“Soffia alto il vento” di Rosalba Di Giacomo: ritrovare l’azzurro sulla giostra dei giorni

Antica giostra arrugginita con cavalli di legno, nastri mossi dal vento e un luminoso cielo azzurro.
La “giostra arrugginita dei giorni” conserva, sotto il vento e l’azzurro, la possibilità di ritrovare un nuovo e immacolato stupore.

Il vento può scuotere il cielo, sciogliere la ruggine della quotidianità e restituirci almeno una parte dello stupore perduto? In Soffia alto il vento, Rosalba Di Giacomo affida agli elementi naturali, ai colori e ai profumi dell’infanzia il desiderio di una possibile rinascita. L’azzurro non è soltanto il colore del cielo: diventa una forma di protezione, una promessa di purezza e uno spazio nel quale tornare a guardare il mondo con occhi nuovi.

Pier Carlo Lava

SOFFIA ALTO IL VENTO

di Rosalba Di Giacomo

Soffia alto il vento
e annoda lembi di cielo
rendendolo concavo
come una mano dischiusa.

Restano, in un angolo
delle mani giunte in preghiera
orli di azzurro sfrangiati.

Forse un vento più forte
potrebbe coprirci tutti d’azzurro
donando alla giostra arrugginita dei giorni
nuovo immacolato stupore.

Dolce odore di cannella
e di zucchero filato
vagano nell’aria.

Saranno, forse, reminiscenze
di antico candore.

Rosalba Di Giacomo

Copyright – Legge sulla proprietà intellettuale n. 633 del 22.04.1941.

Il vento che annoda il cielo

La poesia si apre con un’immagine di grande efficacia: il vento non disperde le nuvole, ma “annoda lembi di cielo”. Un elemento normalmente associato al movimento e alla separazione assume così una funzione opposta: riunisce ciò che appariva diviso, ricuce simbolicamente le fratture e conferisce al cielo una forma nuova.

Il cielo diventa concavo “come una mano dischiusa”. La similitudine trasforma lo spazio infinito in qualcosa di umano e vicino. La mano aperta può accogliere, offrire, proteggere o chiedere: è un gesto sospeso, disponibile all’incontro e alla speranza.

Subito dopo compaiono le mani giunte in preghiera e gli “orli di azzurro sfrangiati”. L’azzurro non è uniforme né intatto; rimane in frammenti, come una stoffa consumata dal tempo. Eppure, anche se ridotto a pochi lembi, quel colore continua a rappresentare una possibilità di luce.

La giostra arrugginita dei giorni

Il centro emotivo del componimento è racchiuso nella metafora della “giostra arrugginita dei giorni”. La vita quotidiana appare come un movimento circolare che continua a ripetersi, ma che ha perduto brillantezza, leggerezza e musica.

La giostra appartiene tradizionalmente al mondo dell’infanzia e della festa. Qui, però, è arrugginita: continua forse a girare, ma porta i segni dell’abitudine, della stanchezza e delle disillusioni accumulate. È l’immagine di un’esistenza che procede senza riuscire più a sorprendere.

La poetessa non invoca un cambiamento violento, ma un vento ancora più forte, capace di coprire tutti d’azzurro. Il desiderio assume una dimensione collettiva: non riguarda soltanto l’io poetico, ma l’intera umanità. Quel “coprirci tutti” esprime la speranza di una rinascita condivisa, di una purezza che non escluda nessuno.

L’espressione “immacolato stupore” indica la capacità di osservare la realtà senza il peso delle esperienze negative. Non significa dimenticare ciò che è stato, ma tornare a meravigliarsi nonostante la ruggine. Lo stupore diventa una forma di resistenza contro l’inaridimento della vita.

Cannella, zucchero filato e memoria

Nella parte conclusiva la poesia abbandona la dimensione visiva dell’azzurro e si affida all’olfatto. Nell’aria vagano il profumo della cannella e quello dello zucchero filato: odori dolci, caldi e immediatamente legati alle feste, alle fiere e ai ricordi dell’infanzia.

Il passato non ritorna attraverso un’immagine precisa, ma attraverso una sensazione. I profumi possiedono la capacità di attraversare gli anni e riaprire improvvisamente luoghi della memoria che sembravano dimenticati.

La cannella richiama il calore domestico; lo zucchero filato riporta alla giostra, quando non era ancora arrugginita e continuava a rappresentare il gioco e la meraviglia. Sono forse, scrive l’autrice, “reminiscenze di antico candore”. La ripetizione di “forse” è importante: la poesia non offre certezze, ma custodisce una speranza.

La possibilità di tornare a stupirsi

Rosalba Di Giacomo costruisce un componimento breve e ricco di immagini, nel quale cielo, mani, vento, giostra e profumi appartengono a un unico percorso interiore. Dalla frammentazione iniziale si passa al desiderio di ricomporre il mondo, sino al riaffiorare di un candore che sembrava perduto.

L’infanzia non viene idealizzata come un luogo nel quale sia possibile ritornare davvero. Sopravvive però nei sensi, nella memoria e nella capacità di riconoscere ancora un profumo nell’aria o un lembo d’azzurro fra le nuvole.

Soffia alto il vento ci ricorda che la giostra dei giorni può arrugginirsi senza smettere definitivamente di girare. Forse basta un vento più forte, o un ricordo inatteso, perché torni a muoversi e ci restituisca almeno per un istante l’antico stupore..

Geolocalizzazione: Italia – poesia italiana contemporanea. 

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