“Vaniloquio” di Jorge Luis Borges: la città che nessuna parola può trattenere

Strada deserta al tramonto con un grande specchio appoggiato a un muro, nel quale la città appare riflessa da una prospettiva e in un tempo differenti.
Una città in continuo mutamento si riflette nello specchio del tempo, oltre i limiti delle parole e di una sola immagine.

In “Vaniloquio” Jorge Luis Borges racconta il conflitto tra la realtà e la scrittura, tra una città che cambia continuamente e il desiderio del poeta di fissarla in un verso capace di resistere al tempo. Buenos Aires non è soltanto lo spazio nel quale egli vive: è una presenza interiore, un poema ancora incompiuto che sfugge alle parole proprio mentre sembra sul punto di lasciarsi comprendere.

Pier Carlo Lava

La città vive dentro il poeta, ma non può essere interamente trasformata in poesia. Fin dai primi versi emerge una delle grandi tensioni della scrittura di Jorge Luis Borges: la volontà di dare una forma stabile all’esperienza e, insieme, la consapevolezza che la vita sia sempre più rapida, complessa e mutevole del linguaggio incaricato di raccontarla.

Il poeta riesce a salvare soltanto alcuni versi. Tutto il resto rimane fuori, mentre la vita continua ad avanzare sul tempo e occupa l’anima con la forza del timore. Scrivere diventa così un tentativo di inseguire qualcosa che, nel momento stesso in cui viene osservato, ha già cominciato a trasformarsi.

In questa prospettiva assume un significato particolare l’immagine dello specchio stanco, incapace di riposare in una sola figura. Lo specchio riflette ciò che gli passa davanti, ma non può conservare nessuna immagine. Allo stesso modo il poeta vede la città, la riconosce e cerca di trattenerla, sapendo però che ogni rappresentazione sarà provvisoria.

La città di Borges non possiede un volto definitivo. Cambiano le strade, le case, i crepuscoli e lo stesso sguardo di chi le osserva. Ogni immagine è destinata a essere sostituita da quella successiva. Lo specchio diventa quindi la metafora non soltanto della poesia, ma anche della memoria e dell’identità: entrambe tentano di custodire ciò che il tempo continua a modificare.

Al centro della composizione compare una domanda decisiva: perché ostinarsi a costruire un verso limpido e doloroso, diritto come una lancia conficcata nel tempo, se la strada e la casa del poeta saranno già diverse il giorno seguente?

Il verso è immaginato come un’arma capace di opporsi al trascorrere delle cose. La sua verticalità contrasta con il movimento inarrestabile del tempo: il poeta vorrebbe fissare l’istante, ma la realtà rifiuta di lasciarsi imprigionare nei simboli verbali. La strada e la dimora possiedono una vita autonoma e domani annunceranno una nuova identità.

Il titolo “Vaniloquio” contiene allora una sottile e amara autocritica. Il poeta teme che il proprio discorso possa risultare vano di fronte alla ricchezza del mondo. Eppure proprio da questa dichiarata insufficienza nasce la poesia: Borges trasforma l’impossibilità di trattenere la città in una delle immagini più efficaci del suo continuo mutamento.

L’immagine conclusiva della bocca non ancora baciata restituisce alla novità della città una dimensione intima e sensuale. Ciò che non è stato ancora conosciuto conserva la propria promessa. Il domani non rappresenta soltanto la perdita di quanto esiste oggi, ma anche la possibilità di una nuova scoperta.

“Vaniloquio” è dunque una poesia sul limite delle parole, ma non sulla loro inutilità. Borges sa che nessun verso potrà contenere interamente la città e fermare il tempo. Continua tuttavia a scrivere, perché proprio quel tentativo destinato a rimanere incompleto permette alla realtà di sopravvivere almeno come emozione, memoria e mistero.

Nota bibliografica: “Vanilocuencia” appartiene originariamente a Fervor de Buenos Aires (1923). In Italia è presente in Carme presunto e altre poesie, con introduzione e traduzione di Umberto Cianciòlo. Prima di riprodurre integralmente la poesia è opportuno verificare il testo direttamente sull’edizione pubblicata, poiché la versione circolante riportata nel post presenta modifiche e traduzioni non corrispondenti.

GEO: Buenos Aires, Argentina, America meridionale.

Per approfondire è possibile consultare la documentazione del Borges Center dell’Università di Pittsburgh su “Fervor de Buenos Aires” e la scheda bibliografica italiana di “Carme presunto e altre poesie”, con introduzione e traduzione di Umberto Cianciòlo.

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