Alda Merini (1931-2009), una delle voci più intense della poesia italiana del Novecento. Amore, sofferenza, spiritualità, solitudine e rinascita attraversano un’opera capace di trasformare l’esperienza personale in un sentimento universale.
Nata a Milano il 21 marzo 1931, Alda Merini è stata una delle voci più intense e riconoscibili della poesia italiana del Novecento. Amore e abbandono, desiderio e spiritualità, sofferenza e rinascita attraversano un’opera nella quale la vita non rimane mai fuori dalla poesia. La sua storia personale fu complessa e dolorosa, ma ridurla soltanto alla malattia significherebbe non comprendere la forza e la ricchezza della sua scrittura.
Dopo Alfonso Gatto e Giuseppe Ungaretti, proseguiamo il nostro viaggio nella poesia italiana incontrando una voce completamente diversa. Alda Merini possedeva una capacità particolare: trasformare esperienze profondamente personali in parole nelle quali moltissimi lettori hanno potuto riconoscere qualcosa di sé. È forse questa una delle ragioni della sua straordinaria popolarità: la sua poesia nasce dalla vita, ma riesce continuamente a superare i confini della biografia.
Pier Carlo Lava
Nata il primo giorno di primavera
Alda Giuseppina Angela Merini nacque a Milano il 21 marzo 1931, in una famiglia di condizioni relativamente modeste: il padre Nemo lavorava nel settore assicurativo, mentre la madre Emilia Painelli era casalinga. Durante la guerra, dopo che un bombardamento distrusse l'abitazione della famiglia, visse anche per un periodo in Piemonte.
La data della nascita possiede oggi una suggestione particolare: il 21 marzo è la Giornata mondiale della poesia, istituita dall'UNESCO molti decenni dopo la nascita della poetessa.
Quasi un simbolo costruito dal caso.
Merini iniziò molto giovane a scrivere versi e, ancora adolescente, entrò nell'ambiente letterario milanese grazie soprattutto a Giacinto Spagnoletti, entrando in contatto con personalità come Giorgio Manganelli, Maria Corti, Luciano Erba e David Maria Turoldo. Nel 1950 alcune sue poesie furono pubblicate nell'Antologia della poesia italiana 1909-1949.
Il talento era stato riconosciuto prestissimo.
La presenza di Orfeo e l'esordio
Nel 1953 uscì la prima raccolta, La presenza di Orfeo. Seguirono Paura di Dio e Nozze romane, entrambe del 1955, e successivamente Tu sei Pietro.
Fin dalle prime opere emergono alcuni elementi che accompagneranno Merini per tutta la vita: l'amore, il corpo, la dimensione spirituale, il desiderio, la solitudine e una continua tensione tra esperienza terrena e ricerca dell'assoluto.
La sua non è una poesia facilmente rinchiudibile in una sola definizione.
Anche l'immagine popolare della “poetessa dell'amore” rischia di essere troppo semplice. Treccani ricorda come la stessa Merini respingesse interpretazioni e definizioni troppo rigide della propria figura.
Ed è importante ricordarlo, perché intorno alla sua vita è cresciuto negli anni quasi un personaggio che talvolta rischia di oscurare la scrittrice.
Gli anni più difficili
La biografia di Alda Merini è segnata anche da una lunga esperienza di sofferenza psichica e da ripetuti ricoveri. Treccani colloca un lungo periodo di internamento a partire dal 1965 fino al 1972, con ulteriori ricoveri negli anni successivi. A questa fase corrispose anche un prolungato silenzio editoriale.
È probabilmente il capitolo più conosciuto della sua esistenza.
Ma è anche quello sul quale occorre maggiore cautela.
La malattia appartiene alla biografia di Merini, non rappresenta l'intera Merini.
Considerare ogni sua poesia esclusivamente attraverso quell'esperienza significherebbe trasformare una grande autrice in un caso umano. E la sua produzione letteraria è molto più vasta: comprende eros, fede, maternità, relazioni, abbandono, memoria, ironia e un fortissimo attaccamento alla vita.
La sofferenza, tuttavia, entrò inevitabilmente nella sua scrittura.
E quando Merini tornò pienamente alla poesia, ciò che aveva vissuto divenne materia letteraria.
La Terra Santa: il ritorno della poesia
Dopo un lungo periodo di silenzio, nel 1984 arrivò una delle opere fondamentali della sua produzione: La Terra Santa.
È il libro nel quale l'esperienza dell'istituzione psichiatrica viene trasfigurata poeticamente. Non siamo davanti a una semplice cronaca autobiografica: il luogo della sofferenza diventa uno spazio simbolico nel quale si incontrano dolore, esclusione, ricerca di salvezza e dignità umana.
Nel 1986 uscì poi L'altra verità. Diario di una diversa, opera in prosa che affronta ancora quell'esperienza.
È proprio nella parola “diversa” che si può trovare una delle chiavi per comprendere Merini.
Diversa rispetto alle convenzioni.
Diversa nel modo di vivere.
Diversa nel modo di amare.
E certamente diversa nel modo di trasformare la propria esistenza in letteratura.
L'amore, sempre
Se esiste un territorio nel quale Alda Merini ritorna continuamente, è quello dell'amore.
Ma il suo amore raramente è pacificato.
È desiderio e ferita, corpo e anima, presenza e assenza. Può essere salvezza e contemporaneamente tormento.
Nella poesia meriniana l'amore non è quasi mai un sentimento decorativo. È una forza che sconvolge l'identità e costringe l'individuo a confrontarsi con se stesso.
Per questo i suoi versi hanno trovato un pubblico molto più vasto di quello normalmente riservato alla poesia contemporanea.
Merini parla di sentimenti complessi con una lingua capace, nei momenti più riusciti, di raggiungere immediatamente il lettore.
I Navigli e una poetessa diventata personaggio
Negli ultimi decenni della sua vita Alda Merini diventò anche un personaggio pubblico.
La sua casa sui Navigli di Milano, le fotografie, le interviste, il telefono attraverso il quale arrivava perfino a dettare poesie, il rapporto con artisti e intellettuali contribuirono a costruire un'immagine ormai entrata nell'immaginario collettivo. Treccani ricorda infatti anche raccolte contenenti poesie dettate telefonicamente.
Questa popolarità ebbe un effetto particolare.
Avvicinò alla poesia persone che probabilmente non avrebbero mai acquistato un libro di versi.
Ma generò anche un fenomeno che continua ancora oggi: sul web circolano moltissime frasi attribuite ad Alda Merini, non sempre accompagnate da indicazioni precise sull'opera dalla quale proverrebbero.
Per questo, quando si incontra una sua presunta citazione sui social, è sempre opportuno verificarne l'origine prima di attribuirgliela.
Una poesia che diventava esperienza collettiva
Treccani individua nella sua poetica una caratteristica fondamentale: il vissuto personale non rimane chiuso nell'autobiografia, ma la sofferenza individuale diventa un sentire collettivo.
Forse è qui che troviamo una delle ragioni della permanenza della sua poesia.
Merini racconta se stessa, ma mentre lo fa racconta anche qualcosa degli altri.
Chi ha amato senza essere ricambiato.
Chi è stato abbandonato.
Chi si è sentito diverso.
Chi ha attraversato un periodo nel quale sembrava impossibile ricominciare.
Chi, nonostante tutto, ha continuato a cercare bellezza.
La poesia diventa così uno spazio nel quale una vicenda individuale può incontrarne migliaia.
I riconoscimenti e gli ultimi anni
Con Ballate non pagate Merini ottenne il Premio Viareggio. Nel corso degli anni pubblicò numerose altre opere, tra cui Superba è la notte, Clinica dell'abbandono e La carne degli angeli. Fu inoltre candidata al Premio Nobel per la Letteratura dall'Académie française nel 1996 e dal PEN Club italiano nel 2001.
Morì a Milano il 1° novembre 2009, a 78 anni.
La sua opera, però, ha continuato a circolare enormemente anche dopo la morte, trovando nuove generazioni di lettori e una seconda vita attraverso internet e i social network.
Alda Merini oltre il dolore
C'è infine un aspetto che vale la pena sottolineare.
Quando raccontiamo una persona che ha attraversato una grande sofferenza, corriamo spesso il rischio di ricordare la sofferenza più della persona.
Con Alda Merini questo rischio è particolarmente evidente.
Eppure nei suoi libri troviamo molto altro: sensualità, provocazione, spiritualità, ironia, desiderio, femminilità, contraddizione e persino una formidabile capacità di aggrapparsi alla bellezza quando tutto sembrerebbe suggerire il contrario.
Per questo sarebbe limitante definirla semplicemente “la poetessa del dolore”.
Alda Merini fu soprattutto una poetessa della vita, proprio perché della vita volle attraversare anche le zone più oscure.
Alfonso Gatto ci ha parlato della memoria e dell'infanzia. Giuseppe Ungaretti ci ha mostrato quanto possa pesare una sola parola davanti alla fragilità dell'esistenza. Alda Merini aggiunge un'altra voce al nostro viaggio: quella di chi attraversa la ferita e continua, ostinatamente, a cercare l'amore e la poesia.
Ed è forse questa la ragione per cui, ancora oggi, tanti lettori sentono i suoi versi incredibilmente vicini.
===========================
Alda Merini, nata a Milano il 21 marzo 1931, è stata una delle voci più intense della poesia italiana del Novecento. Una vita e un’opera attraversate da amore, dolore, spiritualità, solitudine e rinascita, dalla Terra Santa fino alla grande popolarità degli ultimi anni.
Fonti principali: Treccani – Enciclopedia Italiana e Dizionario Biografico degli Italiani, per la biografia, le opere e il percorso letterario di Alda Merini.
Nota: Ricerche effettuate con il supporto dell’intelligenza artificiale, sulla base di fonti culturali e biografiche qualificate, e sottoposte a verifica e revisione editoriale.
Elaborazione grafica originale realizzata con intelligenza artificiale per Alessandria Post, ispirata all’iconografia fotografica di Alda Merini.
Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post