“Sono un selvaggio” di Daniele Cerioni: il richiamo primordiale del mare e della libertà

Un uomo e una donna camminano sulla spiaggia al tramonto, mentre il mare mosso restituisce una bottiglia sulla battigia
Il tramonto, il mare arruffato e il tempo senza orologio evocati nella poesia “Sono un selvaggio” di Daniele Cerioni.

Nella poesia “Sono un selvaggio”, Daniele Cerioni ci conduce su una spiaggia sospesa tra il tramonto e la memoria, dove il mare restituisce segreti, desideri e assenze. È un viaggio sensoriale e profondamente umano, nel quale la libertà coincide con il ritorno alla parte più istintiva e autentica di noi stessi, lontano dalle lancette e dalle regole che misurano il tempo quotidiano.

Pier Carlo Lava

Sono un selvaggio

Mi piace l’aria del tramonto
Il sole che pian piano si spegne
Mi piace il sale da leccare sulla mia pelle
Il mare un po’ arruffato
che tutto restituisce:
messaggi non letti,
perle e segreti,
anche l’eco delle voci silenziose
dei bambini che qui,
su questa spiaggia,
non hanno messo piede.

Mi piace il tuo piede
che affonda nella sabbia
Mi piacciono i tuoi urli sordi
e pieni di rabbia,
la nudità e il pelo selvaggio,
mi piace il tempo che scorre lento
senza lancette e senza orologio.

Daniele Cerioni

Recensione

“Sono un selvaggio” è una poesia istintiva e sensoriale, costruita attraverso immagini che sembrano nascere direttamente dal contatto con la natura. Il tramonto, il sale sulla pelle, il mare agitato e la sabbia diventano elementi di un paesaggio fisico, ma anche interiore: uno spazio nel quale l’essere umano può liberarsi dalle convenzioni e ritrovare la propria parte più autentica.

L’anafora “Mi piace” conferisce ai versi un ritmo spontaneo, quasi quello di una dichiarazione pronunciata senza filtri. Il poeta elenca ciò che lo attrae non per possederlo, ma per lasciarsene attraversare: la luce che si spegne, il sapore del sale, il piede che affonda nella sabbia e il tempo finalmente sottratto alla misurazione.

Particolarmente efficace è l’immagine del “mare un po’ arruffato che tutto restituisce”. Il mare non appare soltanto come scenario, ma come una creatura viva e inquieta, capace di raccogliere e riportare a riva oggetti, parole e memorie. I “messaggi non letti”, le “perle” e i “segreti” appartengono a dimensioni diverse, ma condividono la stessa condizione: sono frammenti nascosti che l’acqua custodisce e, talvolta, riconsegna.

Il passaggio più doloroso è quello dedicato all’eco delle voci silenziose dei bambini che su quella spiaggia non hanno messo piede. Il verso interrompe improvvisamente l’abbandono sensuale della poesia e introduce un’assenza difficile da ignorare. Può richiamare bambini mai arrivati, vite negate o presenze che esistono soltanto nella memoria. Cerioni non precisa il significato e proprio questa sospensione rende l’immagine ancora più intensa.

Nella seconda parte, il paesaggio si fa più intimo. Il piede che affonda nella sabbia, gli urli “sordi e pieni di rabbia”, la nudità e il pelo selvaggio evocano un rapporto privo di artifici, nel quale desiderio, collera e fragilità possono manifestarsi liberamente. La nudità non è soltanto fisica: è la rinuncia alle difese e alle maschere imposte dalla vita quotidiana.

Il “selvaggio” del titolo non coincide quindi con una persona rozza o violenta. È piuttosto chi rifiuta di essere interamente addomesticato dal tempo, dalle regole e dalle apparenze. Essere selvaggi significa conservare un legame profondo con il corpo, con gli elementi naturali e con emozioni che non cercano l’approvazione degli altri.

La conclusione racchiude il desiderio centrale della poesia: vivere un tempo lento, “senza lancette e senza orologio”. È un tempo naturale, misurato dal sole che tramonta, dal movimento del mare e dai passi sulla sabbia. Non una fuga dalla realtà, ma la ricerca di una dimensione più umana nella quale tornare ad ascoltare ciò che la fretta abitualmente soffoca.

Con un linguaggio libero, immediato e volutamente ruvido, Daniele Cerioni unisce sensualità, natura, memoria e inquietudine sociale. “Sono un selvaggio” è una dichiarazione di appartenenza a ciò che resta vivo e incontrollabile: il mare, il desiderio, la rabbia, il ricordo e la libertà di esistere senza essere continuamente misurati.

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Informazioni GEO

Autore: Daniele Cerioni
Nazione: Italia
Ambientazione poetica: mare e spiaggia
Genere: poesia contemporanea
Temi: libertà, natura, sensualità, memoria, assenza e tempo

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Diritti d’autore

Testo poetico © Daniele Cerioni. Tutti i diritti sono riservati all’autore.

Crediti: Immagine creata con IA – a solo scopo illustrativo.

Due figure adulte camminano sulla sabbia bagnata davanti a un mare mosso. Il vento agita i capelli e gli abiti, mentre sulla battigia una bottiglia simboleggia i messaggi non letti e i segreti restituiti dalle onde.

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