune centinaia di posizioni nelle discipline STEM per mancanza di aspiranti. 

Per la Cisl Scuola il problema riguarda anche il modello di reclutamento. Il sindacato propone di affiancare ai concorsi un “doppio canale”, utilizzando, dopo l’esaurimento delle graduatorie concorsuali, graduatorie per titoli che consentano di valorizzare anche l’esperienza professionale maturata dai precari. Si tratta di una proposta sindacale, non di una misura attualmente in vigore nei termini auspicati dalla Cisl. 

Particolarmente rilevante è la stima sulle supplenze: secondo Sorge, nel Lazio sarebbero almeno 7.000-8.000, con la possibilità di arrivare a circa 9.000, con un peso significativo del sostegno. 

A livello nazionale il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha comunicato per l’avvio dell’anno scolastico l’immissione in ruolo di oltre 37 mila nuovi docenti e la conferma, su richiesta delle famiglie, di 55.814 supplenti sui posti di sostegno, quasi 10 mila in più rispetto al precedente anno scolastico. 

Sono dati che raccontano due aspetti contemporaneamente: le assunzioni effettuate e la permanenza di un consistente ricorso al lavoro a tempo determinato.

Diecimila studenti in meno in un solo anno

La terza questione probabilmente avrà conseguenze ancora più profonde nel medio e lungo periodo: il calo demografico.

Secondo le elaborazioni citate dalla Cisl Scuola Lazio, tra gli anni scolastici 2025-2026 e 2026-2027 nella regione si registrerebbero circa 10.000 alunni iscritti in meno, soprattutto nel primo ciclo: scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. Sorge richiama inoltre una previsione secondo la quale, nel 2034, a livello nazionale potrebbero esserci circa un milione di studenti in meno

Per il sindacato, tuttavia, la diminuzione degli studenti non dovrebbe tradursi automaticamente in una riduzione proporzionale di scuole e personale. La Cisl contesta infatti l'attuale impostazione del dimensionamento scolastico e richiama le forti differenze territoriali presenti nel Lazio: dalla grande area metropolitana romana ai piccoli comuni e alle zone interne e montane. 

È una posizione sindacale sulla quale esiste naturalmente anche un confronto politico e istituzionale. Il nodo concreto rimane comunque evidente: meno studenti significa dover ripensare la rete scolastica, ma il modo in cui farlo determina conseguenze molto diverse per i territori.

Meno studenti non significa necessariamente scuole meno importanti

Il punto sollevato dalla Cisl merita attenzione soprattutto per le aree interne.

Una scuola non è infatti soltanto un edificio nel quale vengono impartite lezioni. Nei piccoli centri rappresenta anche un servizio essenziale per le famiglie e può incidere sulla possibilità di continuare a vivere in un territorio. La progressiva scomparsa dei servizi può contribuire allo spopolamento; lo spopolamento, a sua volta, riduce ulteriormente il numero degli studenti e rende più difficile mantenere gli stessi servizi. È il “circolo vizioso” richiamato da Sorge. 

Caldo nelle aule, precariato e denatalità possono sembrare tre problemi indipendenti. In realtà pongono una domanda comune: quale scuola vogliamo costruire per i prossimi dieci o vent’anni?

Gli edifici dovranno essere adattati a condizioni climatiche differenti, il personale dovrà poter garantire continuità didattica e la rete scolastica dovrà confrontarsi con una popolazione studentesca destinata a cambiare profondamente.

La sfida, quindi, non consiste soltanto nel gestire il prossimo anno scolastico. Consiste nel programmare oggi la scuola che servirà domani.

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La scuola nel Lazio affronta tre questioni centrali: temperature elevate nelle aule, precariato e calo demografico. La Cisl Scuola Lazio segnala la limitata presenza di impianti di raffrescamento, stima fino a 9.000 supplenze e richiama il calo di circa 10.000 studenti nell’ultimo anno scolastico, chiedendo investimenti, stabilizzazioni e una revisione delle politiche di dimensionamento. 

Fonte: Cisl Scuola Lazio – intervista a Michele Sorge, segretario regionale.

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Immagine fornita a corredo del materiale ricevuto dalla redazione.


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