Libertà e desiderio: siamo davvero liberi finché vogliamo qualcosa?

Immagine concettuale dedicata al rapporto tra libertà e desiderio, con una donna assorta davanti a una finestra, libri dedicati a filosofia, arte e vita e la citazione attribuita a Meister Eckhart.
 «Finché l’uomo vuole qualcosa non è libero». Una riflessione sul pensiero di Meister Eckhart e sul sottile confine tra desiderare qualcosa e diventare dipendenti dai propri desideri, tra filosofia, arte e vita quotidiana.

Una brevissima riflessione pubblicata sul blog “argomentivari” ripropone un pensiero attribuito a Meister Eckhart: «Finché l’uomo vuole qualcosa non è libero». Poche parole che aprono una questione sorprendentemente attuale: quanto della nostra libertà dipende da ciò che possediamo e quanto, invece, dai desideri dai quali continuiamo a dipendere?

Ci sono frasi che hanno bisogno di molte spiegazioni e altre che, proprio perché composte da pochissime parole, costringono a fermarsi. «Finché l’uomo vuole qualcosa non è libero» appartiene alla seconda categoria. Fabrizio, autore del blog argomentivari, l'ha pubblicata senza aggiungere interpretazioni, lasciando al lettore lo spazio per costruire la propria riflessione. Ed è forse proprio questa essenzialità a renderla interessante: perché dietro quelle parole si nasconde una domanda che riguarda ciascuno di noi.

Pier Carlo Lava

Che cosa significa essere liberi?

A una prima lettura la frase potrebbe sembrare quasi impossibile da accettare.

L'essere umano desidera continuamente qualcosa. Desideriamo sicurezza, amore, denaro, riconoscimento, conoscenza, successo. Vogliamo migliorare il nostro lavoro, acquistare qualcosa, viaggiare, raggiungere un obiettivo oppure semplicemente essere apprezzati.

Se desiderare significa non essere liberi, allora chi potrebbe mai esserlo?

Per comprendere meglio il senso della riflessione occorre entrare nel pensiero di Meister Eckhart, filosofo, teologo e mistico domenicano vissuto tra il XIII e il XIV secolo. Nel suo pensiero il distacco occupa una posizione fondamentale: non significa necessariamente rinunciare materialmente alle cose, ma evitare che siano le cose, i desideri e perfino la propria volontà a dominarci.

In una delle formulazioni attribuite alla sua opera compare infatti un'idea ancora più radicale: chi abbandonasse il mondo intero ma continuasse a trattenere se stesso non avrebbe realmente abbandonato nulla; chi invece riuscisse ad abbandonare se stesso avrebbe compiuto il distacco essenziale. 

Il problema non è desiderare, ma dipendere dal desiderio

Trasportato nella nostra quotidianità, il pensiero diventa meno astratto.

Possiamo desiderare una casa migliore senza essere schiavi della casa. Possiamo ambire a una posizione professionale superiore senza permettere che la nostra felicità dipenda esclusivamente dalla carriera. Possiamo desiderare l'approvazione degli altri senza trasformare ogni giudizio esterno nella misura del nostro valore.

È qui che la frase acquista una forza particolare.

Il desiderio diventa una limitazione della libertà quando ciò che vogliamo diventa qualcosa senza il quale pensiamo di non poter essere felici.

La differenza sembra piccola, ma è enorme.

Un conto è dire: vorrei ottenere questo.

Un altro è pensare: devo assolutamente ottenerlo, altrimenti non posso stare bene.

Nel primo caso esiste ancora uno spazio di libertà. Nel secondo comincia una dipendenza.

Una frase medievale sorprendentemente contemporanea

È difficile non pensare alla società nella quale viviamo.

Siamo continuamente invitati a desiderare qualcosa di nuovo. Un'automobile migliore, uno smartphone più recente, una casa più grande, più denaro, più successo, più visibilità. E con i social network persino l'approvazione è diventata quantificabile: follower, visualizzazioni, condivisioni, commenti.

Il desiderio non termina quasi mai con il raggiungimento dell'obiettivo perché, appena qualcosa viene conquistato, compare rapidamente qualcos'altro.

Ed ecco il paradosso: possiamo aumentare enormemente ciò che possediamo senza aumentare nella stessa misura la nostra libertà.

Talvolta accade esattamente il contrario.

Più cose diventano indispensabili alla nostra soddisfazione, maggiore è il numero delle condizioni dalle quali facciamo dipendere il nostro benessere.

Hermann Armin Kern e la quotidianità delle piccole cose

Il post di argomentivari associa la riflessione a Hermann Armin Kern, pittore austro-ungarico vissuto tra il 1838 e il 1912. Kern fu particolarmente conosciuto per la pittura di genere, rappresentando scene di vita quotidiana, personaggi, bambini, musicisti e ambienti popolari. 

L'accostamento tra una riflessione filosofica sul desiderio e una pittura legata alla semplicità della vita quotidiana produce un contrasto interessante.

Perché forse la libertà della quale parla Eckhart non va cercata necessariamente in gesti straordinari.

Potrebbe trovarsi nella capacità di attribuire alle cose il loro giusto peso.

Avere senza essere posseduti da ciò che abbiamo.

Desiderare senza essere governati dal desiderio.

Ambire senza trasformare ogni traguardo nella condizione indispensabile per sentirci realizzati.

Significa allora rinunciare alle ambizioni?

Probabilmente è proprio qui che una lettura moderna deve evitare l'equivoco.

Liberarsi dalla dipendenza dal desiderio non significa necessariamente diventare passivi. Non significa smettere di progettare, lavorare, migliorarsi o inseguire obiettivi.

Una persona può essere molto ambiziosa e nello stesso tempo interiormente libera, se conserva la capacità di accettare anche la possibilità di non ottenere ciò che desidera.

Ed è forse questa la distinzione più interessante.

La libertà non consiste nel non volere più nulla, ma nel non permettere a ciò che vogliamo di diventare il padrone della nostra vita.

Una domanda che rimane aperta

Il post di Fabrizio contiene praticamente una frase. Il blog stesso si presenta attraverso tre parole — “Storia-Arte-Scienza-Natura” — e definisce la conoscenza come una passione. 

Eppure questa volta sono bastate pochissime parole.

Forse perché alcune riflessioni non devono necessariamente fornire risposte. Possono semplicemente costringerci a formulare domande migliori.

Quanto della nostra vita trascorriamo desiderando ciò che ancora non abbiamo?

Quanto del nostro benessere affidiamo al prossimo obiettivo?

E soprattutto: se domani ottenessimo finalmente tutto ciò che oggi desideriamo, saremmo davvero più liberi?

La risposta non è necessariamente quella di Meister Eckhart.

È quella che ciascuno di noi deve trovare.

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Una riflessione sulla frase attribuita a Meister Eckhart, «Finché l’uomo vuole qualcosa non è libero», proposta dal blog argomentivari. Dal pensiero medievale alla società contemporanea, un viaggio nel rapporto tra desiderio, possesso, ambizione e libertà interiore, per comprendere quando ciò che vogliamo arricchisce la nostra vita e quando, invece, rischia di dominarla.

Articolo che ha ispirato questa riflessione:
Arte – Riflessione, blog argomentivari

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