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| La chiusura delle filiali bancarie colpisce soprattutto anziani, imprese e abitanti dei piccoli comuni. |
Pier Carlo Lava
Il fenomeno emerge dal XVI rapporto dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria, curato dalla Fondazione Fiba di First Cisl sui dati di Banca d’Italia, Istat ed Eurostat, aggiornati al 30 giugno 2026. First Cisl è la federazione della CISL che rappresenta i lavoratori del settore bancario e assicurativo.
In Italia restano 19.016 filiali
Dall’inizio dell’anno il numero complessivo degli sportelli bancari italiani è sceso da 19.142 a 19.016. Nello stesso periodo altri nove comuni hanno perso l’ultima filiale rimasta sul proprio territorio.
Sono ormai 4.896.822 gli italiani residenti in comuni completamente privi di sportelli, ai quali si aggiungono 6.593.109 persone che vivono in territori dove è rimasta una sola filiale. Complessivamente, quindi, quasi 11,5 milioni di cittadini non hanno una banca nel proprio comune oppure rischiano di perderla alla prossima chiusura.
Il problema coinvolge anche il sistema produttivo. Nei primi sei mesi del 2026 è aumentato di 640 unità il numero delle imprese con sede nei comuni totalmente desertificati. Per una piccola attività commerciale, artigiana o agricola, la scomparsa della banca significa spesso maggiori difficoltà nel depositare gli incassi, ottenere consulenza o instaurare un rapporto diretto per l’accesso al credito.
Piemonte, due comuni su tre senza banca
La situazione piemontese è tra le più pesanti d’Italia. Il 65,9% dei comuni della regione non possiede più alcuno sportello bancario, mentre un altro 18% può contare su una sola filiale. In pratica, quasi l’84% dei municipi piemontesi è già desertificato oppure si trova a un passo dal diventarlo.
Circa 669.000 piemontesi vivono in comuni senza banca e altri 485.000 in località dove è rimasto un unico sportello. Oltre un milione di persone si trova quindi in una condizione di accesso limitato ai servizi bancari tradizionali.
Cisl Piemonte e First Cisl Piemonte–Valle d’Aosta hanno sottolineato che dietro queste cifre non ci sono soltanto statistiche, ma cittadini e imprese sempre più isolati, privati di un interlocutore al quale rivolgersi per amministrare i risparmi, chiedere un mutuo o presentare un progetto imprenditoriale.
Alessandria al 102º posto su 110 province
Per misurare il fenomeno, l’Osservatorio ha elaborato l’Indicatore di desertificazione provinciale, che prende in considerazione il numero dei comuni senza filiali o con un solo sportello, la popolazione coinvolta, le imprese e l’estensione territoriale.
In questa graduatoria Alessandria occupa il 102º posto su 110 province, collocandosi tra le realtà maggiormente desertificate d’Italia. Peggio dell’Alessandrino si trovano soltanto poche province, prevalentemente meridionali o caratterizzate da territori montani e da una forte frammentazione comunale.
Secondo i dati locali riportati da La Stampa, in provincia di Alessandria sono ormai 149 i comuni senza alcuna filiale bancaria: quasi otto comuni su dieci. Nel solo 2025 altri quattro centri hanno perso il servizio, tra i quali Solero. La chiusura dell’ultimo sportello non rappresenta una semplice riorganizzazione aziendale: costringe gli abitanti a spostarsi, spesso per diversi chilometri, anche per operazioni relativamente semplici.
Il digitale non può essere l’unica risposta
Le banche giustificano frequentemente la riduzione della rete fisica con la crescente diffusione delle applicazioni e dei servizi online. L’internet banking è certamente utile e ha reso più rapide molte operazioni, ma non tutti possiedono le competenze, gli strumenti o la connessione necessari per utilizzarlo in sicurezza.
In Italia usa i servizi bancari digitali il 56,37% della popolazione, contro una media europea del 69,7%. Tra le persone di età compresa tra 65 e 74 anni la percentuale italiana scende al 36,7%.
Particolarmente significativo è il confronto con la Francia: nonostante l’internet banking sia utilizzato dal 78,3% della popolazione, il Paese mantiene 48 sportelli ogni 100.000 abitanti, contro i 32 dell’Italia. La digitalizzazione, quindi, non rende inevitabile la chiusura delle filiali: incidono soprattutto le strategie industriali adottate dagli istituti per ridurre personale, affitti e costi di gestione.
Anziani e piccoli imprenditori pagano il prezzo più alto
Le persone anziane sono le più esposte. Un’applicazione non sempre può sostituire il rapporto con un impiegato capace di spiegare un’operazione, riconoscere un tentativo di truffa o aiutare un cliente nella gestione dei propri risparmi.
Anche commercianti, agricoltori, professionisti e piccoli artigiani hanno bisogno di un sistema bancario vicino al territorio. Quando scompare la filiale, si indebolisce anche la conoscenza diretta dell’economia locale. Le decisioni sul credito vengono trasferite in centri lontani e affidate sempre più spesso a procedure standardizzate e algoritmi.
La tecnologia può migliorare i servizi, ma non dovrebbe trasformarsi in un alibi per abbandonare intere comunità.
Serve un impegno delle banche e delle istituzioni
Per arginare la desertificazione bancaria occorrono accordi tra istituti di credito, Regione, Province e piccoli comuni. Tra le possibili soluzioni ci sono sportelli condivisi tra più banche, filiali mobili, presidi aperti alcuni giorni alla settimana, punti di assistenza digitale e corsi gratuiti rivolti soprattutto agli anziani.
È necessario inoltre valutare l’impatto sociale delle chiusure prima che vengano adottate, coinvolgendo amministrazioni locali e rappresentanze sindacali.
Una banca non è soltanto un luogo nel quale prelevare denaro. È un presidio economico, un punto di relazione e, soprattutto nei piccoli centri, una parte essenziale della vita della comunità. Quando chiude l’ultima filiale, il territorio perde un altro servizio e aumenta la distanza tra chi vive nelle città e chi continua ad abitare nei paesi.
Il rischio è che alla desertificazione bancaria si aggiungano quella commerciale, sanitaria e demografica, alimentando un circolo vizioso che rende sempre più difficile vivere e lavorare nelle aree interne.
Fonti: XVI rapporto della Fondazione Fiba di First Cisl, approfondimento di First Cisl sul Piemonte, dati sulla provincia di Alessandria – La Stampa.
GEO: Alessandria, Piemonte, Italia
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Crediti: Immagine creata con IA – a solo scopo illustrativo. La scena e la persona raffigurata sono di fantasia.
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