| I momenti che sembravano ordinari diventano spesso, con il passare del tempo, i ricordi più preziosi della nostra vita. |
Pier Carlo Lava
Abbiamo una strana capacità: riconoscere il valore delle cose soprattutto quando non le abbiamo più.
Da ragazzi desideriamo diventare adulti. Quando finalmente lo diventiamo, cominciamo a ricordare con nostalgia gli anni in cui avevamo poco denaro ma molto tempo, pochi programmi ma molti sogni, meno comodità ma forse una maggiore disponibilità a stare insieme.
Ricordiamo le estati che sembravano interminabili, gli amici che bastava chiamare dalla strada, le prime vacanze, una bicicletta, un motorino, una canzone ascoltata cento volte. Ricordiamo soprattutto persone che allora davamo quasi per scontate.
Quando tutto sembrava normale
C'erano i genitori.
Erano lì e ci sembrava naturale che ci fossero. Una telefonata, un pranzo della domenica, una discussione, un consiglio magari non richiesto. Non pensavamo che un giorno avremmo desiderato poter ascoltare ancora una volta proprio quella voce che qualche volta ci aveva persino infastidito.
C'erano gli amici.
Alcuni sono rimasti, altri hanno preso strade diverse. Qualcuno lo incontriamo ancora dopo decenni e, incredibilmente, bastano pochi minuti perché il tempo trascorso sembri accorciarsi. Altri esistono ormai soltanto nelle fotografie e nella memoria.
C'erano gli amori. Quelli rimasti e quelli finiti. Quelli importanti e quelli che, allora, pensavamo sarebbero durati per sempre.
E poi arrivano una famiglia, il lavoro, i figli per chi li ha avuti, nuove responsabilità. La vita accelera.
Sempre in attesa del momento migliore
Forse uno degli errori più comuni è vivere aspettando.
Aspettiamo il fine settimana, poi le ferie. Aspettiamo una promozione, la pensione, che finisca un problema, che arrivi un momento economicamente migliore.
Continuiamo a pensare che la vita vera comincerà dopo.
Dopo quella scadenza.
Dopo quella difficoltà.
Dopo quel cambiamento.
E intanto gli anni passano.
Poi capita di ritrovare una fotografia di dieci, venti o quarant'anni prima. Guardiamo quelle persone sorridenti e pensiamo: come eravamo giovani.
Ma in quel momento probabilmente non ci sentivamo affatto così.
Avevamo anche allora problemi, paure e insoddisfazioni.
È il tempo ad aver cambiato la prospettiva.
La memoria non è una fotografia perfetta
Naturalmente bisogna stare attenti alla nostalgia. Il passato non era necessariamente migliore.
La memoria possiede un filtro particolare: tende talvolta ad attenuare le difficoltà e a conservare più intensamente determinati momenti felici.
Anche gli anni che ricordiamo con affetto avevano problemi, conflitti, rinunce e dolori.
Non si tratta quindi di convincersi che “una volta era tutto meglio”.
Probabilmente non lo era.
Significa piuttosto comprendere quanto sia difficile riconoscere la felicità mentre la stiamo vivendo.
Le cose che contavano davvero
Con il trascorrere degli anni cambia anche la nostra personale graduatoria delle cose importanti.
Ciò che a trent'anni sembrava fondamentale può diventare quasi irrilevante a sessanta o settanta.
Un successo professionale che ci aveva fatto perdere il sonno diventa una riga lontana della nostra biografia. Un oggetto che desideravamo disperatamente non sappiamo neppure più dove sia finito.
Restano invece le persone.
Restano una cena, un viaggio, una passeggiata, una risata improvvisa, una mano stretta nel momento giusto.
Restano perfino piccoli particolari apparentemente insignificanti: il profumo di una casa, una strada percorsa centinaia di volte, una voce, un animale che ci aspettava dietro la porta.
Ed è curioso: spesso erano proprio queste le cose alle quali, mentre accadevano, prestavamo meno attenzione.
Quali sono allora i migliori anni?
Forse la risposta più bella è che non esiste una sola stagione migliore della vita.
Ci sono anni della scoperta, anni dell'amore, anni della costruzione, anni delle responsabilità e anni nei quali finalmente impariamo qualcosa che avremmo voluto sapere molto prima.
Ogni età perde qualcosa e acquista qualcos'altro.
La giovinezza possiede il futuro, ma spesso non sa quanto sia prezioso.
La maturità conosce meglio il valore del tempo, proprio perché comincia a comprenderne il limite.
Ed è forse qui che cambia tutto.
I migliori anni potrebbero essere anche questi
Pensiamo spesso che i migliori anni siano alle nostre spalle perché conosciamo già ciò che è accaduto.
Del futuro, invece, non possediamo ancora i ricordi.
Eppure fra cinque o dieci anni potremmo guardare una fotografia scattata oggi e pensare esattamente la stessa cosa:
Come stavamo bene.
Potremmo rimpiangere una persona che oggi possiamo ancora chiamare. Un amico che possiamo ancora incontrare. Un luogo nel quale possiamo ancora tornare. Un cane o un gatto che oggi ci viene incontro quando rientriamo a casa.
Potremmo perfino rimpiangere questa nostra età che oggi ci sembra già troppo avanzata.
E allora forse c'è una piccola lezione da imparare.
Non aspettiamo che siano i ricordi a spiegarci quanto vale il presente.
Perché i migliori anni della nostra vita non devono necessariamente essere quelli che abbiamo già vissuto.
Potrebbero essere stati ieri.
Potrebbero arrivare domani.
Ma alcuni, senza che ce ne accorgiamo, potrebbero essere proprio questi.
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Una riflessione sul tempo che passa, sulla memoria e sulla nostalgia: perché spesso riconosciamo i migliori anni della nostra vita soltanto quando sono diventati ricordi.
GEO: Italia.
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Descrizione: Composizione fotografica simbolica dedicata al tempo e alla memoria: immagini delle diverse stagioni della vita accompagnano una coppia anziana davanti al tramonto, suggerendo il valore degli affetti, delle esperienze e del presente.
Fonte: Immagine originale elaborata dalla redazione di Alessandria Post con il supporto dell’intelligenza artificiale.
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