Agenti “usa e getta”, sabotaggi e omicidi: gli Stati Uniti accusano una rete legata ai servizi russi

Figura anonima davanti a un computer con una mappa mondiale e fotografie di infrastrutture strategiche.
Immagine illustrativa sul reclutamento online di agenti occasionali per attività di sorveglianza e sabotaggio internazionale.

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso pubblica un’inchiesta dell’FBI su una presunta rete internazionale collegata ai servizi segreti della Federazione Russa, accusata di reclutare persone comuni per sorvegliare dissidenti, compiere sabotaggi e organizzare omicidi su commissione. Dietro la definizione giornalistica di “spie low cost” emerge un sistema molto più inquietante: esecutori occasionali, spesso senza alcuna preparazione, utilizzati per incarichi sempre più pericolosi e successivamente abbandonati.

Pier Carlo Lava

Il comunicato ufficiale è stato pubblicato il 15 settembre 2026 dal Dipartimento di Giustizia statunitense e contiene le dichiarazioni dei responsabili dell’FBI di New York e Washington. Non si tratta, dunque, di una semplice indiscrezione giornalistica, ma dell’annuncio di un procedimento giudiziario che ha portato all’incriminazione di cinque persone, tutte ancora latitanti.

È tuttavia necessario utilizzare la massima precisione. Le contestazioni contenute nell’atto di accusa devono ancora essere dimostrate in tribunale e gli imputati, secondo l’ordinamento americano, sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale condanna definitiva.

Cinque persone accusate di appartenere alla rete

Gli investigatori statunitensi indicano come figure centrali della presunta organizzazione Yuri Khrameev, 63 anni, descritto come un ex colonnello dei servizi segreti russi, e suo figlio Kirill Khrameev, 27 anni, indicato come ufficiale dell’FSB, il Servizio federale per la sicurezza della Federazione Russa.

Con loro sono stati incriminati Oemis Romagoza Durruthy, cittadino cubano di 35 anni residente in Russia e considerato un importante coordinatore logistico; Yaidel Delgado Suarez, cubano di 35 anni soprannominato “Viking”, indicato come uno dei principali reclutatori; e Angel Eduardo Castro, venezuelano di 22 anni.

Tutti e cinque sono accusati di aver partecipato a una cospirazione finalizzata al finanziamento di attività terroristiche, reato per il quale la legge americana prevede una pena massima di vent’anni di carcere. Yuri Khrameev, Delgado Suarez e Castro devono rispondere anche di cospirazione per commettere un omicidio su commissione, punibile con una pena massima di dieci anni.

Secondo il Dipartimento di Giustizia, la rete sarebbe operativa almeno dal 2024 e avrebbe progettato, finanziato o realizzato azioni violente in diversi Paesi. I principali bersagli sarebbero stati inizialmente dissidenti e disertori russi; successivamente l’attività sarebbe stata estesa anche alle nazioni europee considerate sostenitrici dell’Ucraina.

Il progetto per uccidere un dissidente a Washington

Il caso più recente riguarda un importante dissidente russo che i componenti della rete ritenevano residente nell’area di Washington. La sua identità non è stata resa pubblica.

Un cittadino venezuelano residente negli Stati Uniti sarebbe stato incaricato di raggiungere due luoghi collegati alla vittima, osservare gli spostamenti e realizzare fotografie e filmati. Per questa prima fase di sorveglianza gli sarebbero stati promessi compensi compresi tra 1.000 e 1.500 dollari.

Dopo aver ricevuto il materiale, i presunti organizzatori avrebbero offerto allo stesso uomo 40.000 dollari per “eliminare” o far “scomparire” il dissidente. L’uomo avrebbe rifiutato di commettere personalmente l’omicidio e gli sarebbe stato chiesto se conoscesse qualcun altro disposto a “fare il lavoro”.

Secondo l’accusa, i reclutatori avrebbero successivamente cercato altre persone negli Stati Uniti, prospettando somme consistenti per sorvegliare e colpire ulteriori obiettivi.

L’FBI sostiene di essere riuscita a interrompere il progetto, impedendo che l’omicidio venisse portato a compimento. Non sono stati però divulgati tutti i particolari dell’operazione investigativa, anche per proteggere le persone coinvolte.

Duecento dollari per fotografare un obiettivo in Lituania

Un secondo episodio, avvenuto nel 2025, permette di comprendere meglio il funzionamento della presunta rete. Un cittadino statunitense sarebbe stato incaricato di raggiungere l’abitazione di una persona residente in Lituania, descritta dai reclutatori come un avversario della Russia, e di fotografare l’edificio.

Per questo primo incarico gli sarebbero stati promessi appena 200 dollari. Dopo la consegna delle immagini, il collaboratore sarebbe stato messo in contatto con Yuri Khrameev, il quale gli avrebbe offerto circa 25.000 dollari per uccidere la persona sorvegliata.

Nel documento giudiziario vengono riportate anche alcune delle modalità ipotizzate: l’aggressione con un coltello oppure l’utilizzo di una bottiglia incendiaria. Quando il reclutato si sarebbe rifiutato di commettere l’omicidio, gli sarebbero stati proposti incarichi considerati “più semplici”, come incendiare un magazzino, colpire depositi di beni o alimenti e lanciare una bottiglia incendiaria contro una sottostazione elettrica.

Lo scopo dichiarato sarebbe stato quello di danneggiare i Paesi che aiutano l’Ucraina, colpendone le infrastrutture e alimentando un clima di insicurezza.

Che cosa significa “spie low cost”

L’espressione “spie low cost” non compare come definizione tecnica nel comunicato del Dipartimento di Giustizia. È una formula utilizzata dai media per descrivere un fenomeno già conosciuto dalle autorità europee: quello dei “disposable agents”, traducibile come “agenti usa e getta”.

Non si tratterebbe di agenti segreti professionisti addestrati a Mosca, ma di comuni cittadini, migranti, persone indebitate, piccoli criminali o giovani in condizioni economiche difficili. Il reclutamento avverrebbe prevalentemente attraverso Telegram, social network, piattaforme per la ricerca di lavoro e forum online.

Gli incarichi iniziali possono apparire relativamente semplici: fotografare un edificio, controllare gli spostamenti di una persona, acquistare una scheda telefonica, ritirare o consegnare un pacco. Il compenso è generalmente contenuto e il reclutato potrebbe non conoscere né il vero committente né la finalità complessiva dell’operazione.

Successivamente le richieste possono diventare più gravi: danneggiamenti, incendi, installazione di apparecchiature, trasporto di materiali pericolosi, sabotaggi e, nei casi più estremi, omicidi. Una volta identificati o arrestati, gli esecutori vengono abbandonati, mentre i reclutatori cercano di rimanere nascosti dietro identità false, intermediari e pagamenti in criptovalute.

L’inchiesta europea sugli “agenti usa e getta”

Quasi contemporaneamente al comunicato americano è stata pubblicata una vasta inchiesta coordinata dall’European Broadcasting Union e realizzata da giornalisti di DW, LRT, RTVE e Česká televize.

Dopo sei mesi di lavoro, l’inchiesta ha ricostruito una rete di reclute che le autorità hanno collegato ad azioni di sabotaggio avvenute tra maggio e settembre 2024 in Repubblica Ceca, Polonia, Romania e Lituania. Secondo gli investigatori di questi Paesi, alcuni collegamenti condurrebbero al GRU, il servizio segreto militare russo.

Tra i possibili obiettivi figuravano un deposito di autobus a Praga e alcune aziende lituane impegnate nella fornitura di attrezzature all’Ucraina. Il Dipartimento di Giustizia americano cita direttamente un’operazione coordinata a Praga nel giugno 2024 e un’altra azione avvenuta in Lituania nel settembre dello stesso anno.

L’indagine giornalistica e il procedimento americano sono distinti, ma descrivono un meccanismo molto simile: una regia composta da uomini legati o ritenuti vicini agli apparati russi e una base di esecutori reclutati nei diversi Paesi, spesso senza una piena consapevolezza della struttura per la quale stanno lavorando.

Non un annuncio di attentati futuri in tutto il mondo

Dire che l’FBI avrebbe annunciato l’imminente arrivo di “spie russe low cost destinate a compiere azioni in tutto il mondo” rischia di alterare il contenuto del comunicato.

Le autorità statunitensi sostengono che la presunta rete abbia progettato e in alcuni casi già realizzato operazioni internazionali, continuando a cercare nuovi collaboratori. Non è stato pubblicato un elenco di futuri attentati, né è stato affermato che azioni violente si verificheranno certamente in ogni parte del mondo.

Rimane però un dato preoccupante: attraverso il reclutamento online è possibile organizzare attività di sorveglianza o sabotaggio a distanza, riducendo i costi, rendendo più difficile individuare i veri mandanti e offrendo agli Stati coinvolti la possibilità di negare qualsiasi responsabilità.

La posizione del Cremlino

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che Mosca non ritiene necessario commentare le accuse fino a quando non verranno presentate prove considerate credibili e fondate. La Russia ha ripetutamente respinto le precedenti contestazioni occidentali relative a operazioni clandestine e omicidi organizzati all’estero.

Il caso deve quindi essere raccontato distinguendo chiaramente tra fatti documentati, dichiarazioni delle autorità e accuse ancora da verificare in sede giudiziaria. Ciò non diminuisce la gravità di quanto emerso, ma permette di comprendere la vera natura della minaccia: non una spettacolare invasione di spie professioniste, bensì una forma di guerra ibrida diffusa, nella quale persone comuni possono essere trasformate, per poche centinaia di dollari, negli strumenti inconsapevoli o consapevoli di operazioni molto più grandi di loro.

Nota: Ricerche effettuate con il supporto dell’intelligenza artificiale, sulla base di fonti istituzionali e internazionali, e sottoposte a verifica e revisione editoriale.

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Geolocalizzazione: Washington D.C., Stati Uniti – Europa

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Descrizione: Una persona non identificabile osserva sul computer una rete di collegamenti internazionali, mentre sulla scrivania sono presenti fotografie di infrastrutture. L’immagine rappresenta simbolicamente il fenomeno delle cosiddette “spie low cost” o degli “agenti usa e getta”.

Crediti: Immagine generata con il supporto dell’intelligenza artificiale.


 

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