Alessandria, quando chiude un negozio si spegne un pezzo di città: il centro tra desertificazione commerciale, anziani e sicurezza

Una donna anziana con il carrello della spesa percorre una strada con diversi negozi chiusi e una sola attività ancora illuminata.
La progressiva chiusura dei negozi di prossimità riduce i servizi disponibili per i residenti e rende le strade meno frequentate e illuminate.

Una serranda abbassata non rappresenta soltanto un’attività che interrompe il proprio lavoro. Significa perdere un servizio, una vetrina illuminata, una presenza quotidiana e spesso anche un luogo di relazione. Nel centro di Alessandria la progressiva riduzione dei negozi tradizionali sta diventando un problema economico, sociale e urbano che non può più essere considerato una semplice e inevitabile conseguenza del mercato.

Pier Carlo Lava

Una trasformazione confermata dai numeri

La percezione di un centro progressivamente impoverito di attività commerciali trova conferma nei dati. Secondo un’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio richiamata nel marzo 2026 dal Consiglio regionale del Piemonte, tra il 2012 e il 2024 il Comune di Alessandria ha perso il 31,1% dei negozi al dettaglio. In poco più di un decennio è dunque scomparso quasi un esercizio commerciale su tre. Consiglio regionale del Piemonte – Commercio di vicinato ad Alessandria

Il fenomeno non riguarda soltanto Alessandria. A livello nazionale, tra il 2012 e il 2024 sono scomparsi quasi 118 mila negozi in sede fissa, mentre il commercio effettuato attraverso Internet e altri canali a distanza è più che raddoppiato. Particolarmente colpiti risultano l’abbigliamento e le calzature, i mobili e le ferramenta, gli articoli culturali e ricreativi e i prodotti per la casa. Confcommercio – Città e demografia d’impresa

Le cause sono diverse e si sono sommate nel tempo. Prima è arrivata l’espansione della grande distribuzione, con supermercati, ipermercati e medie superfici capaci di offrire assortimenti molto ampi, parcheggi, orari prolungati e promozioni continue. Successivamente la crescita dell’e-commerce ha modificato ulteriormente le abitudini delle famiglie, rendendo possibile confrontare i prezzi e ricevere quasi ogni genere di prodotto direttamente a casa.

A questi due grandi cambiamenti si sono aggiunti l’aumento dei costi energetici e gestionali, la pressione fiscale, le difficoltà di accesso al credito, il mancato ricambio generazionale e la progressiva riduzione dei margini. Molti negozi vengono chiusi perché il titolare raggiunge l’età della pensione e non trova un familiare o un giovane imprenditore disposto a proseguire l’attività assumendosi costi e rischi elevati.

Non si tratta di demonizzare i supermercati o gli acquisti online, che offrono comodità, convenienza, possibilità di scelta e occupazione. Il problema nasce quando il loro sviluppo non viene accompagnato da una politica capace di conservare una rete minima di commercio di prossimità. Ad Alessandria l’apertura, il trasferimento e l’ampliamento delle medie e grandi strutture sono soggetti ad autorizzazione. Sarebbe quindi opportuno valutare ogni nuovo insediamento non soltanto in base alla viabilità e ai posti di lavoro promessi, ma anche considerando le conseguenze sulla rete commerciale esistente, sui quartieri e sull’accessibilità dei servizi essenziali. Comune di Alessandria – Medie e grandi strutture di vendita

Il peso degli affitti e le difficoltà dei piccoli punti vendita

Un altro fattore decisivo è rappresentato dagli affitti dei locali commerciali. I negozi tradizionali presenti nel centro di Alessandria sono spesso di dimensioni contenute e, proprio per questo, non possono sviluppare gli stessi volumi di vendita delle grandi superfici. Quando il fatturato diminuisce a causa della concorrenza delle catene e del commercio elettronico, un canone elevato può diventare insostenibile.

Nelle posizioni più richieste del centro, tra corso Roma e piazzetta della Lega, una ricostruzione pubblicata nell’aprile 2026 indicava canoni compresi tra 22 e 35 euro mensili al metro quadrato, con richieste capaci di raggiungere i 2.500 euro al mese per spazi di 50-70 metri quadrati. Nelle vie limitrofe i valori risultano più contenuti, ma anche un affitto mensile compreso tra 600 e 900 euro può diventare pesante per una piccola attività con un volume d’affari limitato e margini sempre più ridotti. La Stampa – Affitti e locali commerciali nel centro di Alessandria

Il proprietario ha naturalmente diritto a ottenere una giusta remunerazione dal proprio immobile. Tuttavia, quando il canone rimane scollegato dalle reali potenzialità economiche del locale, il risultato può essere un’attività che chiude e uno spazio che resta inutilizzato per mesi o anni. Alla fine perdono entrambi: il commerciante abbandona il mercato e il proprietario non riceve più alcun affitto.

Sarebbe quindi utile promuovere un accordo tra Comune, associazioni dei proprietari e rappresentanze dei commercianti per favorire canoni progressivi, ridotti nei primi anni e adeguati gradualmente alla crescita dell’impresa. Eventuali agevolazioni comunali, compatibilmente con le possibilità di bilancio e con la normativa, potrebbero essere riservate ai proprietari che accettano affitti sostenibili o concedono locali inutilizzati a nuove attività, artigiani, giovani imprenditori e progetti temporanei.

Il centro conta oltre 25 mila residenti e migliaia di anziani

Il problema assume un peso ancora maggiore osservando i dati demografici. Il centro non è soltanto il luogo dello shopping, del passeggio o degli uffici: è il quartiere più popoloso della città. Al 30 giugno 2026 contava 25.574 residenti, più di un quarto dei 95.332 abitanti complessivi di Alessandria. La stima di 20-21 mila persone risulta quindi persino prudente. Ufficio Statistica del Comune di Alessandria – Residenti per quartiere

I dati comunali riferiti al marzo 2026 indicano nel bacino territoriale del Centro 5.685 persone con almeno 66 anni, delle quali 1.831 hanno superato gli 80 anni. Dietro questi numeri ci sono molti cittadini autonomi e attivi, ma anche persone sole, con difficoltà motorie o prive di una rete familiare vicina. Comune di Alessandria – Residenti per territorio e fascia d’età.

Per queste persone la scomparsa di un piccolo negozio alimentare, di un panificio, di una ferramenta, di una merceria o di un punto vendita di prodotti per la casa non rappresenta un semplice cambiamento commerciale. Può trasformarsi in un ostacolo concreto alla vita quotidiana. Chi non guida, cammina con difficoltà o non dispone di familiari deve percorrere distanze maggiori, utilizzare mezzi pubblici oppure dipendere dall’aiuto di parenti, vicini e amici.

Le consegne a domicilio offerte dalle grandi catene possono essere utili, ma presuppongono spesso l’impiego di siti, applicazioni, carte elettroniche e procedure con cui una parte della popolazione anziana non ha familiarità. La risposta alla scomparsa dei negozi non può quindi essere esclusivamente digitale, perché si rischierebbe di aggravare l’esclusione proprio delle persone più fragili.

Un aiuto sul territorio esiste. Auser Alessandria dichiara di offrire accompagnamento sociale, consegna della spesa e dei farmaci e assistenza per commissioni, visite, uffici postali e pratiche quotidiane. Il servizio può essere richiesto telefonando con alcuni giorni di anticipo al numero 0131 308231, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12. Auser territoriale Asti-Alessandria – Accompagnamento sociale

È una presenza importante, ma il volontariato non può sostenere da solo una trasformazione urbana di queste dimensioni. Servirebbe una rete stabile tra Comune, Cissaca, Garante dei diritti degli anziani, associazioni, farmacie e negozi aderenti, con un numero telefonico unico attraverso il quale ordinare i prodotti e richiedere una consegna. Il sistema dovrebbe funzionare anche senza applicazioni e senza Internet, proprio per raggiungere chi rischia maggiormente l’isolamento.

Quando si spengono le vetrine le strade appaiono più insicure

La chiusura dei negozi produce anche una conseguenza meno immediatamente misurabile, ma chiaramente percepibile: le strade diventano più buie e meno frequentate. Sarebbe scorretto affermare che ogni serranda abbassata determini automaticamente un aumento dei reati, ma è evidente che vetrine accese, commercianti, clienti e movimenti serali contribuiscono alla sorveglianza spontanea degli spazi pubblici e alla percezione di sicurezza.

Il problema diventa particolarmente visibile durante l’inverno, quando fa buio nel tardo pomeriggio. Una strada con numerose vetrine spente appare meno accogliente e più insicura, soprattutto per una persona anziana o per chi rientra a casa da solo. Confesercenti Alessandria ha definito le botteghe cittadine non soltanto un valore economico e sociale, ma anche un presidio fondamentale per la vivibilità e la sicurezza. Confesercenti Alessandria – Scegli le botteghe della tua città

Per questo motivo la desertificazione commerciale non può essere separata dalle politiche per l’illuminazione, il decoro e la sicurezza urbana. In attesa di trovare nuovi utilizzatori, le vetrine vuote potrebbero ospitare esposizioni artistiche, fotografie della storia cittadina, lavori delle scuole o installazioni illuminate. Non sarebbe una soluzione economica definitiva, ma permetterebbe di evitare l’immagine di abbandono prodotta da locali oscuri e trascurati.

Il negozio tradizionale deve diventare anche digitale

Il commercio di prossimità non può limitarsi ad attendere un ritorno alle abitudini del passato, perché quel mondo non tornerà nelle stesse forme. Deve però evitare anche di arrendersi alla superiorità tecnologica e finanziaria dei grandi concorrenti. Il suo vantaggio rimane la relazione personale, la conoscenza del prodotto, la consulenza, la fiducia e la capacità di risolvere rapidamente un problema. A queste qualità devono essere aggiunti gli strumenti del presente.

Essere presenti sui social, aggiornare correttamente la scheda dell’attività sui motori di ricerca, utilizzare WhatsApp per ordini e prenotazioni, mostrare prodotti e novità attraverso fotografie curate, offrire consegne locali e permettere il ritiro in negozio non significa trasformarsi in Amazon. Significa utilizzare il digitale per portare le persone dentro il punto vendita e mantenere il rapporto con chi non può raggiungerlo.

Una ricerca di Confcommercio Lombardia ha rilevato che un’impresa su due tra quelle intervistate ha aumentato i volumi di vendita attraverso l’e-commerce e che quattro su dieci hanno acquisito nuovi clienti grazie a siti e social. È un’indicazione proveniente da un altro territorio e non direttamente riferita ad Alessandria, ma mostra le potenzialità di una strategia che unisca negozio fisico e comunicazione digitale. Confcommercio – Il digitale come opportunità per i negozi

Per molte piccole attività, tuttavia, realizzare autonomamente un sito di vendita, gestire campagne pubblicitarie, organizzare le consegne e produrre contenuti di qualità è troppo costoso. Da qui nasce l’esigenza di recuperare, in una forma moderna, il principio dei gruppi d’acquisto, dei consorzi e delle cooperative tra commercianti.

Il modello di Conad, Sigma e Crai

L’idea di unire le forze non è nuova. Nel settore alimentare esperienze come Conad, Sigma e Crai hanno dimostrato che commercianti indipendenti possono associarsi, mantenendo la proprietà e la gestione dei singoli punti vendita ma condividendo acquisti, logistica, promozioni, prodotti a marchio, tecnologie e servizi amministrativi.

Conad, il cui nome significa Consorzio Nazionale Dettaglianti, nacque nel 1962 proprio per permettere ai piccoli commercianti di organizzare insieme i rifornimenti e gli acquisti di prodotti alimentari e beni di consumo. Le cooperative territoriali offrono oggi ai soci servizi commerciali, logistici, finanziari e amministrativi, mentre ogni imprenditore continua a gestire il proprio punto vendita. Conad – Il modello organizzativo

Anche Sigma, oggi inserita nella cooperativa D.IT–Distribuzione Italiana, e Crai si fondano sulla collaborazione tra imprenditori della distribuzione e sulla condivisione di servizi che il singolo dettagliante difficilmente potrebbe sostenere da solo. D.IT gestisce, tra l’altro, attività commerciali e di marketing, prodotti a marchio e servizi destinati alle imprese associate. D.IT–Distribuzione ItalianaCrai

Un modello identico non potrebbe essere trasferito automaticamente a negozi appartenenti a settori molto diversi, ma il principio rimane valido. Le attività del centro di Alessandria potrebbero costituire un consorzio locale multisettoriale per gestire insieme comunicazione, campagne sui social, commercio elettronico, consegne a domicilio, buoni acquisto cittadini, programmi fedeltà e acquisti collettivi di energia, imballaggi e servizi tecnologici.

Si potrebbe realizzare un unico portale del commercio alessandrino nel quale trovare prodotti alimentari, abbigliamento, calzature, libri, articoli per la casa e servizi. Il cliente potrebbe acquistare online, ritirare in negozio oppure chiedere una consegna a domicilio. Per le persone anziane dovrebbe essere disponibile anche l’ordinazione telefonica, senza obbligo di utilizzare applicazioni o pagamenti digitali.

Ogni commerciante conserverebbe la propria identità, la propria insegna e la propria autonomia, ottenendo però una forza contrattuale e una capacità promozionale molto superiori. Un servizio comune potrebbe inoltre occuparsi delle fotografie, dei video, dei cataloghi, delle campagne pubblicitarie e della gestione quotidiana dei social, liberando il singolo negoziante da attività per le quali spesso non dispone di tempo o competenze specifiche.

Alessandria non parte da zero. Sono presenti Confcommercio, Confesercenti, il Distretto Urbano del Commercio e diverse associazioni territoriali di commercianti. La Regione Piemonte considera proprio i Distretti del commercio lo strumento principale per contrastare la desertificazione e finanziare progetti di rigenerazione urbana. Queste realtà potrebbero diventare la base di un vero “centro commerciale naturale”, capace di offrire servizi comuni senza cancellare l’identità delle singole botteghe.

Non esiste una soluzione unica e non tutti i negozi potranno essere salvati. Ma accettare passivamente la scomparsa del commercio di prossimità significa lasciare che il centro perda progressivamente funzioni, relazioni e sicurezza. Il negozio tradizionale deve innovarsi, i proprietari devono considerare la sostenibilità degli affitti, le istituzioni devono valutare l’equilibrio tra piccola e grande distribuzione e i cittadini devono essere consapevoli che ogni acquisto è anche una scelta sul futuro della propria città.

Quando una bottega chiude non si perde soltanto un’insegna. Si spegne una luce, scompare un servizio e diventa un po’ più difficile, soprattutto per chi è anziano o vive solo, continuare ad abitare il centro di Alessandria.

GEO: Alessandria, centro storico, provincia di Alessandria, Piemonte, Italia. Coordinate geografiche indicative: 44.9133° N, 8.6200° E.

Fonti e approfondimenti: Ufficio Statistica del Comune di AlessandriaConsiglio regionale del PiemonteConfcommercioAuser AlessandriaComune di Alessandria: medie e grandi strutture di vendita.

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Nota sull’intelligenza artificiale: L’intelligenza artificiale è stata utilizzata come supporto alla ricerca, all’organizzazione delle informazioni. Contenuti, revisione del testo e impostazione editoriale sono stati definiti e verificati dall’autore.

Dicitura: Immagine creata con IA – a solo scopo illustrativo. La scena non riproduce una strada o un’attività commerciale reale.

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