PIT-STOP, Cinzia Rota e il coraggio di fermarsi per tornare ad ascoltare se stessi

Ritratto artistico in bianco e nero di una donna con una rosa rossa e la scritta Scrivo perché non dormirò.
Un'immagine di Cinzia Rota: il contrasto tra il ritratto in bianco e nero e la rosa rossa accompagna idealmente il viaggio interiore raccontato in “PIT-STOP”.
 

Ci sono momenti nei quali fermarsi non significa arrendersi. Significa, al contrario, avere il coraggio di interrompere la corsa per capire chi siamo diventati e se la direzione che abbiamo preso è ancora quella che desideriamo. È questo il cuore di “PIT-STOP” di Cinzia Rota, un libro che, attraverso il dialogo con una voce interiore chiamata Trésor, affronta un'esperienza nella quale è facile riconoscersi: continuare a correre, rispondere alle aspettative, dire “sì” agli altri mentre dentro di noi qualcosa continua a pronunciare un “no”.

Pier Carlo Lava

La serata di presentazione del libro ha lasciato nell'autrice un'emozione profonda, che Cinzia Rota ha voluto raccontare attraverso una lunga riflessione personale. Prima di cominciare, scrive, aveva quella “mora alla gola” che conosce bene e una domanda che arrivava direttamente da Trésor: era davvero pronta a dire tutte quelle cose ad alta voce?

Poi davanti a lei c'erano una sala piena e occhi attenti. Ed è cambiata la prospettiva.

Non si trattava più semplicemente di presentare un libro, ma di raccontare perché quel libro si chiama PIT-STOP.

Fermarsi non significa perdere

Il titolo potrebbe evocare immediatamente il mondo delle corse automobilistiche, ma la metafora scelta dall'autrice va in un'altra direzione.

Il pit-stop è una sosta necessaria. Un momento durante il quale apparentemente non si avanza, mentre in realtà si stanno creando le condizioni per poter ripartire.

Rota racconta gli ultimi anni come un continuo movimento tra radio, registrazioni e parole scritte durante la notte, fino al momento in cui la velocità ha finito quasi per nascondere la persona che stava correndo.

È un'immagine particolarmente efficace: il corpo continua ad andare avanti mentre l'anima è rimasta qualche curva più indietro.

Ed è allora che diventa necessario accostare.

Non per abbandonare la strada, ma per recuperare quella parte di noi che abbiamo lasciato indietro.

Trésor, la voce che non accetta le nostre scuse

Da questo confronto nasce Trésor.

Non è semplicemente un personaggio. Nelle parole dell'autrice rappresenta se stessa quando riesce a dire la verità senza paura.

La chiama “Chérie”, magari con un sorriso ironico, ma subito dopo comincia a smontare certezze, giustificazioni e costruzioni interiori “come un Lego, pezzo per pezzo”.

È una presenza scomoda proprio perché non accetta facilmente le risposte che utilizziamo per rassicurarci.

Quante volte diciamo a noi stessi “dai, ce la fai”, senza domandarci se quello che stiamo facendo sia davvero ciò che vogliamo?

Il dialogo interiore raccontato da Rota va oltre l'incoraggiamento superficiale. Diventa confronto, talvolta duro, altre volte ironico, attraverso il quale osservare anche ciò che preferiremmo evitare.

Ed è probabilmente questo uno degli elementi più interessanti di PIT-STOP: trasformare qualcosa di estremamente intimo in uno spazio nel quale anche il lettore possa riconoscersi.

Quel silenzio della sala che significa riconoscersi

Durante la presentazione Cinzia Rota ha letto alcuni dialoghi del libro.

La sala è rimasta in silenzio.

Ma, secondo l'autrice, non era il silenzio dell'imbarazzo. Era quello del riconoscimento.

Perché, in fondo, ciascuno può avere il proprio Trésor: quella voce che conosce perfettamente la distanza esistente tra quello che mostriamo agli altri e quello che realmente sentiamo.

È la voce che compare quando diciamo sì pur desiderando dire no, quando continuiamo a correre perché fermarci ci costringerebbe a fare domande alle quali non siamo sicuri di voler rispondere.

Particolarmente significativo è quanto accaduto durante il firmacopie. Una donna si è avvicinata all'autrice raccontandole che, dopo averla ascoltata, si sentiva in qualche modo autorizzata a parlare con se stessa senza considerarlo qualcosa di assurdo.

È forse in quell'incontro che il senso dell'intero progetto emerge con maggiore chiarezza.

Un libro che non vuole impartire lezioni

Cinzia Rota lo precisa: PIT-STOP non nasce per insegnare.

Nasce per concedere un permesso.

Il permesso di fermarsi, ascoltarsi, interrogarsi e magari ammettere che qualcosa deve cambiare.

È una distinzione importante. Non troviamo necessariamente qualcuno che indica dall'esterno la strada da seguire, ma una sollecitazione a recuperare un dialogo che spesso il rumore quotidiano rende difficile ascoltare.

Fermarsi, allora, può diventare una forma di consapevolezza.

E parlare con se stessi significa mettere in ordine pensieri, contraddizioni, desideri, paure e decisioni, senza essere costretti a fornire immediatamente una risposta a tutto.

Le persone dietro la serata

Nel suo messaggio dopo la presentazione, Cinzia Rota ha voluto ringraziare la professoressa Carmen Matarazzo e la professoressa Teresa Esposito per i loro interventi, i giornalisti presenti e Massimo Nesti, che attraverso le proprie illustrazioni ha dato una dimensione visiva ai dialoghi dell'autrice.

Ma il ringraziamento più ampio è rivolto al pubblico, alle persone che hanno riempito la sala e condiviso le proprie emozioni.

È proprio il rapporto con chi ascolta che trasforma una presentazione editoriale in qualcosa di differente: le parole escono dalle pagine e cominciano ad appartenere, almeno in parte, anche a chi vi si riconosce.

Cinzia Rota è tornata a casa, racconta, con il cuore pieno e con una convinzione ancora più forte: parlare con se stessi può essere una delle forme più profonde di ascolto e di cura della propria interiorità.

Ed è probabilmente questa l'immagine migliore con cui lasciare il lettore.

La vita non è necessariamente una gara da vincere correndo più velocemente degli altri. Talvolta bisogna entrare ai box, spegnere per qualche istante il rumore, controllare ciò che non funziona e recuperare energie.

Il pit-stop non è la fine della corsa. È quella sosta che permette di tornare sulla strada con una consapevolezza diversa.

E, qualche volta, per riuscire a ripartire bisogna prima concedersi il diritto di fermarsi.

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GEO: Italia

Alessandria Post: piercarlolava.blogspot.com
ItalianNewsPost: italianewspost.com

Descrizione: Ritratto artistico utilizzato a corredo dell'articolo dedicato a “PIT-STOP” di Cinzia Rota, un libro costruito intorno al dialogo con Trésor, la voce interiore che invita a fermarsi, interrogarsi e ripartire con maggiore consapevolezza.

Fonte/credito: Immagine fornita da Cinzia Rota – tutti i diritti ai rispettivi titolari.

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