Russia al voto per la Duma: Putin senza una vera opposizione, escluso il partito contrario alla guerra

Immagine realistica di Vladimir Putin mentre inserisce una scheda nell’urna in un seggio elettorale russo, con bandiera e simboli della Federazione Russa sullo sfondo.
Vladimir Putin raffigurato al momento del voto. Le elezioni per la Duma del settembre 2026 si svolgono in un quadro politico caratterizzato dalla presenza di più partiti, ma da forti limitazioni per le forze apertamente contrarie alla guerra in Ucraina.

La Russia torna alle urne per rinnovare la Duma di Stato, ma il voto del 18-20 settembre 2026 si svolge in un quadro politico nel quale le principali forze apertamente contrarie alla guerra in Ucraina sono assenti dalla competizione nazionale. Russia Unita, il partito che sostiene Vladimir Putin, affronta altre formazioni politiche, ma l'unico partito registrato che aveva fatto dell'opposizione alla guerra un elemento esplicito della propria proposta, Yabloko, è stato escluso dalla lista proporzionale. È proprio questa circostanza, più ancora del risultato che uscirà dalle urne, a rendere queste elezioni particolarmente significative per comprendere l'attuale sistema politico russo.

Pier Carlo Lava

Le urne si sono aperte oggi, 18 settembre 2026, e resteranno aperte per tre giorni, fino a domenica 20 settembre. È il primo rinnovo della Duma di Stato, la Camera bassa del Parlamento russo, dall'inizio dell'invasione su larga scala dell'Ucraina del febbraio 2022. Sono in palio tutti i 450 seggi: metà vengono assegnati attraverso il sistema proporzionale e metà nei collegi uninominali.

Il presidente Vladimir Putin ha attribuito al voto anche un significato politico più ampio, collegandolo alla dimostrazione di unità nazionale e al sostegno alle forze armate impegnate in Ucraina. Reuters riferisce che il presidente russo ha presentato le elezioni anche come una misura del consenso intorno alla linea seguita dal Paese durante la guerra.

Più partiti sulla scheda, ma il problema è quale opposizione

È necessario chiarire un punto per evitare una rappresentazione inesatta: Russia Unita non corre da sola.

Alle elezioni partecipano anche il Partito Comunista della Federazione Russa, il Partito Liberal-Democratico (LDPR)Russia Giusta – Per la Verità e Nuova Gente. Queste formazioni vengono comunemente indicate come appartenenti alla cosiddetta “opposizione di sistema”: possono differenziarsi dal governo su singoli temi economici, sociali o amministrativi, ma non propongono una rottura complessiva con il sistema politico guidato da Putin e non contestano apertamente la guerra in Ucraina.

È quindi più corretto parlare di assenza di una vera opposizione nazionale a Putin e alla guerra, piuttosto che di elezioni senza altri partiti.

Ed è qui che entra in gioco il caso di Yabloko.

Yabloko escluso dalla competizione proporzionale

Lo storico partito liberale russo Yabloko rappresentava l'unica formazione politica registrata e ancora operativa nel Paese ad aver assunto una posizione apertamente contraria alla guerra.

Il suo programma chiedeva un cessate il fuoco, il ritorno alla diplomazia e una soluzione pacifica del conflitto. La lista era stata inizialmente ammessa dalla Commissione elettorale centrale, ma successivamente la Corte Suprema russa ne ha annullato la registrazione per il voto proporzionale. Yabloko ha contestato le motivazioni della decisione.

Alcuni candidati del partito hanno inoltre incontrato ostacoli nei collegi uninominali, anche se non tutti sono stati esclusi. Reuters ha raccontato, per esempio, la candidatura a Mosca della ventiquattrenne Polina Lermant, che continua a presentarsi con una piattaforma esplicitamente contraria alla guerra.

Questa distinzione è importante: Yabloko non è semplicemente “scomparso” dalle elezioni, ma la sua lista nazionale è stata esclusa e diversi suoi candidati non sono stati ammessi, mentre alcuni restano presenti nei collegi.

Il precedente del 2021

Per comprendere i rapporti di forza bisogna ricordare le precedenti legislative.

Nel 2021 Russia Unita ottenne il 49,8% dei voti e conquistò 324 dei 450 seggi della Duma. Il Partito Comunista arrivò al 18,9% ottenendo 57 seggi; seguirono Russia Giusta, LDPR e Nuova Gente.

La maggioranza conquistata da Russia Unita consentì al partito di mantenere un controllo molto ampio della Camera.

Cinque anni dopo il voto avviene però in condizioni profondamente differenti: la Russia è impegnata da oltre quattro anni nella guerra contro l'Ucraina, è sottoposta a pesanti sanzioni occidentali e la società russa deve confrontarsi con le conseguenze economiche e sociali del conflitto.

La guerra entra direttamente nelle elezioni

È forse questo l'elemento più importante delle legislative del 2026.

Il voto non riguarda soltanto la composizione della Duma. Il Cremlino tende a presentare la partecipazione elettorale e il risultato come una dimostrazione della compattezza del Paese, mentre gli oppositori contestano la possibilità stessa di misurare attraverso queste elezioni il reale consenso dei cittadini nei confronti della guerra.

Secondo Reuters, la competizione si svolge infatti in un sistema politico fortemente controllato e la maggior parte dei candidati apertamente contrari alla guerra non è stata ammessa. Il Cremlino respinge le accuse secondo cui il processo elettorale sarebbe manipolato.

Anche il Consiglio d'Europa, attraverso la piattaforma dell'Assemblea parlamentare per il dialogo con le forze democratiche russe, ha espresso una valutazione fortemente critica, sostenendo che arresti di oppositori, restrizioni ai media indipendenti e l'esclusione di Yabloko compromettono il pluralismo della consultazione. Si tratta, naturalmente, della posizione espressa dall'organismo europeo e dalle forze democratiche russe che partecipano alla piattaforma.

L'opposizione fuori dalla Russia

Una parte significativa dell'opposizione politica a Putin opera ormai dall'estero.

Yulia Navalnaya, vedova di Alexei Navalny, insieme ad altri oppositori ha invitato gli elettori russi a recarsi comunque alle urne e a scegliere candidati diversi da quelli di Russia Unita. È stata inoltre rilanciata per domenica l'iniziativa di presentarsi ai seggi contemporaneamente a mezzogiorno, riprendendo una forma di protesta già utilizzata durante le presidenziali del 2024.

La situazione restituisce quindi un'immagine più complessa rispetto alla semplice formula di “elezioni con un solo partito”.

I partiti sono diversi e i candidati sono numerosi. Ma lo spazio concesso a chi contesta direttamente Putin e soprattutto la prosecuzione della guerra è estremamente limitato.

Il vero interrogativo delle elezioni russe

Quando domenica sera cominceranno ad arrivare i risultati, sarà naturalmente importante osservare quanti voti e quanti seggi avrà ottenuto Russia Unita, così come l'affluenza dichiarata e i risultati delle altre formazioni.

Ma esiste una questione precedente ai numeri.

Quanto può rappresentare il consenso reale di una società un'elezione nella quale una parte rilevante dell'opposizione politica non può competere nelle stesse condizioni delle forze che sostengono il potere?

È questa la domanda che accompagna il voto russo del settembre 2026.

Non perché sulle schede elettorali compaia soltanto Russia Unita: non è così. Ma perché, nel momento in cui la guerra costituisce uno dei temi decisivi per il futuro della Russia, agli elettori non viene offerta, nella competizione proporzionale nazionale, una lista che proponga apertamente l'alternativa della fine della guerra.

Ed è proprio questa differenza tra pluralità formale dei partiti e reale possibilità di alternativa politica uno degli elementi centrali per comprendere il significato delle elezioni russe del 2026.

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Russia al voto per il rinnovo della Duma dal 18 al 20 settembre 2026: Russia Unita resta la forza dominante, mentre la maggior parte dei candidati contrari alla guerra è stata esclusa e Yabloko non partecipa con la propria lista alla competizione proporzionale nazionale.

GEO:
Russia – Mosca – Europa orientale

Fonti consultate:
Reuters, 15-18 settembre 2026 – approfondimenti sulle elezioni parlamentari russe, sulla partecipazione di Russia Unita e degli altri partiti, sull'esclusione della maggior parte dei candidati contrari alla guerra e sulla situazione di Yabloko.

Nota: Ricerche effettuate con il supporto dell’intelligenza artificiale, sulla base di fonti giornalistiche internazionali, e sottoposte a verifica e revisione editoriale.

Alessandria Post:

ItaliaNewsPost:



 

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